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FEDE E SAGGEZZA / Gioie e dolori della tecnocrazia

By Rai Vaticano | Dicembre 11, 2012

Il tema della tecnocrazia come dato costante con cui confrontarsi nelle opere e nei giorni, non sembra poter essere evitato in un progetto di vita in cui misurarsi seriamente con la realtà. Ci sono almeno due aspetti del problema: la necessità di imparare mille nuove cose, e, in seconda istanza, rendersi conto che la condizione psichica e gli stessi meccanismi mentali subiscono scosse per il fatto che ormai si è costretti a dire: clicco ergo sum. Quanto allo stare al ritmo dei tempi che mutano sotto i colpi della tecnocrazia, occorre subito ricordare che il problema si pone in termini ben diversi a seconda dell’età in cui ci si trova nel terrestre viaggio. Sembra che i giovanissimi abbiamo già il tutto nel loro DNA, ma non è così per chi ha passato la prima fase della vita ritenendo la bicicletta un mezzo tra i più tecnicamente avanzati per passare da un luogo all’altro, e ha imparato a scrivere intingendo penna e pennino nell’inchiostro, sobbalzando di gioia giunto all’uso della stilografica da caricare a stantuffo.

Circa un ventennio fa, se non mi inganno, i rappresentanti di questa tribolata generazione si sono trovati a un bivio: appartarsi in splendido isolamento (o in sdegnosa solitudine) nell’imperversare del turbine, o attivarsi nel desiderio di non finire emarginati ed esclusi. Pare che molti abbiano deciso – con saggezza – di imboccare questa seconda via, misurandosi con le relative difficoltà. L’ambito della tecnocrazia nei risvolti dell’esistenza è, infatti, molteplice e proteiforme. Il computer sta in vetta, ma, nell’elenco, vanno posti tutti gli elettrodomestici, il bancomat, la carta di credito, gli MP variamente numerati, l’Ipad, il fax, i congegni sempre nuovi che corredano le automobili di nuova generazione, i vari decoder, i telefonini in tutte le loro specie e sottospecie, i telecomandi e via discorrendo. Mi fermo, però, anche perché parlo non da esperto, ma orecchiando qua e là.

Il dilemma che mi si presenta è questo: tutto ciò aiuta la nostra vita o pone valanghe di problemi di fronte ai quali occorre fornirsi di supplementi di saggezza per non finire psicologicamente scossi e provati? L’interrogativo potrà sembrare ozioso e strano soprattutto ai giovani, ai quali però è giusto dire che, dati i tempi che corrono, non è bene – neppure per loro – cullarsi in troppe beatitudini. In concreto: qual è la valanga di problemi dai quali, con la tecnocrazia, si potrebbe essere travolti? Anzitutto la massa delle novità che precipita su di noi. Ciò che è nuovo può dare fascino ma crea sempre qualche impegno, perché occorre cambiare abitudini e gesti consueti, adattarsi a situazioni mutate e, magari, imparare, e non senza fatica, molte cose nuove. Sono così tante le realtà con cui confrontarsi nell’esplodere della tecnocrazia, che può esserci persino il pericolo di non riuscire a memorizzarne il nome.

A tale proposito può capitare di assistere a scenette curiose, quando, di due individui in dialogo, uno di essi assume il ruolo di protagonista, perché sa misurarsi con padronanza e destrezza nella terminologia relativa agli ultimi prodotti della scienza e della tecnica. Se si tratta di persona di classe e discreta (ma un tale prodigio avviene raramente sulla terra!), il discorso prenderà altre strade, ed anche l’interlocutore potrà sentirsi, come Mosè, salvato dalle acque. Il protagonista potrebbe, invece, insistere senza alcuna pietà, e, in questo caso, per l’interlocutore – sventurato – il meglio sarebbe di non rispondere e di cercare, con qualche astuzia, una via d’uscita. Una tale scelta non è, però, di tutti, e può accadere che l’interlocutore, sorpreso nella sua ignoranza, faccia tentativi di disperata difesa, restando, però, sconfitto nell’impari lotta.

Con l’imperfetta conoscenza o nell’ignoranza del lessico della tecnologia, si è solo nella fase iniziale dei problemi in cui ci si trova in questo vorticoso compiersi di conquiste tecnologiche. Per completare il quadro molti altri punti e temi possono essere intravisti e affrontati. Ci si proverà. Sarà un’otium vano e colpevole? Speriamo di no.

Giuseppe Cremascoli
     

Topics: Dibattiti | 2 Comments »

2 risposte per “FEDE E SAGGEZZA / Gioie e dolori della tecnocrazia”

  1. Francesca scrive:
    Dicembre 13th, 2012 alle 11:22

    Il Monsignore che qui ha affrontato l’argomento “nuove tecnicologie” ha messo in evidenza anche i rischi con i benefici, se così si possono chiamare , che questo avanzare prepotente di strumenti sempre più aggiornati, sempre più reimpostati a novità, portano. cioè im prima considerazione, a ricorrere alle prestazioni dello strumento dimenticando che in caso venga a mancare l’alimentazione senza la quale questi non funzionerebbero, essere in grado di fare di cui si ha bisogno.. O meglio essere sempre in grado di supplire a questi e continuare il lavoro senza l’apporto tecnologico, e non trascurare l’importanza del rapporto diretto e del dialogo con la persona. Sembra il rovescio della medaglia quando anziché un apporto positivo si verifichi anche quello negativo e cioè il pericolo di essere diventati dipendenti. Penna e matita, il calcolo l’esercizio del pensare, percorrere le strade del pensiero personale alternative a quello incamerato nel cervello elettronico ricordarsi di usare sempre il proprio cervello – il nostro personale computer dal quale quello che usiamo far dipendere. La meraviglia che possediamo non la si deve sottovalutare in quanto sorgente di nuove idee e non succube e influenzati da quelle numerose che fluttuano nell’etere, Il computer e così mobile etc solo strumenti che in caso di necessità servano a agevolare, alleggerire la fatica di un lavoro, non ad ammalarsi di stress da isolamento, da carico eccessivo di lavoro, che senza il contatto umano diventa oltremodo pesante da sopportare per ore e ore di continua concentrazione sui monitor, Tutto questa rapidità simultanea di notizie e altro crea anche stanchezza e la persona che lavora è costretta quella concentrazione e attenzione che lo strumento vuole
    . Certamente nel campo della medicina, gli ospedali e le sale operatorie fanno miracoli anche grazie agli strumenti tecnologici di cui dispongono, ma un uomo si salva,ri dandogli vita in tanti modi non soltanto attraverso queste possibilità, che sono anche veri miracoli di bravura specialistica, ma anche perché l’uomo non essendo soltanto un corpo umano di carne ossa e sangue, non può paragonarsi a una macchina che si ripara soltanto operando , ma molto ha anche la persona necessità di sostegno , da coltivare questo aspetto che è anche necessaria medicina che aiuta a guarire , E’ preziosa l’opera del buon medico, molto importante per il paziente che a volte sente il bisogno con la ricetta di quella parola che rinfranca la quanto la prescrizione del medicinale chimico, . —Servirsi di moderni strumenti tecnologici, anche avanzati, è certamente un importante obiettivo raggiunto che aiuta , ma quanto fa bene alla persona vista oltre che visitata da l “bravo Medico”, !, così è per tutti quegli ambiti dove come negli ambiti scolastici affascinati dalle molte prestazioni che vengono offerte da strumenti didattici elettronici , questi possano insegnare, perché è preziosa la persona dell’insegnante, dell’educatore che soltanto se ne serve per arrivare ad arricchire il suo dialogo con lo studente e non invece a farsi sostituire . Non dimenticare le gli obiettivi per i quali si spendono energie, lavoro e impegno che hanno un solo scopo utile a tutta la società, il “take care of somebody “, la persona UOMO.
    Francesca

  2. Sergio Stagnaro scrive:
    Dicembre 11th, 2012 alle 13:45

    Vi è capitato mai di vedere una fiumana di esseri umani, di entrambi i sessi e di ogni età, avviarsi allo stadio per assistere ad un grande evento sportivo? Sono forniti di ogni bene della tecnologia, ben vestiti e – la maggioranza di essi – in sovrappeso. Quanti di loro ridono? Eppure, l’uomo di oggi ha come scopo supremo la felicità. Purtruppo, andando a riposare a tarda notte, è improbabile per lui ammirare la bellezza epifanica dell’alba. Inoltre, mi chiedo quali emozioni potrebbe mai provare un simile pover’uomo osservando il rosso di un tramonto?

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