Nel nome di Francesco

di Rai Vaticano | 14 Marzo, 2013

C’è già chi lo paragona a Giovanni XXIII, chi cerca analogie con Giovanni Paolo II, chi differenze con Benedetto XVI. La sorpresa per l’elezione inattesa del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio spinge a cercare le spiegazioni di una elezione, come se la successione al soglio di Pietro dovesse essere sempre razionalmente giustificabile, senza riservare sorprese.

E invece le sorprese sembrano essere la nota di avvio del pontificato: la scelta di questo cardinale in realtà non più giovane – classe 1936 -, la provenienza dall’America Latina segnando anche questo un primato e soprattutto la scelta del nome Francesco che non rappresenta solo un dettaglio ma un impegno per il pontificato. Il nome di battesimo, pronunciato dal protodiacono Tauran, ha reso difficile l’immediata individuazione, il cognome ha riservato una corale sorpresa, mentre il nome che si è imposto ha suscitato un grande entusiasmo.

Francesco, come il santo di Assisi, uno dei più amati e non solo dai credenti, il santo dell’umiltà, della povertà, del dialogo, della coerenza. Quanto basta a far pensare a un pontefice capace di dare un segnale forte sulla Chiesa e sul suo governo, in un momento particolarmente delicato che necessita di grande chiarezza, trasparenza e rinnovato vigore. Seguendo quel percorso di “purificazione” coraggiosamente avviato da papa Benedetto XVI e che deve adesso trovare nuovi attracchi.

Il saluto dalla loggia delle benedizioni ha mostrato un pontefice spontaneo, nonostante la palpabile emozione del momento, richiamando in un certo qual modo quel desiderio di comunicare che abbiamo conosciuto in Giovanni Paolo II. Anche papa Francesco, come Karol Wojtyla, ha fatto un esplicito riferimento alla sua lontana provenienza: “Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo”.

L’umiltà di Francesco è apparsa anche in quell’invito a un cammino comune con il popolo e soprattutto in quel gesto estremamente significativo con cui si è inchinato per raccogliere la preghiera dei fedeli perché il Signore benedica questo nuovo pastore. Ma l’impronta comunicativa del nuovo papa non sembra certo esaurirsi con il primo saluto ai fedeli: le testimonianze di queste primissime ore di pontificato parlano di un papa che preferisce rientrare a Santa Marta (residenza provvisoria in attesa di piccoli interventi all’appartamento nel Palazzo apostolico) non con la vettura ufficiale ma con il pullmino assieme agli altri cardinali, proprio come nel viaggio di andata verso la Cappella Sistina. Un papa che riceve l’atto di omaggio dei cardinali stando in  piedi dinanzi all’altare e non seduto sul seggio come da consuetudine. E ancora un papa che, al termine della cena ringrazia i colleghi del collegio cardinalizio aggiungendo anche un “che Dio vi perdoni per quello che avete fatto”.

Un papa che dopo l’elezione, oltre a ricordare Benedetto XVI chiedendo ai fedeli di pregare per lui, telefona al papa emerito per salutarlo e ringraziarlo. E ancora, all’indomani dell’elezione, la visita alla basilica di Santa Maria Maggiore, gli spostamenti senza corteo di auto e con la scorta ridotta al minimo per una maggiore libertà di movimento e di incontro, il ritiro dei bagagli alla Casa del clero in via della Scrofa dove risiedeva prima del conclave con contestuale pagamento del conto per l’alloggio.

Tutto quanto ne fa un papa vicino alla gente e certamente il suo lungo impegno pastorale aiuta questa spontaneità e impronta comunicativa. Ma il governo della Chiesa ovviamente fa perno su altre logiche e si svolge su piani diversi: a partire dalle nomine per ruoli chiave come la Segreteria di Stato e le diverse Congregazioni e che, per il momento, potrebbero consistere in semplici rinnovi. Poi il nuovo pontificato prenderà via via il largo, giorno dopo giorno.

Per chi ben conosce Jorge Mario Bergoglio sarà un pontificato importante, nel quale non saranno risparmiate energie: “è un grande lavoratore – spiega padre Javier Soteras, direttore di Radio Maria argentina – e sarà il papa della fratellanza”. Nel nome di san Francesco.

Elisabetta Lo Iacono 

Categoria: News, Opinioni e contributi | Inserisci un commento - Leggi i 3 commenti »

Habemus Papam

di Rai Vaticano | 14 Marzo, 2013

“Cum gaudio nuntio vobis habemus papam”, con questa formula antichissima la Chiesa ha dimostrato, dopo duemila anni, la sua vitalità e la sua freschezza. È stato eletto il 265° successore di san Pietro e vicario di Cristo in Terra, il gesuita Jorge Mario Bergoglio, argentino e per la storia sarà papa Francesco. Ieri sera, chi stava in piazza san Pietro o davanti al televisore, ha potuto osservare che cosa significa la Chiesa nella sua eccezione più vera. Si era parlato, sino allo sfinimento sulla stampa mondiale e di ogni schieramento, degli scandali, non solo pedofilia e Ior, ma anche delle lotte intestine al suo interno. Tutto vero, nessuno può chiudere gli occhi davanti a tanta miseria, ma la Chiesa è un’altra cosa.

È quel mare di gente, non solo romani, ma di ogni nazione, che si è riversata, nonostante la pioggia, davanti alla basilica per salutare il nuovo papa, sono quelle migliaia di giovani entusiasti anch’essi accorsi alla festa, sì, una festa, quasi un’epifania per la Chiesa che, oserei dire, si rinnova quando si elegge un nuovo papa. È la manifestazione della vita stessa della Chiesa che come madre partorisce suo figlio il quale, seguendo i disegni di Dio, dovrà poi guidarla.

Jorge Mario Bergoglio viaggia sui mezzi pubblici, vive in un piccolo appartamento alla periferia di Buenos Aires, si cucina da solo, ha venduto molti beni della Chiesa argentina per donare il ricavato ai poveri, queste sono le prime notizie che sono rimbalzate da una parte all’altra del mondo, insomma, un uomo che vive con serenità una vita modesta. Un papa che può insegnare, non solo ai cattolici, i veri valori da perseguire in questa vita.

Un volto sereno che dimostra come la Chiesa sa sopravvivere agli scandali, agli errori di chi dovrebbe guidarla, perché non è fondata da essi, ma da chi è ben superiore alle meschinità degli uomini. Un papa così darà certamente una sferzata di rinnovamento e di gioventù a un’istituzione così antica, anche se ha già compiuto settantasei anni, ma, come si recitava nell’antica messa, “ad Deum qui laetificat iuventutem meam”, davanti a Dio si è sempre giovani.

Tutto bene allora, speriamo, ma attenzione, i nemici della Chiesa certamente non dormiranno. Spero di non essere un profeta di sventura, ma qualcosa della mia esperienza mi dice che finito l’entusiasmo delle novità, quando papa Francesco dovrà cominciare il suo cammino pastorale se non farà come vogliono certi ambienti progressisti, vedrete allora che avremo per tutto il pontificato l’ombra della sua collusione con la dittatura di Videla, usciranno dossier, documenti, testimonianze per sporcare il suo abito bianco, avremo dure critiche perché come papa è contro cose “prettamente cristiane” come, ad esempio, l’aborto e i matrimoni gay.

Sarà accusato di non fare molto per cambiare la struttura della Chiesa (cioè distruggerla dalle fondamenta, come vorrebbero gli accusatori), di invitare addirittura alla preghiera invece della lotta, verrà accusato di immobilismo o di troppo dinamismo. Insomma bisognerà aspettare qualche giorno per vedere cosa succederà quando il nuovo papa dovrà guidare il suo popolo. E allora sembra quasi profetica la battuta che ha pronunciato ieri sera sorridendo ai cardinali in un momento di distensione: “Che Dio vi perdoni per la vostra scelta”. Ma certamente il buon Dio ha già perdonato, perché è lo Spirito Santo che lo ha eletto, nonostante le camarille degli uomini, anche se di Chiesa.

Antonello Cannarozzo

Categoria: News, Opinioni e contributi | Inserisci un commento - Leggi i 4 commenti »

Ancora fumata nera

di Rai Vaticano | 13 Marzo, 2013

Tre votazioni e niente di fatto dalla Cappella Sistina: i 115 cardinali elettori non sono ancora riusciti a far confluire i due terzi dei voti necessari su uno dei candidati alla successione di Pietro. La prima fumata nera ieri sera alle 19.42, per la prima votazione facoltativa in quanto gli elettori, dopo la cerimonia di ingresso in Cappella Sistina, il giuramento e la meditazione guidata dal cardinale Prosper Grech, avrebbero potuto decidere di rinviare le operazioni di voto a stamani.

E invece, in tempi più rapidi rispetto all’ultimo conclave del 2005 quando la prima fumata nera arrivò pochi minuti dopo le 20, sono iniziate sin dalla prima convocazione le operazioni di voto. Ad attendere l’esito della votazione una piazza San Pietro con numerosissime persone, come del resto stamani con fedeli, turisti e curiosi con gli occhi puntati sul comignolo montato sul tetto della Sistina. Deluse le aspettative per la metà mattina: nessun segnale di fumo segno che l’esito era stato negativo, mentre la prima fumata della giornata è arrivata alle 11.40, con almeno una ventina di minuti di anticipo rispetto alle previsioni.

Le votazioni si susseguiranno con il ritmo di quattro al giorno, due alla mattina e due al pomeriggio, mentre l’esito degli scrutini sarà comunicato solo due volte al giorno – a fine mattinata e fine giornata – sempre che non si raggiunga il risultato positivo in una delle votazione intermedie quando potrebbe allora uscire il fumo bianco, accompagnato dal suono della campane.

Dando un’occhiata all’andamento delle votazioni degli ultimi conclavi, i risultati sono ancora nella media: il cardinale Joseph Ratzinger, per esempio, fu eletto al quarto scrutinio e, si ripetesse quella tempistica, dovremmo attenderci la fumata bianca attorno alle 17 di oggi. Nell’ultimo secolo, come ricordato da p. Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana, nel briefing di questa mattina, nell’ultimo secolo solo Pio XII fu eletto al terzo scrutinio, per i successivi pontefici sono stati necessari ulteriori scrutini. “Questo – ha aggiunto padre Lombardi – non è segno di alcuna particolare divisione del collegio ma di normale discernimento da parte dei padri cardinali”.

Le variabili sono così numerose da non consentire grandi pronostici, di fatto sembra ipotizzabile che con una elezione veloce potremmo vedere affacciarsi dalla loggia delle benedizioni uno dei cardinali più papabili, ovvero quelli sui quali sono sembrati confluire i pronostici della vigilia, come i cardinali Scola, l’americano Dolan e il brasiliano Scherer. Una elezione dai tempi più lunghi, denotando un faticoso accordo sul successore di Benedetto XVI, potrebbe invece far uscire uno dei cosiddetti outsider, quei cardinali non ritenuti in pole position ma capaci di sboccare una situazione di stallo e comunque garantire un buon governo per la Chiesa dei prossimi anni. Anche in questo caso i nomi non mancano: si va dall’arcivescovo di Boston il cappuccino Sean Patrick O’Malley, al cardinale del Ghana Peter Appiah Turkson, al giovane filippino Luis Antonio Taghe, classe 1957, il penultimo più giovane di età dopo l’indiano Sua Beatitudine Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi.

Ieri intanto la suggestione del cerimoniale di avvio del conclave, con il ritrovo dei cardinali elettori in Cappella Paolina, una breve preghiera guidata dal cardinale Giovanni Battista Re, decano dell’assemblea e quindi la processione che, attraversando la Cappella Regia, ha fatto ingresso nella Sistina. Il lento incedere intonando le litanie dei santi rappresenta uno dei momenti più suggestivi, quasi a cadenzare e a portare nella modernità e nei suoi ritmi veloci, la lunga e solenne storia della Chiesa che procede inesorabile nei suoi tempi e nei suoi rituali.

Tutto acquista un fascino profondo: la processione, l’ingresso in Sistina, il canto del “Veni Creator”, l’inno di invocazione allo Spirito Santo, il giuramento attraverso il quale ogni cardinale, dinanzi all’Evangeliario posto al centro della Sistina, vi pone la mano destra e recita la formula latina con la quale “prometto, mi obbligo e giuro” aggiungendo “così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano”. Poi l’Extra omnes pronunciato da monsignor Piero Marini, maestro delle Celebrazioni liturgiche e la chiusura della porta della Cappella per consentire ai cardinali di rimanere soli, per ascoltare lo Spirito Santo.

Un clima di grande suggestione, come testimoniato da p. Lombardi che ha partecipato all’ingresso dei cardinali in Sistina e al giuramento: “un momento estremamente emozionante – ha raccontato al briefing -, sentivo l’emozione di tanti cardinali nel pronunciare il giuramento e la consapevolezza del compito che vivono. Un evento come questo è estremamente significativo: vivere un conclave significa assistere a un momento storico non solo per la Chiesa ma per tutta l’umanità”.

Oggi la ripresa delle votazioni dentro la Cappella Sistina. Fuori, il mondo, starà con gli occhi puntati sul comignolo. Compreso il papa emerito Benedetto XVI che, come raccontato dal suo segretario monsignor Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia, ieri ha seguito la diretta televisiva della santa messa “pro eligendo romano pontifice” e l’esito della votazione, attendendo di conoscere il nome del suo successore.

Elisabetta Lo Iacono

Categoria: News | Inserisci un commento »

Al di là degli orribili toto-Papa

di Rai Vaticano | 11 Marzo, 2013

Le settimane e le ore che precedono il conclave sono i momenti degli interrogativi e dei tentativi di dare risposte, il tempo in cui fedeli e commentatori ipotizzano la direzione della Chiesa, mentre il collegio cardinalizio ne studia e traccia la rotta, sino ad affidarne il timone al nuovo successore di Pietro. Un conclave, questo, che si apre dopo la storica decisione di papa Benedetto XVI di rinunciare al pontificato e si spalanca su un contesto sociale in rapido mutamento, che necessita di risposte efficaci. Tanti interrogativi sulla Chiesa di domani che non possono esulare dal concetto stesso di Chiesa. Mentre imperversano le ipotesi sul nuovo papa, spesso affidate a vere e proprie scommesse che fanno la fortuna dei bookmaker intenti ad aggiornare quotidianamente il listino dei papabili, la macchina organizzativa sta mettendo a punto ogni aspetto per un evento religioso che è indubbiamente anche mediatico, basti pensare agli oltre cinquemila giornalisti accreditati alla sala stampa vaticana.

Lasciando da parte i pronostici sul nuovo pontefice, le ipotesi sulle cordate cardinalizie e i particolari inerenti un cerimoniale tanto antico quanto affascinante, cerchiamo di capire altri aspetti caratterizzanti l’essenza della Chiesa in una fase di svolta, il concetto di santità, il ruolo dello Spirito Santo e il compito di cui la stessa Chiesa dovrà farsi carico nel prossimo futuro. Un quadro caratterizzato da alcuni elementi fondamentali e fondanti sui quali riflettiamo con il professor Orlando Todisco dell’Ordine dei Frati minori conventuali, filosofo e docente emerito alla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” di Roma.

Professore, partiamo dall’evento che ci ha portati a questo nuovo conclave, ovvero la rinuncia di papa Ratzinger. Che significato ha avuto questa decisione?
“La ‘barca di Pietro’ è diventata troppo ‘’grande’, e il mare è in tempesta. Benedetto ha voluto che un altro ne prendesse il timone. Tra quanti hanno rinunciato – Celestino V nel 1294, Gregorio XII nel 1415 – Benedetto è l’unico che l’ha fatto senza alcuna pressione esterna. Per questo la scelta è estremamente significativa, più delle pur magistrali lezioni di Ratisbona e di Parigi, dal momento che ha fatto capire che il primato spetta alla Chiesa del popolo di Dio, per il cui bene ogni ministero gerarchico, a partire da quello petrino, deve essere esercitato. Uno dei significati di questo gesto sta forse nella messa in discussione del papato come potere assoluto e solitario”.

Tra qualche ora, al massimo qualche giorno, vedremo il nuovo papa affacciarsi dalla Loggia delle benedizioni della Basilica vaticana. Qual è l’immagine che si ha oggi del papa, dopo pontefici “raggiungibili” come quelli degli ultimi cinquanta anni e che peso riveste la sacralità della sua figura?
“Il nuovo papa non ha bisogno di un’aura di santità, né che sia chiamata santa la sua persona o che venga detta santa la sua Sede. Ciò che si auspica è che sia pastore di una Chiesa più sinodale, espressione di comunione sacramentale dell’umanità, ritornando forse al papa dei primi secoli. Si sa che in principio il papa era solo il ‘successore di Pietro’, e che solo in seguito, per esigenze prevalentemente politiche o sociali, è diventato prima ‘vicario di Cristo’ e poi, nell’età secolarizzata, ‘vicario di Dio’. Ma più che il ritorno alle dimensioni umili e semplici delle origini, il problema è che sappia mettere la Chiesa nelle condizioni di poter offrire alla società contemporanea i suoi infiniti tesori di grazia e di saggezza nel contesto di una dialogicità comunionale di segno non censorio, ma oblativo”.

Nella Cappella Sistina i cardinali esprimeranno le loro preferenze per la scelta del prossimo pontefice ma in realtà, per i credenti, il vero artefice dell’elezione del successore di Pietro sarà lo Spirito Santo che agirà sui cardinali elettori. Una considerazione spesso tralasciata…
“La fede ci porta a mettere al centro lo Spirito Santo, protagonista dell’evento elettivo. Dovremmo forse aggiungere che è lo stesso Spirito che ci rende prossimi gli uni agli altri, che ci porta a riconoscerci simili e differenti, alla ricerca di una convivenza pacifica e giusta. Perché allora tanta conflittualità? Perché tanta ingiustizia? Perché tante divisioni? E che ne è dello Spirito, fonte della ‘communio ecclesiarum’? Ma è ancora protagonista lo Spirito? Sono interrogativi che la fede mette a tacere, anche se ritornano con insistenza, con la speranza che il nuovo pastore contribuisca, se non a spegnerli, ad attenuarne la tragicità”.

Professor Todisco, per concludere, qual è il suo auspicio non solo per il nuovo pontefice ma per la Chiesa di domani?
“Chiesa-mondo, questo il binomio fondamentale e inscindibile dal momento che la Chiesa annuncia il Regno nel mondo e al mondo dispensa il suo patrimonio. Come definire tale rapporto? Se si pensa a una Chiesa troppo vicina al mondo si cade nella mondanizzazione; se si pensa a una Chiesa troppo legata al Regno si cade  nella spiritualizzazione. Quale allora la via? Più che criticare o condannare la modernità, credo che la Chiesa debba accoglierla e insieme orientarne le immense ricchezze in una nuova direzione. Un’operazione estremamente difficile e impegnativa, perché si tratta di guidare la modernità dall’autoidolatria o l’esaltazione del sé, verso l’altro da porre strategicamente al centro dell’orizzonte della propria progettualità. Al primo posto non il bene privato, né il bene pubblico. Al primo posto il bene comune, e cioè la comunione tra i soggetti ai molti livelli della convivenza, a partire dalle Chiese. Un traguardo altissimo e sommamente impegnativo”.

Elisabetta Lo Iacono

Categoria: News, Personaggi | Inserisci un commento - Leggi i 2 commenti »

Conclave, istruzioni per l’uso

di Rai Vaticano | 10 Marzo, 2013

L’ultimo momento in cui potremo vedere tutti assieme i 115 cardinali elettori sarà martedì pomeriggio, nella processione dalla Cappella Paolina alla Sistina, prima che prendano posto sotto gli affreschi di Michelangelo da dove uno di loro uscirà come successore di Pietro. Le congregazioni generali, giunte sabato mattina alla nona riunione, stanno definendo gli ultimi dettagli per arrivare all’elezione del 266° pontefice.

Il dato più atteso era naturalmente quello relativo alla data di inizio del conclave, messo in votazione nella seduta pomeridiana di venerdì. Un aspetto sul quale, come spiegato dal direttore della Sala Stampa Vaticana padre Federico Lombardi, c’è stata immediata convergenza tra i porporati: dunque martedì mattina, alle ore 10, la santa messa “Pro eligendo romano pontifice” in Basilica vaticana presieduta dal cardinale decano Angelo Sodano e nel pomeriggio l’avvio delle votazioni per l’elezione del successore di Benedetto XVI.

Alle 16.15 i cardinali elettori, ovvero quelli di età inferiore agli 80 anni, si ritroveranno nella cappella Paolina indossando veste rossa, rocchetto, mozzetta e berretta. Da qui muoverà la processione, accompagnata dal canto delle litanie dei santi, sino alla cappella Sistina dove, attorno alle 16.45 dopo il canto del “Veni Creator”, pronunceranno il giuramento. La tradizionale formula dell’”Extra omnes” segnerà il momento della totale separazione tra quel consesso chiamato a scegliere il successore di Pietro e il mondo. Ore o giorni durante i quali il collegio cardinalizio sarà assolutamente blindato e isolato dall’esterno: niente telefoni, cellulari, tablet, computer. Giuramento e buon senso saranno affiancati dalla tecnologia che ha schermato ogni locale frequentato dai cardinali, scortati nel percorso tra la residenza di Santa Marta e la Sistina per evitare ogni contatto. E, sempre in termini di garanzia di segretezza, tra lunedì e martedì un’apposita commissione provvederà a sigillare ogni possibile accesso all’area del conclave.

Quanto alla residenza di Santa Marta, i cardinali vi si trasferiranno a partire dalle ore 7 di martedì prendendo possesso delle camere distribuite in base a sorteggio. Nei giorni successivi, sino all’avvenuta elezione del nuovo papa, faranno colazione dalle 6.30 alle 7.30, alle 7.45 trasferimento nel Palazzo Apostolico, alle 8.15 concelebrazione eucaristica in cappella Paolina, alle 9.30 ingresso nella Sistina con la recita dell’Ora media e gli scrutini. Alle 12.30 ritorno a Santa Marta, pranzo alle 13, alle 16 nuovo trasferimento nella Sistina, alle 19.15 recita dei vespri e quindi rientro a Santa Marta per la cena.

L’elezione del nuovo pontefice, come da tradizione, sarà annunciato dalla fumata bianca proveniente da una delle due stufe posizionate nella cappella Sistina, accompagnata dal suono delle campane. Per vivere l’attesa dell’elezione e l’emozione di un momento storico, bisognerà puntare gli occhi sul comignolo al termine delle votazioni della mattina e del pomeriggio. Dunque il fumo nero, per il nulla di fatto, non uscirà dal comignolo in rame a ogni singola votazione ma dopo le due della mattina e del pomeriggio, ovvero attorno alle 12 e alle 19. Ovviamente se i cardinali eleggeranno il nuovo papa alla prima votazione mattutina o pomeridiana, ne sarà dato immediato annuncio presumibilmente attorno alle 10.30-11.00 o 17.30-18.00. Per fare un esempio recente, l’elezione di Joseph Ratzinger avvenne nella prima votazione del pomeriggio così che fumata e campane ne dettero annuncio al mondo dopo le 17.

Un altro aspetto rilevante riguarda la “tabella di marcia” del conclave: la prima votazione martedì pomeriggio, mercoledì due scrutini al mattino e due al pomeriggio; lo stesso giovedì e venerdì. Il quinto giorno, ovvero sabato, nel caso non si sia ancora giunti all’elezione, ci sarà una sospensione della votazione (prevista dalla Costituzione apostolica “Universi Dominici gregis”) per una pausa di preghiera e ulteriori colloqui tra i cardinali. Le votazioni riprenderebbero così nel sesto giorno, prevedendo una nuova pausa nel pomeriggio del settimo, ancora due giorni di votazione, un’altra pausa e, dopo il 34° scrutinio nel nono giorno, scatterebbe il ballottaggio tra i due cardinali più votati. Una ipotesi che sembra piuttosto lontana: “i conclavi del secolo scorso sono sempre stati brevi – spiega p. Lombardi -, due o tre giorni pari a cinque, dieci, dodici votazioni”.

Anche perché le dinamiche del conclave fanno sì che dopo le primissime votazioni che vedono un più ampio ventaglio di candidati, nelle successive si tende a far convogliare il proprio voto su quei nominativi che sembrano raccogliere più consensi. Dopo la giornata di domani, domenica, presumibilmente l’ultima con sede vacante, nella quale i cardinali saranno in gran parte impegnati a celebrare messa nelle rispettive chiese di cui sono titolari, lunedì mattina nuova congregazione generale nella quale proseguiranno gli interventi dei cardinali che, al termine di questa settimana di preparazione, faranno contare circa 150 interventi sulle tematiche di maggiore importanza per il futuro della Chiesa e quindi sul profilo del nuovo papa. Poi finalmente, martedì, l’ingresso nella Sistina per scrivere un nuovo nome nella storia della Chiesa. 

Elisabetta Lo Iacono

 

Categoria: News | Inserisci un commento - leggi il commento »

In vista della fumata bianca

di Rai Vaticano | 5 Marzo, 2013

Le riunioni delle Congregazioni generali dei cardinali, l’allestimento della Cappella Sistina che ospiterà a giorni il conclave, gli accreditamenti alla Sala Stampa vaticana che aumentano a vista d’occhio. Tutto procede come di consueto in vista della fumata bianca che annuncerà il 266° pontefice. L’unica differenza, rispetto ai precedenti casi di sede vacante, rimane la presenza in vita del pontefice “uscente”.

E così la vera novità (comunicabile all’esterno) rispetto al passato emersa dalla terza riunione della Congregazione generale, riunitasi questa mattina, è stato il telegramma inviato a Sua Santità il papa emerito Benedetto XVI. “I Padri cardinali riuniti in Vaticano per le loro Congregazioni generali in vista del prossimo conclave – si legge nel testo a firma del decano del Collegio cardinalizio Angelo Sodano – Le inviano in coro un devoto saluto con l’espressione della loro rinnovata gratitudine per tutto il Suo luminoso ministero petrino e per l’esempio dato di una generosa sollecitudine pastorale per il bene della Chiesa e del mondo. La loro gratitudine vuole rappresentare la riconoscenza di tutta la Chiesa per il Suo instancabile lavoro nella vigna del Signore. I membri del Collegio cardinalizio confidano infine nelle Sue preghiere per loro, come per tutta la santa Chiesa”.

Certi della preghiera del papa emerito, i cardinali elettori stanno prendendo le “misure” per giungere al conclave con posizioni quanto più possibile chiare, e numericamente determinanti, sull’elezione del successore di Joseph Ratzinger. L’assenza di congregazioni pomeridiane, oggi e domani, lascerà maggior tempo per tessere incontri e trovare punti di convergenza. Ieri, intanto, si è tenuta la meditazione di padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, così come previsto dalla costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis”.

Nel frattempo, nell’aula del sinodo dei vescovi, si stanno riempiendo le ultime poltrone con l’arrivo dei porporati ancora mancanti all’appello. Alcuni sono arrivati ieri, altri questa mattina, giungendo così a 148 cardinali di cui 110 elettori, ai quali se ne dovranno aggiungere più cinque. La prassi è sempre la stessa, il giuramento e la partecipazione ai lavori sui quali vige stretto riserbo. Dal quotidiano briefing di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, sono emersi il numero degli interventi – undici questa mattina, arrivando così a un totale di trentatre in rappresentanza di tutti i continenti – e i temi affrontati relativi al rinnovamento della Chiesa alla luce del Concilio Vaticano II, alla situazione della stessa Chiesa, alle esigenze della nuova evangelizzazione nel mondo, alla situazione culturale.

Niente trapela riguardo alla volontà di diversi cardinali di conoscere, prima di entrare in conclave, i contenuti della relazione su Vatileaks, l’indagine commissionata da papa Benedetto XVI ai cardinali Herranz, Tomko e De Giorgi. Un elemento non di poco conto considerato il peso che la vicenda ha avuto sull’immagine della curia romana e che potrebbe quindi riverberarsi sulle scelte dei cardinali elettori. Nessuna notizia per il momento sulla data di inizio del conclave, avviabile una volta giunti a Roma tutti i cardinali chiamati a parteciparvi. Non sembra comunque questo un problema in considerazione del fatto che i cinque elettori mancanti dovrebbero arrivare nelle prossime ore. Di certo, se andiamo a vedere i tempi del 2005, l’attesa per l’”extra omnes” sarà indubbiamente più breve considerato che non ci sono i novendiali, ovvero i nove giorni di lutto per la morte del pontefice.

Domani intanto, alle 17, si terrà un momento di preghiera nella basilica vaticana guidata dal cardinale decano Angelo Sodano, una sorta di “invito a tutta la Chiesa – ha sottolineato padre Lombardi – a vivere nella preghiera questo tempo di preparazione”. Sul piano materiale procedono anche le operazioni di predisposizione logistica per accogliere i cardinali nella Cappella Sistina. Da stamani stop alle visite per consentire al personale di predisporre la pedana che permetterà di avere un piano unico sul quale sistemare tavoli e sedie per i 115 cardinali elettori. Oltre naturalmente alle due stufe: quella per bruciare le schede degli scrutini e l’altra per far salire sino al comignolo il fumo nero o bianco.

Durante il briefing in sala stampa sono state mostrate, attraverso un video del Centro televisivo vaticano, le tre urne che saranno utilizzate per l’elezione, realizzate dallo scultore Cecco Bonanotte. Una novità introdotta sin dal conclave del 2005, seguendo le indicazioni della “Universi Dominici Gregis” laddove calice e pisside dovevano essere integrati da un altro contenitore per la raccolta dei voti di eventuali cardinali impossibilitati, per malattia, a lasciare la propria stanza. Sono nate così le tre nuove e stilisticamente omogenee urne in argento e bronzo dorati, ricche di simbologie che richiamano il pastore e il gregge. Una è composta dal recipiente e dal piatto sul quale ogni cardinale elettore dovrà deporre la scheda per poi introdurla nella stessa urna; la seconda da utilizzare per l’eventuale votazione di cardinali impossibilitati per infermità a essere presenti in Cappella Sistina; la terza per raccogliere le schede scrutinate.

Un ultimo dato rilevante riguarda l’interesse dei media di tutto il mondo: a ieri pomeriggio, l’ufficio accrediti della Sala stampa vaticana contava 4.432 accrediti temporanei e 600 permanenti, solo nella giornata di ieri i nuovi giornalisti accreditati sono stati 207. Le testate presenti sono 1.004 in rappresentanza di 65 nazioni e 24 lingue. Tutti pronti ad attendere la fumata bianca ma ancor prima a cercare di carpire le alleanze cardinalizie, le valutazioni geografiche, anagrafiche, le prese di posizione dei diversi papabili su temi scottanti. Tutto quanto concorrerà ad orientare il voto dei cardinali elettori, per dare alla Chiesa il pastore giusto.

Elisabetta Lo Iacono

Categoria: News | Inserisci un commento - Leggi i 2 commenti »

Sindone e nuova evangelizzazione

di Rai Vaticano | 28 Febbraio, 2013

Non è un caso se nei primi due giorni della sede vacante, l’1 e 2 marzo 2013, la comunicazione e l’arte della comunicazione verranno messe al servizio della Sindone. Si parlerà  a Roma del Sacro Telo, in un convegno presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum Istituto Scienza e Fede. Un atto di evangelizzazione, non tanto un simposio per addetti ai lavori; non un convegno scientifico, ma annuncio di fede.

Il punto di partenza sarà: ricominciamo da Cristo, il Credo la preghiera dell’Anno della Fede. “Quando dico Sindone dico Gesù – scriveva Giuseppe Ghiberti in” Davanti alla Sindone” –. Perché ci è data la Sindone? La risposta è che Dio ci abbia dato la Sindone perché ciascuno di noi sia stimolato e facilitato nel suo dialogo col Signore Gesù” Le folle di coloro che hanno  visitato  la Sindone nelle ultime ostensioni del 1998, 2000 e del 2010 ci hanno insegnato che il mondo vuole Gesù, e Lui si fa incontrare in tanti modi.

Il 2 maggio del 2010, Benedetto XVI nella sua meditazione dinanzi alla Sacra Sindone diceva: ”Dal volto di questo Uomo dei dolori che porta su di sé la passione dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre passioni, le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati, promana una solenne maestà, una signoria paradossale. Questo volto queste mani questi piedi e questo costato, tutto questo corpo parla, è esso stesso una parola che possiamo ascoltare nel silenzio. Come parla la Sindone? Parla con il sangue ed il sangue è la vita! La Sindone è un’icona scritta col sangue, sangue di un uomo flagellato,coronato di spine, crocifisso e ferito al costato desto”.

Nomi autorevolissimi nel campo della predicazione, dell’omiletica, della recitazione, della comunicazione, della scuola si alterneranno nelle due giornate. La prima giornata sarà coordinata dal giornalista Piero Damosso, con  l’apertura da parte di monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che qualche anno fa ebbe a dire: ”La Sindone è un segno per la fede noi abbiamo bisogno di segni senza dei quali non potremmo esprimere noi stessi”.

Seguirà poi Padre Rafael Pascual, direttore dell’Istituto Scienza e Fede, padre Gianfranco Berbenni, sindonologo. Il professor Pierluigi Baima Bollone, medico legale, parlerà sulla Crocifissione e morte, mentre padre Hector Guerra tratterà della resurrezione,seguiranno altre interessanti relazioni. La prima giornata si concluderà con l’esibizione del Coro ed Orchestra del Centro Studi Superiori dei Legionari di Cristo.

Sabato 2 marzo  la sessione “Sindone e Comunicazione” sarà moderata dallo scrittore e giornalista Saverio Gaeta  e dopo i saluti di monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, saranno svolti interventi a cura del professor Barberis del Centro internazionale di Sindonologia. Quindi  si parlerà di “Sindone e Tv” con Marco Aleotti regista di Porta a Porta, mentre per “Sindone e Cinema” parteciperà Alberto Di Giglio docente di Cinema Religioso. Un importante momento d’arte sarà la lettura di passi dei Pontefici sulla Sindone: Rosario Tonnolone di Radio Vaticana leggerà Paolo VI, l’attore Michele Placido leggerà Giovanni Paolo II e Piero Bernacchi,voce storica della RAI, Benedetto XVI.

Giancarlo Cocco

 

Categoria: Eventi | Inserisci un commento - Leggi i 3 commenti »

Un piccolo gesto, un grande dono

di Rai Vaticano | 26 Febbraio, 2013

Sabato 9 e Domenica 10 marzo, l’U.N.I.T.A.L.S.I. (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) nel 110 anniversario di fondazione, con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e il Patrocinio del Segretariato Sociale RAI, celebra la 12ma edizione della sua Giornata Nazionale, proponendo – in oltre 3.000 piazze italiane – una piantina d’ulivo, simbolo di pace.

Il ricavato delle offerte sarà utilizzato per sostenere tutte le iniziative benefiche che l’Unitalsi realizza, grazie al costante e generoso impegno dei propri volontari, in favore dei malati, dei disabili, dei bambini, degli anziani e di chi è solo.
  
Da 110 anni l’Unitalsi, infatti, prende per mano chi ha bisogno.

Treni bianchi per Lourdes, pellegrinaggi nei maggiori Santuari Internazionali, progetti di carità in Italia e all’Estero, assistenza domiciliare per gli anziani, case famiglia per le persone disabili, case accoglienza per i genitori dei bambini ricoverati nei grandi centri ospedalieri, soggiorni estivi ed invernali per disabili e interventi d’emergenza sociale.

Per conoscere le piazze dove trovare le piantine d’ulivo dell’Unitalsi è possibile consultare il sito internet www.unitalsi.it oppure contattare il numero verde 800.062.026.

Categoria: Eventi | Inserisci un commento »

Benedetto XVI e i frutti del Concilio

di Rai Vaticano | 20 Febbraio, 2013

Con grande sofferenza e amore per la Chiesa, ho appreso la notizia delle dimissioni di Benedetto XVI. Un gesto destinato ad aprire, nel prossimo futuro, gravi e preoccupanti interrogativi per tutti i credenti. Sui media di tutto il mondo è un coro unanime, anche da parte di chi lo ha osteggiato fino al giorno prima, nell’esaltare il suo comportamento di grande umiltà per il distacco dal potere, per il coraggio nel costatare che per questo incarico era oramai inadeguato e, infine, per generosità proprio verso la sua Chiesa, lasciando a un altro Papa il compito di portare con mano più ferma e sicura la Barca di Pietro verso un felice approdo.

Ma dopo i complimenti arrivano anche le critiche dei laici: in questo gesto, essi affermano, non c’è solo il fallimento di un papato, ma della stessa Chiesa e della sua dottrina, sempre più lontana dalla modernità come se il Soglio di Pietro, improvvisamente, dovesse rendere conto al mondo e alle sue mode passeggere il valore della propria eternità. Ma così va la storia degli uomini. Via dunque gli orpelli, l’ostentazione di forza, la visione ieratica del papa, via tutto, il Papa è uno di noi e basta, che poi rappresenti N.S. Gesù, purtroppo, anche per molti sacerdoti non ha più alcun senso; è roba da medioevo.

Quanto ottimismo emanava l’11 ottobre del 1962 papa Roncalli nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II che doveva segnare in maniera così significativa la storia della Chiesa, mentre era duramente critico verso coloro che vedevano in quell’evento l’inizio di una notte lunga e travagliata per la Chiesa: “A Noi sembra di dover risolutamente dissentire – diceva il Papa – da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo”. Oggi, a distanza di cinquant’anni, possiamo vedere chi avesse torto e chi avesse ragione nel guardare al futuro della Chiesa.

Sicuro della sua visione profetica, Giovanni XXIII proseguiva affermando che: “Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso di là dalle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa”. Oggi proprio uno degli ultimi testimoni di quel Concilio abbandona il suo pontificato davanti ad una Chiesa che sembra aver smarrito la propria identità e la sua missione. Un congedo del Vicario di Cristo, qualunque sia la lettura che se ne vuole dare, che lascia attoniti per la fragilità dell’uomo e per il suo dramma di sacerdote che non ha saputo, o voluto, bere quell’amaro calice che il Signore aveva bevuto per la salvezza degli uomini.  Una Chiesa così smarrita della propria finalità non poteva che portare a questo risultato.

Dopo il prossimo Conclave nulla sarà più come prima, questo è l’auspicio di tanti nemici diretti o indiretti del Soglio pontificio. Purtroppo, non occorre avere il dono della preveggenza per sapere che se le cose non cambieranno si realizzerà nel giro di qualche generazione, forse anche prima, un governo ecumenico e pluralista dove il Santo Padre non sarà più il Vicario di Cristo, ma un leader tra i tanti togliendo per sempre l’aura di santità, non all’uomo, ma alla sua funzione.

Ai tanti amici che mi hanno chiesto cosa pensavo di questo gesto, confesso che – per quanti sforzi io abbia fatto per valutarlo nella maniera più neutra - pur tuttavia non posso considerare quest’atto come una semplice dimissione, ma una vera e propria abdicazione di un sovrano pontefice in ossequio ai miti della modernità: efficienza, vigore e salute del corpo, ma non dell’anima. Di fronte a questo gesto la mente corre subito al suo primo predecessore, san Pietro, che deluso dalla sua permanenza a Roma, per le lotte interne, le nascenti eresie, le incomprensioni, senza dimenticare le persecuzioni, si sentiva impotente a guidare la giovane Chiesa, così pensò bene di tornare a Gerusalemme. Abbandonò Roma, la sua “cattedra”, e si avviò con un gruppo di fedeli lungo la via Appia con l’intento di raggiungere Brindisi e li trovare un imbarco per tornare a casa.

San Pietro, umanamente non aveva torto, la situazione era veramente difficile, ma i disegni di Dio erano ben altri. Giunto, però, a pochi chilometri dalle mura della città fu abbagliato da una forte luce dalla quale scaturiva una voce: “Quo Vadis? ” Dove vai? Subito Pietro, pieno di commozione, riconobbe la voce di Gesù e con affetto cercò umanamente di trovare una giustificazione alla sua rinuncia. Se fosse tornato, non avrebbe potuto esercitare il suo mandato – affermava con ragione – inoltre lo avrebbero certamente ucciso e cosa sarebbe stato allora della Chiesa e della sua missione? Tutte giustificazioni assai condivisibili, ma solo dal punto di vista umano, mentre Gesù, nonostante queste giustificazioni lo esortò ugualmente a tornare indietro e ad accettare il suo destino fino al martirio. In fondo lo aveva mandato a Roma proprio per questo, per fondare la Cattedra e spargere, insieme ai tanti martiri, il suo sangue dal quale sarebbe nata la Chiesa.

Un cristiano, mi ricordava una signora completamente inferma da più di vent’anni, non può scendere dalla Croce che il Signore gli pone sulle spalle, significa non avere fede nelle sue promesse e nel suo aiuto costante. Rimango sgomento, dunque, davanti a un Papa, pastore di anime, nostro Santo Padre, che arretra davanti al peso della sua missione e che non chiede preghiere ai fedeli affinché abbia la forza di rimanere al suo posto, ma chiede preghiere per il suo abbandono facendo venire meno la saldezza del Soglio di Pietro, non pensando di essere il simbolo e la forza per il popolo dei fedeli davanti a qualsiasi aberrazione.

Dopo il Concilio la Chiesa ha manifestato tutta la sua ansia generosa di incontrare il mondo, ma non per convertirlo a Cristo, bensì per farsi accettare proprio da chi riduce l’uomo a pura materia animale. Una contraddizione pagata assai cara. Nei Palazzi Apostolici, come nella più umile delle parrocchie, si parla di dialogo, d’incontro fraterno, di condivisione anche con chi non crede, di apertura alle necessità della modernità. Ma per fare cosa, domando da semplice fedele?

Mai, nessuno – e spero vivamente di essere contraddetto – parla più delle esigenze di Dio e dell’unica, vera missione della Chiesa: far regnare ovunque nel mondo la Regalità di nostro N.S. Gesù, come era stato per quasi duemila anni per il bene delle anime. Un tema che sembra seppellito dalla storia, ma che appena mezzo secolo fa era il fulcro della missione cattolica.

L’abbandono del Papa è il frutto maturato dopo cinquant’anni di questo sbandamento dottrinale cui nessuno, purtroppo neanche Benedetto XVI, ha saputo dare una risposta. Anzi, in un momento assai grave per la salute spirituale dei suoi “figli”, il Padre, il Pastore che deve difendere il gregge, lascia, dimenticando che li è stato posto da Cristo stesso come suo Vicario.

Che cosa oggi lascia in eredità il Papa, ci si chiede? Una Chiesa assediata dalla logica del mondo e dal suo insaziabile appetito di potere, di denaro, ma anche di distruzione dottrinale: c’è chi vuole una liturgia più spontanea e senza regole, le donne prete, il matrimonio per gli omosessuali, l’abolizione della domenica o la psicanalisi in luogo della confessione e si potrebbe continuare per molte pagine. In questo mare, senza un nocchiero la Chiesa, quella governata dagli uomini, più che navigare verso l’eterno si limita a galleggiare cercando ancora solo l’assenso del mondo, proprio quel mondo per cui Cristo, prima dell’Ascensione, aveva proibito ai suoi discepoli di avere alcun contatto.

Per concludere queste considerazioni, ricordiamo che un vero cristiano deve sempre avere fede totale nell’affermazione di Cristo: “Portae inferi non praevalebunt”, e nella presenza dello Spirito Santo che c’è ed è visibile, anche se i nostri occhi materiali non riescono a vederlo. Non sarà certo per questo gesto del Papa che verranno meno gli aiuti dal Cielo in chi crede. Ma non scandalizziamoci se i fedeli, nella Chiesa futura, si ritroveremo di nuovo, dopo duemila anni, nelle catacombe in preghiera. E sopra di loro il mondo che festeggia la sua apparente e vana vittoria.

Antonello Cannarozzo

Categoria: Opinioni e contributi | Inserisci un commento - Leggi i 5 commenti »

Quanto resta della notte?

di Rai Vaticano | 14 Febbraio, 2013

Certe notizie colpiscono con speciale forza anche se riguardano fatti ben noti e di cui si discorre da tempo. Mi sono trovato in questa situazione alcuni giorni fa, leggendo i dati forniti dal «Quotidiano del Lodigiano e del Sudmilano» sul calo – definito, con eufemismo, lieve – dei sacerdoti, diminuiti, nella diocesi di Lodi, di diciassette unità nel corso degli ultimi sei anni, cioè tra il 2005 e il 2011. Una media, quindi, di circa tre all’anno, e – possiamo aggiungere – con un trend che non dà spazio ad assalti di speranza e di ottimismo.

Non so se per esigenze intellettuali o per tentazione di subdoli démoni, è quasi fatale, di fronte a questi dati, buttarsi in previsioni ed allineare statistiche e cifre, con tutto ciò che ne consegue. Ecco, allora, a cosa mi hanno indotto i subdoli, di cui si è appena detto. Spingiamo – ho pensato fra me e me – lo sguardo nei labirinti del prossimo sessantennio, per vedere cosa può apparire all’orizzonte. Il periodo di previsione scelto, cioè i prossimi sei decenni, può spingere qualcuno a risolini anche di compatimento, per la presunzione che pare insita nel voler dominare, con la propria mente, uno spazio di tempo che, prima di passare, sembra infinito. Attenti, però, ai risolini. Chi ha la mia età può condurre sicure analisi su quanto avvenne nel sessantennio che sta alle spalle, e, se ragioniamo con raffronti e in prospettiva, cioè con lo sguardo volto al futuro, ciò non può indurre che a riflessioni serie.

Passando, infatti, ai numeri e facendo leva sui dati offerti dalla statistica citata, è giocoforza concludere che, al termine dei prossimi sei decenni, il calo dei sacerdoti,  nella diocesi di riferimento, sarà di circa centottanta unità, rispetto ai duecento di oggi. Non resta che pensare, fin d’ora e con tenerezza, a quel piccolo resto del nuovo Israele. Non indugiamo, però, su questo pensiero, e, se possibile, diamo una sterzata a questi lugubri calcoli, nella speranza che si tratti solo di infondate fantasie. So anche che non pochi cari amici, attrezzatissimi contro le insidie dei subdoli di cui sopra, trovano qualcosa di riprovevole nell’ordire, da parte mia, il diagramma che anche in qualche altro caso ho delineato, perché – come essi dicono – è il Signore che guida la storia e il cuore degli uomini, soprattutto in queste scelte di dedizione a Lui. Sono bravissimi, questi amici, nel ricondurmi ai dati essenziali della fede, che, del resto, sono ben lungi dal misconoscere. Mi pare, anzi, che, proprio per questa visione radicata nel divino, soprattutto i responsabili e quanti stanno in vetta devono pensare nuove e concrete vie da percorrere per far fronte alle speciali difficoltà.

Se la condizione ecclesiastica è così in crisi, come risulta dal linguaggio dei numeri, per tacere di tanti altri indizi, non sarà perché ci si trova ormai nella necessità di interventi chiari e precisi, a cui ricorrere, certo con saggezza, ma senza fremere di sdegno al delinearsi di cambiamenti e di novità? Questi pensieri non sono dettati da mancanza di fede; al più potrebbero peccare di ingenuità, se avessero la pretesa di essere efficaci più di quanto le situazioni consentono. Si sa, infatti, che, nella Chiesa, le strutture sono rigorosamente gerarchiche, e, quindi, le voci che vengono dal basso possono solo risuonare con accenti di modesta entità, quasi solo per dire qualcosa di vago a chi può. Eppure mi chiedo: le vie del Signore, restando sempre tali, non potranno – per quanto attiene a noi – essere rinnovate con amore, percorse con nuovi mezzi, cioè con occhi capaci di leggere i segni dei tempi, i messaggi della storia, nella quale ciò che avviene, se non è corrotto dal male, assume sempre in sé i lineamenti del volto di Dio?

Chi appartiene alla mia generazione ha visto eventi e trasformazioni imprevedibili e inimmaginabili prima che si compissero. Ciò avvenne nella società, nella cultura e nelle istituzioni. Spettatori di masse in esodo, siamo rimasti in grembo alla santa madre Chiesa, nutrendo speranze, idealità e sogni. Ora le ombre si allungano, cala la sera e la sensazione, talora, è di selve in cui tutti i sentieri si perdono. Nell’oscurità non può, tuttavia, mancare chi veglia e fa da guida, in ascolto delle nostre umili voci, che chiedono, come si legge nel profeta Isaia: «sentinella, quanto resta della notte?».

Giuseppe Cremascoli 

Categoria: Opinioni e contributi | Inserisci un commento - Leggi i 5 commenti »


« Precedente Prossimo »