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FEDE E SAGGEZZA / L’abisso tra la buona novella e i farisei

By Rai Vaticano | Luglio 9, 2012

A qualcuno deve essere caduto l’occhio su quanto ho scritto a proposito delle leggi denunciando sia le calamità in cui ci si trova quando esse diluviano senza ordine e senza freni, sia i guai che, certo, non mancano quando, per una serie complessa di eventi, esse non vengono emanate, anche nell’evidente necessità di norme e di direttive per riparare danni e ricondurre sulla retta via. Ho ricevuto, infatti, qualche rimprovero e l’accusa di aver minato la maestà e la santità delle leggi, senza le quali la società va in rovina. Non so se ci si diverta o se sia il caso di restare fortemente stupiti quando si è oggetto di giudizi contrapposti. Mi è stato anche chiesto, infatti, di proseguire nello svolgimento del tema, strappandomi, anzi, la promessa di tuffarmi in un argomento ben arduo, quello, cioè, di individuare motivi, eventi, stati psicologici e quant’altro funzioni da spinta che induce i potenti a diluviare con leggi o a non emetterle, anche quando sarebbe pur necessario.

Questi temi, forse, affascinano non per la convinzione che esistano ricette con le quali sarebbe possibile risolvere ogni difficoltà al proposito, ma – al contrario – perché è così forte la sensazione della selva oscura in cui ci si trova, che si finisce per esserne attratti. Per un certo ordine del discorso, seguiamo la traccia dei testi citati nella precedente puntata, a cominciare dall’affermazione, quasi sconcertante, del piissimo abate Sisoes, secondo il quale se Dio avesse affidato ai teologi il compito di scrivere il Decalogo, invece di dieci comandamenti ne avremmo avuti mille. Qui il colpo è sferrato contro l’invadenza intellettuale e contro la pretesa di far coincidere la complessità del reale – cioè l’umano e il divino – con gli angusti spazi  delle nostre  possibilità intellettive. Nell’illusione di conoscere tutto e non tenendo conto dell’intrico in cui ci si trova nelle scelte concrete da compiere, c’è chi ritiene di poter legiferare in anticipo e anche sui più riposti segreti dell’anima, ostinandosi nel rifiuto di ciò che ha il diritto di restare opinabile e di poter essere esperimentato.

È così che gli intellettuali (anche quelli del succitato abate) corrono il rischio di sentenziare su tutto con il piglio dell’irrevocabile, trovandosi, però, poi a sbattere il capo, nella prassi legislativa, contro la struttura proteiforme della realtà. Questi signori sono, allora, costretti a impegnarsi in diluvi di altre sentenze con sforzi titanici per non dover ammettere di essere costretti, in qualche modo, a ricredersi. È così e, per di più, anche nelle più delicate situazioni, che si passa da dieci a mille, per stare alla battuta dell’abate Sisoes.

Proseguendo nella traccia dei casi in precedenza citati, pensiamo, quanto al nostro tema, alla notissima vicenda degli scribi e dei farisei, sempre intenti a sfornare norme e precetti con la pretesa di essere, in ogni caso, gli autentici interpreti dei voleri divini, anzi i soli in grado di condurre gli altri sulla retta via. I Vangeli documentano in modo mirabile l’abisso che separa la buona novella dal fariseismo, l’essenza del giusto e del santo dagli sfruttamenti indegni e parassitari. Spunta sempre, comunque, questa domanda: perché e con quale animo i potenti dell’epoca di cui stiamo dicendo, in vetta a una società teocratica, si scatenavano nell’imporre leggi che non potevano recare se non danno e angustie agli spiriti?

Anzi, se vogliamo inoltrarci nella selva degli interrogativi, eccone altri. Quei precetti, severi e fastidiosi, erano, poi, abbastanza osservati o l’ipocrisia scendeva dai vertici alla base e ognuno si comportava come credeva? Riuscivano i potenti, con quel sistema, a consolidare i loro privilegi e le loro cattedre, senza che una rivolta delle coscienze riuscisse a ribaltare tutto? Lo scontro tra il messaggio di Cristo e la prassi di potere instaurata dagli scribi e dai farisei fu uno dei più grandi eventi nella storia dello spirito. Se ne riparlerà.

Giuseppe Cremascoli

Topics: Dibattiti | 4 Comments »

4 risposte per “FEDE E SAGGEZZA / L’abisso tra la buona novella e i farisei”

  1. Titti scrive:
    Luglio 11th, 2012 alle 08:27

    I farisei sono quanto di più lontano dalla buona novella e questo si può verificare specialmente in questi tempi nostri.

  2. Giovanni Alessi scrive:
    Luglio 11th, 2012 alle 08:26

    I potenti riescono quasi sempre a comnsolidare i privilegi, tranne nelle occasioni in cui arriva uno come Gesù.

  3. giuseppe cremascoli scrive:
    Luglio 9th, 2012 alle 15:40

    Le opinioni del Dott. Stagnaro meritano sempre attenzione e rispetto, per l’ampiezza degli orizzonti culturali in cui si muovono e per la passione con cui è espresso il desiderio di una medicina che sia davvero risorsa di vita nei giorni a noi qui concessi. Un saluto. Giuseppe Cremascoli

  4. Sergio Stagnaro scrive:
    Luglio 9th, 2012 alle 10:46

    Condivido quanto scrive Giuseppe Cremascoli, ma aggiungo che, a mio parere, l’abisso tra la buona novella e i farisei, di oggi, ha la sua spiegazione nella moderna concezione di “coscienza”, intesa come sinonimo di sensibilità. Empedocle – non parlo di Dio per non scandalizzare gli atei, ovunque domiciliati, considerava la coscienza come una sfera perfetta, composta da due meravigliose emisfere: coscienza morale e coscienza noetica. In poche e chiare parole, indipendentemente dal numero di leggi emanate, finalizzate al bene PRIMO della gente, conservare la salute dei cittadini, se Legislatori, Magistrati e competenti Autorità ignorano l’attuale possibilità di “curare” la predisposizione alla Cardiopatia Ischemica, DM tipo 2 e Cancro, queste patologie continueranno ad essere epidemie in continuo aumento, nonostante le “medicine” periodicamente messe sul mercato. Il danno ad un individuo è provocato certo mediante il furto, la rapina, il sequestro, ecc., ma anche con la morte lenta per malattia, di cui è stata censurata la prevenzione primaria, conditio sine qua non della efficace terapia. Naturalmente, è la mia opinione.

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