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FEDE E SAGGEZZA / “Il troppo e il vano” nelle leggi dell’uomo

By Rai Vaticano | Luglio 2, 2012

Ho in elenco, a memoria, una serie di sentenze relative a un identico tema, raffinato e, forse, anche inconsueto. Si tratta di una prassi che, a quanto pare, tende a riprodursi in ambiti diversissimi della società e della storia. Potremmo definirla «lo straripare delle leggi», cioè il loro frenetico moltiplicarsi, per i più diversi motivi e sempre con risultati che non meritano in alcun modo di essere auspicati. Vedo che una di queste sentenze ha attirato l’attenzione anche del cardinale Ravasi, dal quale è citata nel saggio su vizi e virtù della comunicazione, pubblicato con sottotitolo «critica e autocritica ecclesiale», come introduzione a un volume miscellaneo, da poco in edicola, nel quale si affronta il tema delle difficili relazioni fra il Vaticano e la stampa internazionale.

La sentenza risale all’abate Sisoes, l’austero asceta discepolo del grande Macario di Scete e vissuto per tanti anni nell’eremo già scelto da sant’Antonio. Combinando mirabilmente fede e saggezza e in monito per gli impegnatissimi intellettuali della scuola di Alessandra d’Egitto, Sisoes coniò questa sentenza: «se Dio avesse incaricato i teologi di scrivere il Decalogo, invece di dieci comandamenti, ne avremmo avuti mille». Il pensiero corre immediatamente a quanto avvenne nella storia religiosa dell’antico Israele, come documentano i Vangeli a proposito dell’incessante azione di Cristo per liberare gli spiriti dalla valanga infinita di prescrizioni e di leggi minute, contorte, opprimenti, create da chi si divertiva a imporle agli altri senza, però, applicare a sé l’obbligo di osservarle. Per usare il linguaggio stesso dei Vangeli, si trattava di pesi insopportabili, imposti da chi, per sollevarli, non si sarebbe impegnato neppure con un dito.

Il vezzo insano di opprimere gli indifesi e i poveri con tempeste di leggine e di leggi sembra non essere di fragile vita, ma, anzi, destinato a ricomparire e a prosperare in ogni contesto di cultura e di storia. Come è noto, Dante elogiò Giustiniano per l’opera da lui compiuta nel rimuovere «il troppo e il vano» dal groviglio inestricabile delle leggi sino ad allora emanate. La foresta si riformò tuttavia, come mostra il desolato lamento documentato in testi di età medievale ed espresso così, nel lapidario latino dell’epoca: «obruimur legibus», come a dire: sotto il peso degli obblighi, siamo strattonati da ogni parte e non ci resta che andare in rovina.

Finora ci siamo riferiti a prassi legislative inerenti al mondo del sacro o, comunque, poste nel solco della tradizione ebraico cristiana. Il testo più efficace su questi temi ci riporta, però, al mondo classico, nella sentenza che risale a Tacito, secondo la quale se le leggi scendono a valanga a turbare la vita della società e dei popoli, è segno che le istituzioni dello Stato sono piombate nel baratro della corruzione. Riferita in latino la massima brilla per incisività e forza espressiva: corruptissima republica plurimae leges, e mantiene intatto lo splendore del suo stile anche nelle varianti con cui, in alcuni casi, si trova citata.

C’è dunque, nella storia della cultura, un tema, che spesso affiora e sul quale i filosofi del diritto non possono non sentirsi impegnati. Sembra assodato che, se le leggi si accumulano in una massa di testi segnati dal ‘troppo’ e dal ‘vano’ del citato passo dantesco, i danni per la civile convivenza sono gravi e irreparabili, per l’atmosfera di imbroglio e di corruzione in cui si è costretti a vivere. Come tutti i grandi problemi della realtà e della vita, anche il nostro, però, appena posto, fa pensare all’altra faccia della medaglia. Eccola: che avviene quando, per i più svariati motivi si piomba nell’inerzia e le leggi non vengono mai emanate?

Giuseppe Cremascoli

 

Topics: Dibattiti | 3 Comments »

3 risposte per “FEDE E SAGGEZZA / “Il troppo e il vano” nelle leggi dell’uomo”

  1. daniele scrive:
    Maggio 12th, 2013 alle 19:32

    Articolo interessante e colgo l’occasione per complimentarmi per questo sito! veramente ben fatto e con tanti articoli utili!

  2. bret52 scrive:
    Agosto 27th, 2012 alle 06:04

    Forse non ero io la persona adatta per rispondere o fare commenti su quanto appena esposto ma lo faccio lo stesso consapevole della vostra comprensione per un povero “Terza Media Inferiore”.
    Il comune cittadino è stufo di citazioni incomprensibili e di riferimenti a parabole di centinaia di anni,noi siamo stanchi perche abbiamo smarrito la bussola,non abbiamo più chi possa indicarci la strada maestra,il posto della chiesa è vacante e sono in molti che vorrebbero credere in una Entità superiore che davvero sorregga questo mondo deturpato e logoro.Molti sono sull’orlo di una lucida follia,sono arrabbiati e sfiduciati.
    I politici parlano di elezioni,alleanze,sempre le stesse cose, i loro atteggiamenti da conoscitori delle verità che sorregono il mondo hanno ucciso tutto,noi non li amiamo più,e voi preti dove siete? Amo coloro che vanno in Africa, in Sudamarica,ma gli altri dove sono? Cosa fate per aiutarci?Vi prego,tocca a voi riuscire dove la politica ha fallito.
    Ma davvero non capite l’immane tragedia che incombe sul genero umano? Che sarà di noi?
    Scusate le frasi prevedibili e scritte senza citazioni filosofiche ma vi prometto che imparerò. Un grosso saluto su chi non ama più la vita.

  3. Sergio Stagnaro scrive:
    Luglio 2nd, 2012 alle 12:34

    Fede e Saggezza, una serie meravigliosa di riflessioni profonde. Tacito ha scritto “corruptissima republica plurimae leges”, a cui fa da contro-altare la seguente affermazione di un modesto medico di Medicina Generale in pensione dal 2000: “La troppa informazione uccide l’informazione”. La differenza tra le due sentenze è che la seconda si riferisce alla (pseudo-)informazione, sospendendo tutto ciò che sta tra parentesi per evitare di offendere le anime belle!

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