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		<title>FEDE E SAGGEZZA / Testimoni di coerenza</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 17:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>

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		<description><![CDATA[I testi traboccanti di fede e di saggezza  a noi giunti dai Padri del deserto evocano spesso aspetti inconsueti e paradossali della condizione cristiana, tali  &#8211; almeno per noi &#8211; ma perfettamente in linea con le scelte di vita compiute da quegli uomini di Dio. A questa letteratura si è oggi piuttosto attenti, o per consonanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I testi traboccanti di fede e di saggezza  a noi giunti dai Padri del deserto evocano spesso aspetti inconsueti e paradossali della condizione cristiana, tali  &#8211; almeno per noi &#8211; ma perfettamente in linea con le scelte di vita compiute da quegli uomini di Dio. A questa letteratura si è oggi piuttosto attenti, o per consonanza di fede o, più spesso, per semplice curiosità, come avviene quando categorie di pensiero e di cultura si affiancano pur nella consapevolezza di essere come le rette parallele, che non si incontrano mai. Trascrivo uno di questi passi, per l’interesse della vicenda narrata e del commento dato dal protagonista. Si legge: «Uno dei monaci, Serapione, che possedeva soltanto un Vangelo, lo vendette e diede il ricavato agli affamati, lasciando una parola degna di essere ricordata. Ho venduto &#8211; disse &#8211; proprio quel libro che continuamente mi diceva: vendi ciò che possiedi e dallo ai poveri».</p>
<p><a href="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/05/lorenzo-lotto-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5101" src="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/05/lorenzo-lotto-2-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a>Siamo di fronte ad un caso di coerenza assoluta con quelli che vengono definiti gli assoluti del Regno, per i quali, nella tradizione cristiana, vengono emessi i voti di povertà, castità e obbedienza, in istituti di vita religiosa, fuori o anche all’interno della condizione secolare. Dire che comportamenti o affermazioni in linea con quanto si è testé citato a proposito del buon monaco Serapione suscitino solo consenso e ammirazione, è mettersi fuori dalla realtà. Del resto proprio nel Vangelo si legge che nostro Signore, a proposito di uno dei tre assoluti del Regno (significativamente la castità), affermò che non tutti comprendono (o, meglio, accolgono) la parola che ne proclama l’annuncio, ma soltanto coloro ai quali ciò è concesso.</p>
<p>Per orientarci in questioni sottili e complesse, qualche lume può venirci dalla distinzione, testé evocata, tra il comprendere e l’accogliere. Ci sono infatti coloro che &#8211; non riuscendo, su queste cose, neppure a comprendere &#8211; si abbandonano ad atteggiamenti di compatimento e di beffa, cancellando tutto. A questi signori ci sentiamo di dire di essere prudenti e cauti, almeno perché non è sempre vero che convinzioni e scelte di vita compiute per grandi ideali &#8211; capiti da molti ma non da tutti &#8211; siano da liquidare tranquillamente come suggerite da insipienza e da follia. Diverso è il discorso con chi comprende e apprezza le prospettive di vita offerte dagli assoluti del Regno, ma decide di compiere scelte in linea con i contesti esistenziali consueti e tipici della realtà che ci circonda. A costoro spetta il compito di custodire il sentimento di stima che, per grazia divina, sentono per quanti danno una così straordinaria testimonianza di fede, desiderosi di una perfetta sequela di Cristo.</p>
<p>Qui, però, bisogna anche ricordare che la perfezione cristiana è possibile in ogni stato di vita, nascendo dall’intensità dell’amore con cui si onorano gli impegni a cui le circostanze conducono. Chi ha compiuto la scelta dei consigli evangelici, sia consapevole che la perseveranza &#8211; virtù sempre difficile &#8211; è, oggi, particolarmente in crisi ed insidiata. Serpeggia ovunque una insoddisfazione perenne per l’assalto di desideri spesso strani e oltre i limiti, nel sogno di esperienze sempre nuove e diverse anche a costo di infedeltà macroscopiche, nelle quali i vincoli e gli affetti corrono il rischio di finire spezzati. Tutto soffre di instabilità e di insicurezza, nell’intimo degli spiriti e nella vita delle istituzioni.</p>
<p>I seguaci dei consigli evangelici che restano tali con fedeltà inconcussa superando crisi e difficoltà anche per loro immancabili, diventano, dunque, straordinari testimoni di coerenza e di perseveranza in un mondo in cui troppe cose vacillano, creando, alla fine, smarrimenti e infelicità proprio in chi non ha resistito alle brezze suadenti della fantasia e del sogno.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Cremascoli</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
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		<title>Storie di vita e di Chiesa, a 100 metri dal Paradiso</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 14:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[La Città del Vaticano sarà impegnata nei Giochi Olimpici con una propria squadra di atleti-religiosi. Nella realtà non è mai accaduto ma al cinema sì con &#8220;100 metri dal Paradiso&#8221;, la commedia con la regia di Raffaele Verzillo da venerdì nelle sale cinematografiche. Sentimenti e ironia dettano i tempi del film (scritto dallo stesso Verzillo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Città del Vaticano sarà impegnata nei Giochi Olimpici con una propria squadra di atleti-religiosi. Nella realtà non è mai accaduto ma al cinema sì con &#8220;100 metri dal Paradiso&#8221;, la commedia con la regia di Raffaele Verzillo da venerdì nelle sale cinematografiche. Sentimenti e ironia dettano i tempi del film (scritto dallo stesso Verzillo con Pier Francesco Corona e Salvatore De Mola e prodotto da Scripta e Rai Cinema) che si dipana con ritmo veloce e accattivante, mettendo persino i piedi su un terreno particolare come quello del Vaticano. I temi si intrecciano in modo incalzante: gli sforzi di monsignor Angelo Paolini (interpretato dal bravissimo Domenico Fortunato) per rinnovare il linguaggio della Chiesa anche con soluzioni bizzarre come l&#8217;Ave Maria in versione pop e rock, i sogni sportivi dell&#8217;ex atleta Mario Guarrazzi (Jordi Mollà) riversati sul figlio Tommaso (Lorenzo Richelmy) che sembra però infrangere le pressanti aspettative del padre con la decisione di farsi frate.</p>
<p>Storie di vita e di Chiesa, di gerarchie che non vedono di buon occhio le trovate del bizzarro monsignor Paolini, come nel caso del suo superiore monsignor Higgins (Ralph Palka) infastidito dalle particolari idee di questo religioso impegnato a modernizzare il linguaggio e i canali comunicativi della Chiesa. Ma l&#8217;affetto di monsignor Paolini per l&#8217;amico di sempre Mario Guarrazzi lo porterà a tentare l&#8217;impossibile: organizzare una vera e propria squadra di atleti da far partecipare alle Olimpiadi. Una soluzione che permetterebbe all&#8217;amico di gioventù di realizzare il sogno di vedere il figlio centometrista impegnato sulla pista olimpionica, dirimendo così anche il forte attrito nei rapporti tra padre e figlio. Solo in questo modo Tommaso potrebbe allenarsi e al contempo seguire la sua vocazione religiosa.</p>
<p>Sarà proprio Guarrazzi, con l&#8217;ausilio del suo ex allenatore (Giorgio Colangeli), a preparare una particolare squadra di atleti reclutati in giro per il mondo tra missioni e conventi: atleti che, dopo anni di agonismo, sono corsi dietro alla chiamata di Dio. Tra loro anche suor Adele &#8211; Chiara Rosa che nella realtà è primatista nazionale nel lancio del peso, lei sì veramente impegnata alle prossime Olimpiadi di Londra. Spetterà a tutti loro vestire le tute bianco-gialle dello Stato Vaticano.</p>
<p><a href="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/05/2012-05-08-12.38.50.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5095" src="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/05/2012-05-08-12.38.50-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Almeno nei progetti di monsignor Paolini che dovrà vedersela con l&#8217;ennesimo deciso rifiuto di monsignor Higgins, ormai intollerante a qualsiasi proposta del suo collaboratore e inorridito dall&#8217;idea di vedere sgambettare preti, frati e suore in pantaloncini in mezzo a uno stadio e sotto gli occhi del mondo. Un&#8217;operazione che, per i fautori del tradizionalismo, potrebbe nuocere pesantemente all&#8217;immagine della Chiesa. Di tutt&#8217;altro parere chi vedrebbe in questo un&#8217;opportunità per portare al mondo un messaggio innovativo. E poi, in ogni modo, il Vaticano è pur sempre uno stato come gli altri.</p>
<p>Monsignor Paolini, sostenuto dalla sorella Marcella (Giulia Bevilacqua), non si arrende e ripesca dalla mente il Giubileo degli sportivi celebrato da Giovanni Paolo II il 29 ottobre del 2000. Quel ricordo è illuminante per monsignor Paolini che associa alle parole di Wojtyla l&#8217;immagine di quella cerimonia e la presenza alla stessa del cardinale Rosati (Mariano Rigillo). Improvvisandosi appassionato di jogging segue l&#8217;atletico segretario di Stato nella corsa nei giardini vaticani e ottiene un prudente incoraggiamento a perseguire sulla strada delle proprie idee e convinzioni.</p>
<p>Colpi di scena, equivoci e stratagemmi danno corpo all&#8217;impresa sorretta da una fitta rete di rapporti interpersonali, sentimenti, storie individuali e sogni comuni. Il 27 luglio 2012, all&#8217;apertura della trentesima edizione delle Olimpiadi, sventolerà anche la bandiera giallo-bianca con chiavi e triregno. Dalla traccia della commedia emergono molti spunti che divengono invitanti tappe di riflessione. A partire dalla ricerca dei nuovi modi di comunicare e comunicarsi per offrire un&#8217;immagine &#8220;fresca&#8221; e al passo con i tempi. Un fronte sul quale la Chiesa è impegnata, basti pensare al modo in cui ha colto e coglie le nuove opportunità di comunicazione, con la presenza nei nuovi ambienti digitali di comunicazione e socializzazione, non perdendo però occasione per invitare alla prudenza e alla necessità di non barattare i rapporti reali con quelli virtuali.</p>
<p>È evidente che il limite tra tradizionalismo e innovazione rimane uno dei cardini principali di confronto, una linea di demarcazione dalla quale gli spiriti conservatori vogliono mantenersi a grande distanza e i progressisti vedono invece come obiettivo reale in una progressiva marcia di avvicinamento. E come la commedia propone lo spirito tradizionalista di monsignor Higgins e quello progressista del cardinale Rosati, così la Chiesa ha i suoi accesi fautori dei due diversi approcci. Evidentemente il film non ha voluto ricondurre ad assonanze e personalizzazioni nell&#8217;attuale governo della Chiesa, per dirla una su tutte non risulta che il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone compia quotidiani allenamenti di jogging all&#8217;ombra del cupolone. Lo stesso cardinale Bertone avrebbe assistito a una proiezione del film ma cosa se ne pensa Oltretevere?</p>
<p>Per il momento non ci sono comunicazioni ufficiali ma &#8220;il Vaticano non può che sorridere compiaciuto&#8221; commenta monsignor Giulio Dellavite, per anni alla Congregazione per i vescovi e oggi segretario generale alla Curia vescovile di Bergamo. Lo stesso monsignore, assieme a don Franco Camaldo cerimoniere papale, sono stati consulenti per la fiction. I produttori e lo stesso Dellavite tengono a precisare che c&#8217;è stata la massima indipendenza quanto alla realizzazione della commedia ma qualche dritta è stata sicuramente importante ai fini della maggiore verosimiglianza possibile con le complesse dinamiche dell&#8217;ambiente. Da segnalare che monsignor Dellavite è entrato indirettamente anche nella commedia: dinanzi al desiderio del giovane Tommaso di mettere a fuoco la sua vocazione, monsignor Paolini gli regalerà &#8220;Benvenuti al ballo della vita&#8221; scritto proprio dal prelato bergamasco.</p>
<p>Tornando alla correlazione effettiva con il Vaticano, c&#8217;è semmai da chiedersi se quella squadra di atleti non possa suggerire una riflessione sulla possibilità di crearne una reale da far gareggiare con gli altri Paesi. Il Vaticano vanta numerosi sportivi, viene disputata la Clericus Cup di calcio, ci sono le squadre delle guardie svizzere e dei gendarmi, insomma la strada al (sano) agonismo è già spalancata. A questo punto lo stato vaticano potrebbe avere i suoi atleti e quando le oggettive attese di battere gli avversari si infrangessero in record impensabili, ci sarebbe sempre la viva speranza nell&#8217;intercessione della Divina Provvidenza.</p>
<p style="text-align: right;">Elisabetta Lo Iacono</p>
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		<title>FEDE E SAGGEZZA / Il progetto divino nella vita dell&#8217;uomo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 15:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora in ascolto delle flebili voci che provengono dalle sorgenti antiche della nostra civiltà, accogliamo la confessione, a noi giunta, dell’imperatore Adriano, nella rievocazione delle splendide pagine di Marguerite Yourcenar. Ai vertici del mondo egli rievocò, con cuore attento e dolente, la vicenda di personaggi famosi nella storia ma sciagurati e funesti, come Alcibiade, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/05/caravaggio_sepoltura-cristo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5090" src="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/05/caravaggio_sepoltura-cristo-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Ancora in ascolto delle flebili voci che provengono dalle sorgenti antiche della nostra civiltà, accogliamo la confessione, a noi giunta, dell’imperatore Adriano, nella rievocazione delle splendide pagine di Marguerite Yourcenar. Ai vertici del mondo egli rievocò, con cuore attento e dolente, la vicenda di personaggi famosi nella storia ma sciagurati e funesti, come Alcibiade, che «lasciò dietro di sé cumuli di morti, ateniesi abbandonati nelle caverne siracusane, una patria vacillante, le divinità dei crocevia scioccamente mutilate dalle sue mani». Staccandosi da lui in tutto, compresa l’empietà verso gli dei, l’imperatore non ebbe dubbi né rimpianti nell’affermare: «avevo lottato in ogni modo per secondare il senso del divino nell’uomo, senza tuttavia sacrificare a esso l’umano».</p>
<p>È avvertito, dunque, il problema &#8211; ben vivo tra i credenti &#8211; del possibile conflitto fra il terrestre e il sovrumano, in situazioni nelle quali ci si sente angosciosamente spinti a mutilazioni un po’ simili a quelle di Alcibiade, spinti dall’idea che, tra l’uno e l’altro dei due ambiti, ci siano fatalmente scontri e inconciliabilità. Questo ordine di pensieri dovrebbe, invece, rendere più ardente, nei cristiani, la fede nel mistero dell’Incarnazione, percepito come il sovrumano prodigio in forza del quale alla natura umana, assunta dal Verbo, è fatto il dono della divina salvezza. Scendendo, però, nei meandri del concreto e del vissuto, non possiamo negare che, anche qui, il progetto divino corra il rischio di finire sconvolto da noi stessi, tanto inclini a smarrirci nelle scelte da compiere al bivio del bene e del male.</p>
<p>Il problema nasce in noi soprattutto quando si è raggiunti dal timore che la fedeltà al piano divino comporti degli ostacoli alla perfetta realizzazione dei nostri progetti umani e dei sogni che ci affascinano, attirandoci verso chissà quali mete di terrestre felicità. Chi non ha mai avuto questo pensiero scagli la prima pietra, e &#8211; sempre per essere leali e sinceri &#8211; si faccia avanti chi potrebbe dimostrare che il ricorso al divino non è mai stato fatto in modo improprio e strumentalizzato, con risultati dannosi sulle condizioni  di vita soprattutto degli indifesi e degli umili. Questo pericolo è perenne, se già l’imperatore Adriano, in tempi così lontani e in contesti di cultura tanto diversi, si preoccupò di «secondare il senso del divino nell’uomo senza tuttavia sacrificare ad esso l’umano». Non è senza significato che, ad esprimere questo pensiero, sia stato un uomo posto ai vertici del potere, ma, ciò nonostante, ancora in grado di farsi qualche domanda sul senso da attribuire alle cose.</p>
<p>Se non mi inganno, sono soprattutto i potenti a cadere nel pericolo di strumentalizzare il divino per avere vantaggi di sapore terrestre e umano, soprattutto in situazioni storiche che consentano il ricorso a un trucco così riprovevole. Occorre inoltre precisare che il tutto può manifestarsi anche in forme molto diverse, cioè  come persecuzione e tentativo, non di strumentalizzare, ma di annientare il senso del divino nell’uomo. Sull’imperatore Adriano è difficile formulare un giudizio, perché, se fu tollerante con i cristiani, non lo fu con gli Ebrei, per gli intrugli che spesso si determinano tra fede e politica.</p>
<p>Si sa che i grandi tentativi di annientare il senso del divino nel cuore dell’uomo hanno suggerito in più di un caso, nella nostra epoca, la strategia dell’ateismo di Stato, con risultati che non sembrano però tanto degni di suscitare entusiasmi. Perciò prima di ritenere il divino una sorte di blocco o di ostacolo per i nostri progetti e sogni umani e terrestri, interroghiamoci con calma e serena saggezza. Il percorso non è facile e la corsa è spesso a ostacoli. A volte le ombre potranno sembrare fitte e invincibili. Cerchiamo di non smarrirci. Anche le difficoltà e le prove possono essere affrontate con buoni risultati, evitando che esse ci rendano peggiori.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Cremascoli</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
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		<title>Gli scatti di Grzegorz, religione e sentimento</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 15:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono foto che raccontano la cronaca e altre che toccano i sentimenti. Gli scatti di Grzegorz Galazka sanno rispondere alle regole dell&#8217;informazione e contemporaneamente alle aspettative dei sentimenti. Ancor più quando si tratta delle fotografie scattate al suo connazionale Karol Wojtyla cui ha dedicato un nuovo libro dal titolo &#8220;Giovanni Paolo II Beato&#8221;, edito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/05/papabeato.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5087" src="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/05/papabeato-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>Ci sono foto che raccontano la cronaca e altre che toccano i sentimenti. Gli scatti di <strong>Grzegorz Galazka</strong> sanno rispondere alle regole dell&#8217;informazione e contemporaneamente alle aspettative dei sentimenti. Ancor più quando si tratta delle fotografie scattate al suo connazionale Karol Wojtyla cui ha dedicato un nuovo libro dal titolo <strong>&#8220;Giovanni Paolo II Beato&#8221;, edito da IPZS Libreria dello Stato</strong>.</p>
<p>L&#8217;album, appena pubblicato, contiene 145 immagini che raccontano il pontificato e la spiritualità del pontefice polacco, ritratto in diversi contesti e situazioni. A un anno dalla beatificazione, Galazka propone un volume prezioso di ricordi su uno dei pontefici più amati e mediatici della storia, presentato giovedì pomeriggio, presso il Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti, dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal presidente dell&#8217;Istituto poligrafico e Zecca dello Stato Maurizio Prato e dal vicepresidente dell&#8217;Opera Romana Pellegrinaggi monsignor Liberio Andreatta.</p>
<p>Il legame di questo fotografo polacco con il papa connazionale è nato poco per volta: nel 1985 Galazka comincia a frequentare il Vaticano, prima seguendo le udienze generali, poi i viaggi in Italia, sino a salire sui voli papali che lo porteranno per ben quarantaquattro volte al seguito del papa in Paesi esteri. Un rapporto mediato dalla sua macchina fotografica sempre puntata su quella figura prima atletica poi sempre più statica ma non per questo meno espressiva. Scatto su scatto Galazka è divenuto uno dei fotografi più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, autore di numerosi servizi e di oltre settanta album fotografici.</p>
<p>Una posizione di rilievo nel panorama dell&#8217;informazione religiosa che non ha mai scalfito la sua riservatezza e umiltà, mantenendo piuttosto sempre fisso il suo occhio nell&#8217;obiettivo, da sette anni puntato su papa Benedetto XVI. Il nuovo album, con testo in italiano e inglese, accompagna tra immagini straordinarie da sfogliare e apprezzare nella loro arte, storicità e intensità.</p>
<p>Non a caso era di Galazka l&#8217;immagine ufficiale della beatificazione, riprodotta sul drappo appeso al loggiato centrale della basilica di San Pietro il 1° maggio dell&#8217;anno scorso, scattata il 19 febbraio del 1989 durante la visita di Giovanni Paolo II alla parrocchia romana di Santa Maria Mater Ecclesiae. Un volume fotografico che contribuisce a &#8220;tramandare la memoria di Giovanni Paolo II&#8221; come ha detto il cardinale Vallini, ripercorrendo la figura umana e spirituale di papa Wojtyla. Fare memoria di Giovanni Paolo II &#8211; ha sottolineato il cardinale vicario di Roma &#8211; significa non solo ammirarlo, pregarlo, ma anche dire che quel suo segreto di vita può diventare nostro, per creare armonia e pace e per farsene portatori verso gli altri&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">
Elisabetta Lo Iacono</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Oltre la crisi, con la Carità e la Verità</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 11:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Rigenerare comunità per ricostruire il Paese &#8211; Acli artefici di democrazia partecipativa e buona economia&#8221; è non solo il tema ma soprattutto l&#8217;obiettivo che si sono prefisse le Acli, riunite sino a domenica a Roma, nel congresso nazionale per l&#8217;elezione del presidente e il rinnovo degli organismi. Ieri l&#8217;apertura dei lavori all&#8217;Hotel Sheraton Golf &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Rigenerare comunità per ricostruire il Paese &#8211; Acli artefici di democrazia partecipativa e buona economia&#8221; è non solo il tema ma soprattutto l&#8217;obiettivo che si sono prefisse le Acli, riunite sino a domenica a Roma, nel congresso nazionale per l&#8217;elezione del presidente e il rinnovo degli organismi. Ieri l&#8217;apertura dei lavori all&#8217;Hotel Sheraton Golf &#8211; Parco de&#8217; Medici con la partecipazione, tra gli altri ospiti e autorità, del ministro Elsa Fornero e del segretario generale della Cei monsignor Mariano Crociata.</p>
<p>Il 24° congresso nazionale delle Associazioni cristiane lavoratori italiani si apre in una fase storica e sociale molto delicata in cui &#8220;ci viene chiesto un impegno riformatore non meno audace di quello passato. Il pericolo non è meno grande, la crucialità del momento non meno decisiva di quelle lontane stagioni&#8221; ha sottolineato nel suo intervento di apertura il presidente Andrea Olivero, citando alcuni grandi cattolici che hanno segnato positivamente la storia italiana come De Gasperi, Fanfani, Vanoni, La Pira, Dossetti, Lazzati e Moro &#8220;che ha dato al riformismo cattolico la palma del martirio&#8221;.</p>
<p>Un congresso cui le Acli si presentano forti di numeri e di programmi: 981.655 iscritti solo in Italia e oltre 16mila all&#8217;estero, 7486 strutture territoriali tra cui circoli, sedi provinciali e regionali, la presenza in trenta Paesi nel mondo con progetti per l&#8217;emigrazione italiana e per la cooperazione e promozione sociale in alcune aree in difficoltà di Brasile, Argentina, Balcani e Africa.</p>
<p>Per fotografare meglio la realtà sociale ed economica italiana, è stato commissionato un sondaggio svolto da Ipr Marketing in collaborazione con Iref, l&#8217;istituto di ricerca delle Acli, dal titolo &#8220;Come e quando usciremo dalla crisi economica?&#8221;. Quello che ne emerge è un quadro di forte preoccupazione e di precarietà, dove a prevalere è lo scoraggiamento per una situazione che non presenta ancora vie di uscita certe. E il timore maggiore è quello di non comprendere quali possono essere ancora i sacrifici richiesti ai cittadini e, di conseguenza, quale può essere la tenuta del portafoglio delle famiglie italiane.</p>
<p>A quanto emerge dal sondaggio, il 60,2% degli intervistati ritengono che una spesa imprevista mensile di 100 euro peserebbe molto o abbastanza sul bilancio familiare, con punte del 70,9% al sud, del 68,7% tra le donne e del 62,7% tra gli under 35. La crisi, i cui inizi per circa la metà del campione sono riconducibili al periodo tra il 2010 e il 2011, è percepita come un fardello che ci porteremo addosso ancora per tre anni e dalla quale, per il 40,2% degli intervistati, usciremo in condizioni peggiori rispetto a quando ci siamo finiti dentro. Per questo il 44,7% si immagina, tra dieci anni, più povero.</p>
<p>Non ci si può quindi sorprendere se i sentimenti più diffusi sono quelli di preoccupazione, insicurezza e pessimismo, con la speranza che sembra una prerogativa soprattutto degli uomini over 54enni, dei laureati e dei cattolici praticanti. &#8220;La sfiducia dei nostri concittadini nella politica così com’è – ha rimarcato il presidente Olivero &#8211; , rischia di impantanarsi in una deriva anti-politica senza sbocchi. O peggio in soluzioni populistico-demagogiche di cui non mancano segnali evidenti&#8221;.</p>
<p>Quanto all&#8217;attuale governo, il presidente delle Acli ha detto chiaramente che &#8220;l&#8217;affidamento alla competenza dei tecnici non basta a dare risposte ai cittadini sempre più impoveriti dalla crisi, impauriti dall&#8217;insicurezza del futuro, dal drastico ridimensionamento del sistema di protezione sociale del welfare. Paradossalmente, la relativa libertà dalla ricerca del consenso da parte del governo dei “tecnici” può accentuare la distanza tra i cittadini e le istituzioni governative,  se non è accompagnato da un ascolto costante dei bisogni reali e del disagio sociale, vero “tsunami” latente ma avvertibile di una crescente disuguaglianza non più solo di “opportunità” (tipica preoccupazione di una fase di crescita ) ma di condizioni e di tutele reali&#8221;.</p>
<p>Non solo, &#8220;la  fragilità di questa compagine governativa – ha aggiunto – oltre che dalle ragioni di carattere emergenziale che conosciamo, nasce dalla sua difficoltà a comunicare al Paese qual è il disegno, il progetto complessivo a cui è chiamato, attraverso sacrifici di notevole entità. Questo è proprio e solo il compito della politica quale noi la conosciamo e la intendiamo. Compito che si può sospendere, ma non delegare e non troppo a lungo. C’è bisogno di politica, c’è bisogno di buona politica. Di politici competenti, appassionati, moralmente rigorosi&#8221;.</p>
<p>E in effetti dal sondaggio emerge la strada obbligata dell&#8217;equità e della moralità, accompagnate dalla competenza delle classi dirigenti e dall&#8217;innovazione. Ogni crisi ha le proprie appendici di esasperazione e così quasi un terzo del campione ritiene la &#8220;rivoluzione&#8221; l&#8217;unico mezzo per cambiare questo Paese.</p>
<p>Tornando invece ai più miti consigli, gli intervistati pensano che la nuova marcia si possa ingranare seguendo la strada riformista e proprio il riformismo è il compito che le Acli vedono per i cattolici nella vita pubblica del Paese. &#8220;Un riformismo democratico e sociale, che parte dagli ultimi, che ha come compito civilizzare l’economia e civilizzare la politica&#8221;, raccomanda il presidente nazionale.<br />
Una sfida tutta aperta che in questi giorni di lavori si arricchirà di nuovi interventi e contributi.</p>
<p>Intanto è arrivato il placet dei vescovi italiani portato al congresso dal segretario generale monsignor Crociata: &#8220;le Acli &#8211; ha detto &#8211; non rendono solo un servizio apprezzato alla Chiesa ma si adoperano per una autentica umanizzazione dell’intera società italiana e contribuiscono alla sua crescita&#8221;. Segno dell&#8217;attenzione della Chiesa italiana all&#8217;operato delle Acli, ormai saldamente riconquistata dopo anni di forte tensione.</p>
<p>In realtà le Acli avevano ottenuto la &#8220;benedizione&#8221; di Pio XII al loro primo congresso nazionale del 1945 quando papa Pacelli le definì &#8220;cellule dell&#8217;apostolato cristiano moderno&#8221;, ricevendo in udienza i suoi iscritti il 1° maggio di dieci anni dopo. La Cei interviene con decisione, a fine degli anni &#8216;50, nel dibattito interno stabilendo precise regole in merito al loro ruolo e soprattutto alle compatibilità tra direzione del movimento e mandato parlamentare.</p>
<p>Il momento di maggiore attrito è di certo quello con Paolo VI che, nel discorso del 19 giugno 1971 in occasione dell&#8217;ottava assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, usa parole decisamente forti nei confronti delle Acli: &#8220;abbiamo visto con rammarico il recente dramma delle Acli e cioè abbiamo deplorato, pur lasciando piena libertà, che la Direzione delle Acli abbia voluto mutare l’impegno statutario del movimento e qualificarlo politicamente, scegliendo per di più una linea socialista, con le sue discutibili e pericolose implicazioni dottrinali e sociali. Il movimento, che ha goduto in Italia per non brevi anni di particolare interessamento da parte della Chiesa, è purtroppo così uscito, di sua iniziativa, dall’ambito delle associazioni, per le quali la Gerarchia accorda il suo consenso&#8221;.</p>
<p>Parole che arrecarono profonde ferite interne ma che, alla fine, non hanno compromesso il rapporto con la Chiesa. Il momento ufficiale e pubblico del disgelo è riconducibile al 1991 quando Giovanni Paolo II, in occasione del congresso nazionale, ricevette in udienza papale i rappresentanti.</p>
<p>Il rapporto di oggi sta nelle parole di monsignor Crociata: &#8220;Non vi prefiggereste obiettivi così ambiziosi, se non nutriste la convinzione che non siamo condannati a rimanere vittime degli eventi, ma che è possibile abbracciare la responsabilità di farsi protagonisti, così da orientare la storia verso sviluppi di giustizia, procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità&#8221;. </p>
<p style="text-align: right;">Elisabetta Lo Iacono</p>
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		<title>FEDE E SAGGEZZA / La Chiesa e il mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 08:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Padri del deserto, ai quali ci rivolgiamo nel desiderio di avere lumi di fede e di saggezza pensando alle loro scelte di vita dettate da indomita fede nelle cose supreme senza ambiguità e compromessi, inducono, di riflesso, a porre confronti con la condizione cristiana quando essa coincide con un’esistenza in cui tutto è normale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/04/imagesCAJ2PM9E.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5077" src="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/04/imagesCAJ2PM9E.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>I Padri del deserto, ai quali ci rivolgiamo nel desiderio di avere lumi di fede e di saggezza pensando alle loro scelte di vita dettate da indomita fede nelle cose supreme senza ambiguità e compromessi, inducono, di riflesso, a porre confronti con la condizione cristiana quando essa coincide con un’esistenza in cui tutto è normale e consueto, cioè  nel mondo, come si usa dire, ove il contesto è ben diverso da chi compie ogni rinuncia per il Regno di Dio. Mi incalzano questi pensieri perché sono tornato alla lettura di due libri pubblicati da Karl Rahner, negli anni Sessanta, su temi evocati da questi titoli: «La fede in mezzo al mondo», e «La fede che ama la terra: meditazione per i cristiani impegnati nel mondo». Occorre qui precisare che il termine ‘mondo’ assume, in questi discorsi, un’accezione speciale, difficile ad essere definita in termini perentori e chiari, soprattutto quando l’alternativa è espressa dalla condizione cristiana accettata nelle verità di fede e nei precetti di vita che la Chiesa propone.</p>
<p>È ovvio ed elementare &#8211; e va ribadito &#8211; che nessuno vorrà dire che, all’interno della Chiesa come umana struttura, ci siano solo rettitudine e bene, mentre al di fuori di essa &#8211; nel mondo appunto &#8211; ci siano solo errori e male. Ci si vergogna quasi nel fare una simile precisazione, ma si sa che spesso sono proprio le cose ovvie che esigono di essere dette. Animati da questo desiderio di chiarezza, dobbiamo, però, essere coerenti e non rinunciare ad altri percorsi di consapevolezza, quand’anche sembrassero segnati da ovvietà. Si chiarisca anzitutto che, al di là dei comportamenti degli uomini e del succedersi degli avvenimenti che creano la storia, tra la Chiesa e il mondo (usiamo ormai questi due termini per procedere nei confronti) vi sono differenze abissali, sia nei contenuti delle verità proclamate, sia, di conseguenza, nel modo di impostare la vita.</p>
<p><a href="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/04/cartoon_church_windows.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5078" src="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/04/cartoon_church_windows-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Quanto alla Chiesa, si sa che è vista e giudicata da varie prospettive, spesso di tipo molto umano e terrestre, anche perché essa, di fatto, entra nella storia come una delle componenti di indubbia rilevanza. Ciò che, però, la caratterizza è di ben altra natura, perché il suo compito è di annunciare realtà essenzialmente segnate dal sovrumano e dal divino, così al di fuori dei nostri schemi mentali da non avere, di per sé, alcuna forza per poter sussistere e sopravvivere. Si sa che il loro annuncio, nella storia del mondo, apparve in un determinato tornante storico e in un contesto di totale assenza di risorse e di poteri umani a loro favore. Oggetto di tale annuncio furono e sono i divini misteri che esprimiamo con queste nostre parole: la Trinità, l’Incarnazione, la Risurrezione di Cristo, la vita divina comunicata ad ogni creatura umana, la Grazia trasmessa dai sacramenti, e &#8211; dulcis in fundo &#8211; la forza vivificante dello Spirito come garanzia di assistenza e di sopravvivenza in tutti i tempi e sino agli estremi confini della terra.</p>
<p>L’annuncio di queste verità che è possibile accogliere solo attraverso le vie della fede, è rivolto ad uomini che &#8211; come è prevedibile &#8211; reagiscono e reagiranno in modi totalmente diversi e difformi. Saranno, cioè, l’accoglienza o il rifiuto a segnare lo spartiacque tra le due entità che, nella tradizione cristiana, vengono denominate la Chiesa e il mondo. Va anche notato che tra i due citati, opposti atteggiamenti si sono determinate, nella storia, diversissime modalità di realizzazione, perché si andò da un’adesione vissuta nell’abbandono anche fisico del mondo, praticato dai Padri del deserto e ancora oggi nelle clausure, sino alle forme estreme di ostilità e di persecuzione, macchiate da violenze con spargimento di sangue.</p>
<p>Si impongono, allora, almeno dei cenni a queste diversissime modalità di reazione, spesso anche difficili da interpretare e da contestualizzare storicamente. Ci troviamo, però, senza spazio e, se ci fosse qualche potenziale lettore, avrà la bontà di attendere l’occasione propizia per un nostro prossimo incontro.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Cremascoli</p>
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		<title>Gli &#8220;inquieti cercatori&#8221; svelano la loro anima</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni su Radio Uno Rai, nella rubrica “Oggiduemila” del Giornale Radio, molte persone non comuni hanno svelato al microfono di Vito Magno un pezzetto della loro parte più intima e più vera, quella che troppo spesso i riflettori della notorietà lasciano nell’ombra. Ora un bellissimo libro raccoglie oltre cento di queste interviste, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/04/9788825018066.jpg"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-5066" src="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/04/9788825018066-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></strong></a><em>Negli ultimi anni su Radio Uno Rai, nella rubrica “Oggiduemila” del Giornale Radio, molte persone non comuni hanno svelato al microfono di Vito Magno un pezzetto della loro parte più intima e più vera, quella che troppo spesso i riflettori della notorietà lasciano nell’ombra. Ora un bellissimo libro raccoglie oltre cento di queste interviste, in cui si parla di Dio e del senso della vita. Qui nel nostro blog i ruoli si rovesciano, ed è l&#8217;intervistatore e autore del libro Vito Magno a sottoporsi alle domande di Stefano Cuneo.</em><br />
        </p>
<p><strong>Quante interviste ha realizzato nel corso della sua attività giornalistica?</strong><br />
Per Radio Rai almeno un migliaio, dai primi anni ’90 fino a oggi. </p>
<p><strong>Nel libro ce ne sono centocinque: si può seguire l’ordine crescente delle pagine, si può aprire a caso, oppure si può scegliere un personaggio dall’indice secondo i propri gusti. Perché ha scelto di attenersi all&#8217;ordine alfabetico?<br />
</strong>Perché lasciandoli in ordine sparso, o seguendo altri criteri, avrei rischiato di sminuire la pregnanza dei contenuti. Occorreva dare unità formale a un libro che, con oltre 1.500 domande e risposte, è una specie di inchiesta su Dio e sul senso della vita.</p>
<p><strong>Quale comune denominatore hanno i personaggi che ha intervistato?</strong><br />
Ce n’è più di uno; il primo è l’ammissione di essere “inquieti cercatori”, perché più di altri essi si accorgono che la notorietà e il benessere non bastano a placare la loro sete di verità e di felicità. C’è poi in loro la consapevolezza che il talento posseduto è un dono ricevuto e che è peccato non trafficarlo. C’è inoltre in loro il riconoscimento delle fragilità, che si nascondono dietro la loro immagine pubblica di persone vincenti. Noi siamo abituati a vedere i vip distanti e idealizzati attraverso il filtro della televisione e dei grandi mezzi di comunicazione, ma nel rapporto con Dio anche il più patinato dei vip si riscopre nella sua umanità.</p>
<p><strong>Perché su centocinque interviste, ben trentadue riguardano cantanti o esponenti del mondo della musica?<br />
</strong>Il motivo più semplice è che andando ogni anno al Festival di Sanremo, come inviato di “Oggiduemila”, faccio delle conoscenze nel mondo musicale che mi sono utili nel corso dell’anno. Ma il motivo principale è di natura spirituale e ha un appiglio in ciò che diceva Sant’Agostino: “la musica eleva l’anima a Dio”. Penso perciò che i musicisti diano voce alla scintilla del divino che hanno dentro di loro. Inoltre la musica in se stessa è un veicolo di educazione, di bellezza, di spiritualità; non ultimo, che le canzoni sono uno specchio della società, e quindi un documento sociale. Comunque solo un quarto del libro riguarda interviste a musicisti, negli altri tre quarti troviamo attori come Raul Bova, intellettuali come Umberto Eco, show man come Fiorello, scienziati come Rita Levi Montalcini, registi come Ermanno Olmi, fondatori e santi come Madre Teresa di Calcutta.</p>
<p><strong>E poi troviamo anche il nome di Joseph Ratzinger.<br />
</strong>Sì, ovviamente quando era cardinale. Le mie interviste con lui sono state diverse; in questo libro ho inserito quella in cui parlava della situazione della Chiesa in Europa, spingendo lo sguardo al futuro assetto della Curia Romana. “Il Santo Padre – diceva il cardinale Ratzinger – avrà sempre bisogno di collaboratori, ma la storia insegna come le forme di  collaborazione possono cambiare”.<br />
        <br />
<strong>Da sacerdote, come si è sentito tra i famosi?<br />
</strong>Perfettamente a mio agio. Nell’antichità il sacerdote veniva chiamato “pontifex”, definizione caduta poi in disuso e riservata solo al papa. “Pontifex” indica chiaramente che la natura e il compito del sacerdote è fare da “ponte” tra Dio e gli uomini, tra l’immanenza e la trascendenza. Se si sottraesse a questo compito di mediazione il sacerdote mancherebbe alla sua missione, tanto più oggi che la Chiesa si sforza di entrare in dialogo con i lontani, promuovendo iniziative impensabili solo fino a qualche decennio fa, come“Il Cortile dei Gentili” e gli Incontri Interreligiosi di Assisi. Nella prefazione al libro, Antonio Preziosi, direttore del Giornale Radio Rai e di Radiouno, mi chiama “Reporter della coscienza più profonda”. E’ una definizione che coglie nel segno, perché ho sempre pensato di fare il giornalista in quanto sacerdote, non viceversa!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il libro di Vito Magno &#8220;ANCHE LORO, inquieti cercatori&#8221;, con prefazione di Antonio Preziosi, edizioni Rai Eri &#8211; Messaggero Padova, sarà presentato al Salone del Libro di Torino, nello stand della Rai, sabato 12 maggio alle ore 10. A presentarlo saranno: Antonio Preziosi direttore del Giornale Radio e di Radio Uno, Ugo Sartorio direttore delle Edizioni  Messaggero di Padova, Ernesto Olivero fondatore del Sermig, Alessandra Comazzi giornalista del quotidiano La Stampa, Francesco Devescovi direttore di Rai-Eri.</strong></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
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		<title>FEDE E SAGGEZZA / &#8230; e come rimetterla in piedi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>

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		<description><![CDATA[I percorsi della fede e della saggezza risentono fortemente di trasformazioni della cultura che, in certe epoche, assumono proporzioni di vastissima entità. Restando nell’ambito della storia dell’Occidente e con riferimento a categorie di pensiero e a paradigmi di valori elaborati nel mondo greco-latino, riprendiamo, ora, questi due interrogativi, già formulati: ci furono, nel passato, fasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I percorsi della fede e della saggezza risentono fortemente di trasformazioni della cultura che, in certe epoche, assumono proporzioni di vastissima entità. Restando nell’ambito della storia dell’Occidente e con riferimento a categorie di pensiero e a paradigmi di valori elaborati nel mondo greco-latino, riprendiamo, ora, questi due interrogativi, già formulati: ci furono, nel passato, fasi storiche nelle quali la cultura dell’età classica sembrò destinata a sparire? E inoltre: come stiamo ora e, soprattutto, come sarà nel futuro?</p>
<p>Pur nella consapevolezza che, in discorsi di questo tipo, si va per approssimazione, si può rispondere al primo quesito evocando le vicende legate al tramonto dell’impero romano, lento e drammatico anche per il silenzio delle lettere e delle arti, in città ridotte a deserto e nell’incalzare di nuove genti in arrivo da mondi lontani. In tale contesto il destino della cultura mediterranea sembrava segnato per sempre, per la totale assenza di sedi e di mezzi in grado di offrire condizioni di sopravvivenza. Il dileguo, però, non avvenne e, alla salvezza del pensiero e dei testi del mondo antico, contribuì in modo determinante l’istituzione cristiana, già dall’inizio con l’opera di Boezio e di Cassiodoro e poi con le scuole cattedrali e monastiche. Nacque, così, il medioevo che culminò nel genio di Dante, e la lingua dell’antica Roma, pur modificata nel lessico e nell’impianto, divenne tramite di pensiero e di cultura per un gran numero di genti, affiancandosi, già con lo stesso Dante, ai nuovi idiomi che assumevano dignità e vita.</p>
<p>I secoli che ci separano da quel mondo hanno visto trasformazioni radicali con velocità supersonica, soprattutto oggi con il diffondersi della tecnologia e del relativo lessico, destinato &#8211; si direbbe &#8211; ad assumere un ruolo fondamentale e quasi unico nel modo di esprimersi e di comunicare. Che sarà allora del tesoro immenso delle <em>humanae litterae</em>, ove la parola evoca i segreti riposti dell’anima ed è sforzo incessante per raggiungere traguardi sempre nuovi sulle vie dell’infinito e dell’ineffabile? Una cultura umanistica ben programmata e trasmessa è stata in grado, per secoli, di fissare, attraverso nozioni condivise, agganci immediati nell’esprimersi e nel comunicare, e non solo su dati tecnici ma soprattutto quanto a sentimenti, aneliti, fremiti di pensiero e di vita.</p>
<p>Riuscirà ora l’istituzione cristiana a fare qualcosa di simile a ciò che avvenne all’inizio dell’età di mezzo, dopo il crollo dell’impero romano e nel ricupero dei tesori trasmessi nelle <em>humanae litterae</em> del mondo classico? Non si dimentichi che il medioevo cristiano fu attraversato in pieno dall’eredità delle dottrine di Aristotele e di Platone, ritenute possibili basi per elaborare in profondità il discorso sull’uomo e su Dio. Dante, nel viaggio dal tempo all’eterno, ebbe come compagno Virgilio ed incontrò con devota ammirazione, nel limbo, i quattro grandi poeti dell’età classica.</p>
<p>Parlo con frequenza di questi argomenti e mi impressiona il punto di vista di un amico, da poco scomparso, medievista insigne e attentissimo, da credente, ai grandi temi della cultura e della fede. A suo parere, compito precipuo dell’istituzione cristiana, in questa nostra età postcristiana e secolarizzata all’estremo, è l’annuncio senza glossa dei contenuti specifici e unici del messaggio evangelico, tutti verticalizzati nel grande evento dell’Incarnazione, con l’invito ad aderirvi in pienezza di fede <em>in interiore homine</em>, nel sovrumano mistero della vita nascosta con Cristo in Dio. L’annuncio cristiano deve, cioè, risuonare come se fosse dato per la prima volta, senza rivestimenti o operazioni di soccorso, che non sarebbero né comprese né accolte.</p>
<p>Riflettere su queste cose è già un dono divino e mi auguro che, nella comunità dei credenti e anche al di fuori di essa, non manchino spiriti vigili e attenti. Ci sono sempre stati, e ciò ha dato qualche luce alla terra.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Cremascoli</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
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		<title>Grazie Signore per questo Papa!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 07:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gratias tibi Deus, gratias tibi! Parole in latino che non hanno bisogno di traduzione. Grazie Signore per questo Papa. Quando fu eletto misi sulla mia scrivania la foto del piccolo Joseph con lo zainetto: non è solo un ricordo simpatico, è la foto della sua anima. Si riconosce uno sguardo  buono e intelligente, affettuoso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/04/ratzinger1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5059" src="http://raivaticano.blog.rai.it/files/2012/04/ratzinger1-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>Gratias tibi Deus, gratias tibi! Parole in latino che non hanno bisogno di traduzione. Grazie Signore per questo Papa. Quando fu eletto misi sulla mia scrivania la foto del piccolo Joseph con lo zainetto: non è solo un ricordo simpatico, è la foto della sua anima. Si riconosce uno sguardo  buono e intelligente, affettuoso e curioso: così è stato per tutta la vita. Le sue affollate lezioni di teologia all’università diventavano momenti di preghiera: tanta era la partecipazione al mistero di Gesù. Questo Papa forse è l’unico caso nella storia in cui il protagonista verrà ricordato “anche” come pontefice. Come il suo teologo preferito Agostino, che è ricordato “anche” come vescovo. Ratzinger ha parlato di Dio all’uomo d’oggi nella maniera giusta. Nessuno come lui è al corrente di quanta avversione al cristianesimo ci sia nella cultura dominante contemporanea. A questa avversione ha risposto pacatamente con la fiducia di chi sa che un grammo di verità pesa più di una tonnellata di chiacchiere. Il suo libro più famoso “Introduzione al Cristianesimo” fu scritto per rispondere alla ventata marxista che, dopo il ’68, rischiava di contaminare anche la teologia. Non tutto è politica, la Chiesa è stata fondata da Gesù non per alzata di mano di un’assemblea. I contenuti della fede furono spiegati con chiarezza e fascino, come nei due libri su Gesù e con le recenti encicliche. Grazie Santo Padre per i suoi 85 anni vissuti così bene e per i 7 anni di pontificato che ci hanno illuminato.</p>
<p style="text-align: right;">Pippo Corigliano</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>FEDE E SAGGEZZA / Come sgretolare una cultura&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 17:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rai Vaticano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei nostri incontri (se mai ci furono) abbiamo chiesto lumi, sia per la saggezza sia per gli itinerari di fede, anche al grande patrimonio di cultura del mondo classico, fonte, nei secoli, di tanti aiuti per la meditazione, in cui è giusto impegnarsi, sul senso della vita e sui traguardi a cui mirare nel cammino della civiltà. Ora però, così come si mettono le cose, è giusto chiedersi, se, di quel patrimonio, qualcosa potrà sopravvivere per le future generazioni o se, per i più svariati motivi, non resterà più nulla nella memoria collettiva. Il perché di tale domanda è presto detto. Gli ambiti del sapere, oggi, sono sempre più frantumati e specialistici, e, del resto, è fatale che sia così, perché, nella massa delle scoperte e dei dati acquisiti, anche le menti più onnivore si sentono sopraffatte e debbono fatalmente muoversi nel proprio orticello, che, del resto, è spesso sterminato.</p>
<p>Anche le istituzioni scolastiche risentono di queste &#8211; peraltro in sé affascinanti &#8211; evoluzioni nella storia della cultura, e devono guardicchiare in qua e in là per dare una spruzzatina di un po’ di tutto nei programmi elaborati per le masse degli iscritti, che, in più, vivranno un’esperienza spesso destinata ad essere travolta da mille richiami che la società offre, al di fuori della scuola. Questa, d’altronde, deve immettere nel mondo del lavoro giovani pronti per professioni con competenze sempre più raffinate e specialistiche nell’universale dominio della tecnologia. Sento poi dire che, nelle stesse discipline umanistiche, i programmi godono di una certa elasticità quanto alla scelta degli argomenti, degli autori e dei testi da studiare. In linea di massima il metodo può anche piacere, almeno nella misura in cui consente di adattare i percorsi culturali alle situazioni e alle attese degli alunni.</p>
<p>Dal punto di vista del problema che sento sorgere in me, le difficoltà, però, crescono, perché, in questo modo, si sgretola la condivisa conoscenza di categorie della cultura all’interno di popoli e di determinati settori della civile convivenza. Se si perdono dati e tesori di dottrina vivi per tradizione nella memoria collettiva e intensamente amati, cade anche la possibilità di intendersi con spontaneità e immediatezza e di comunicare con eleganza e con grazia il pensiero.</p>
<p>Un amico, colto professionista con impegni in ambito tecnologico, mi narrò di essersi trovato, a cena, a un tavolo con tre architetti. Per dare inizio alla conversazione, uscì con questa battuta, che riporto ad litteram: «aleggiano, tra noi, i mani di Vitruvio». Quale non fu, però, la sua meraviglia nel prendere atto di sguardi gelidi e smarriti da parte dei commensali. Commentando il fatto, il mio interlocutore si abbandonava a giudizi severi, dicendosi sicurissimo che la nube dell’inconoscenza si posava sia sui mani, sia &#8211; e ciò era obiettivamente gravissimo &#8211; su Vitruvio, l’autore dell’unico trattato architettonico dell’antichità a noi giunto. Sul termine mani, il discorso sarebbe stato troppo complesso, e &#8211; forse &#8211; potevo ottenere dal mio interlocutore che non incrudelisse su architetti ignari dell’esistenza di innumerevoli iscrizioni sepolcrali che evocano gli spiriti dei trapassati indicandoli con quel nome. Ho anche cercato &#8211; ma invano &#8211; di sostenere che i tre commensali, pur al corrente dei dati di cultura da cui era nata la battuta testé riferita, provassero fastidio nel sentirli enfaticamente citati nel contesto di una cena.</p>
<p>Un fatto comunque è certo. Anche tra persone di cultura media o medioalta, si impoverisce l’ambito delle nozioni condivise a cui riferirsi per discorsi di approfondimento su temi legati alla realtà e alla vita, fra i quali &#8211; per stare a noi &#8211; la fede e la saggezza. I volti del sapere mutano, e occorre tenerne conto. Fu così anche in passato? Come sarà nel futuro? Questi interrogativi, se non mi inganno, mantengono un certo fascino. Siamo giunti, però, al capolinea. Dobbiamo scendere, in attesa del prossimo tram.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Cremascoli</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
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