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Santi tra noi – Giuseppe Maggi

By Rai Vaticano | Giugno 28, 2012

Tanti anni fa, ormai più di trenta, un amico mi diede quasi per caso l’indirizzo di un cenacolo di preghiere che si teneva ogni ultimo venerdì del mese presso un appartamento in via Dandolo, a Roma. Declinai subito l’invito, non ero interessato a quel tipo di religiosità e poi avevo ancora nel cuore Madre Elena, morta poco tempo prima. Tuttavia, il mio amico insistette riferendomi che il gruppo di preghiera era diretto da un carismatico, un certo Giuseppe Maggi. Gli spiegai che avevo conosciuto negli ultimi tempi alcuni carismatici, rivelatisi in realtà autentici e impenitenti imbroglioni: questo, probabilmente, non sarebbe stato differente dagli altri.

Passarono alcuni mesi e ormai avevo dimenticato quell’invito, quando un pomeriggio di giugno, passando per caso proprio davanti al palazzo indicato dal mio amico in via Dandolo, mi ricordai che quel giorno era proprio l’ultimo venerdì del mese. Preso dalla curiosità, entrai nell’androne del palazzo già affollato di gente in attesa di Giuseppe, ognuno per chiedere una grazia. Con la boria che si può avere a vent’anni, pensai che queste persone fossero dei poveri turlupinati da questo “santone” che, per la verità, ancora non avevo visto.

Mentre pensavo queste cose, improvvisamente qualcuno gridò che Giuseppe era arrivato. All’istante mi trovai circondato da questa piccola folla rumorosa pronta ad accoglierlo. Nell’attesa mi ero fatto già una mia idea sul personaggio, immaginandolo come il classico mistico: gracile, occhi rivolti al cielo, mani giunte e un sorriso suadente. A un certo punto mi trovai per puro caso in prima fila e finalmente potei vedere il tanto atteso carismatico. Quale fu la mia sorpresa nel vedere un uomo di circa quarant’anni, robusto, con il volto sorridente e le guance rubiconde! Tutto il contrario di quanto avevo immaginato. Pensai subito che fosse un truffatore, il quale neanche si nascondeva dietro una parvenza di santità.

Trovavo la situazione ormai insostenibile e volevo andarmene, quando a un certo punto, senza volerlo, i miei occhi incontrano quelli di Giuseppe e fui subito invaso da una dolcezza incredibile che non so descrivere. Dopo qualche istante, davanti a tutti, mi disse: “Antonello, io so a cosa stai pensando, poi ti spiego tutto. Ma adesso entra con me per recitare insieme il rosario”. D’improvviso tutta la mia sicurezza e la mia arroganza svanirono miseramente.

Come faceva a conoscere il mio nome? E come poteva sapere ciò che mi passava per la mente? Ancora sotto shock per la situazione, entrai assieme a lui nella stanza, con almeno una trentina di persone. Mi disse di stargli accanto davanti ad un inginocchiatoio, si mise in ginocchio invitandomi a fare altrettanto e poi tutti i presenti vennero in fila per mettere nelle sue mani i loro rosari. Giuseppe cominciò a guardare verso il cielo, come in estasi, e poi per tutta la stanza si avvertì un profumo dalla fragranza meravigliosa. Rimasi a bocca aperta, ma il bello, come si dice in questi casi, doveva ancora venire.

Improvvisamente dalle sue mani si manifestò un liquido odoroso talmente abbondante che cominciò a impregnare non solo i rosari, ma a bagnare il pavimento. Poiché egli indossava una camicia a maniche corte, si potevano vedere anche le braccia bagnate da questo profumo. Poi, a un cenno di Giuseppe, ognuno riprese il proprio rosario come se nulla di strano fosse accaduto e cominciammo tutti a pregare. Quel giorno fu l’inizio di un’amicizia durata per alcuni anni.

Ciò che mi affascinava veramente di Giuseppe non erano tanto i fenomeni che si manifestavano intorno a lui, ma la carità e la bontà che da lui irradiava. Sempre disponibile e generoso, non conosceva riposo, pur patendo (malgrado l’aspetto rubicondo) molti dolori. Inoltre portava tutto l’anno un cilicio ed era per questo motivo che non voleva mai essere abbracciato. Quando per puro caso me ne accorsi, m’invitò al silenzio.

Però non si possono tacere certamente le cose straordinarie che ben conosceva chi viveva con lui. A volte, durante i cenacoli, ho assistito insieme ad altre persone al manifestarsi di luci verdi improvvise nella stanza. Una volta mi chiese un fazzoletto e improvvisamente, mentre pregava, si proiettò su quella stoffa del sangue, come se egli fosse stato punto con forza. Potrei raccontare ancora molti altri episodi, parlare del vecchio millecento che andava senza benzina o del tavolinetto con una cesta in cui erano riposte decine di orologi che teneva in un angolo della stanza dove riceveva le persone nel piccolo appartamento in via di Forte Brevetta. Alla mia domanda se fosse un collezionista, mi rispose che essendo di professione orologiaio doveva pur vivere, perciò aggiustava gli orologi ma, essendo sempre tanto occupato dalle cose di Dio, il suo angelo custode riparava per lui quegli orologi. Rimasi di stucco, pensai a uno scherzo, così qualche giorno dopo andandolo a trovare misi tra gli orologi senza farmene accorgere uno Zenit di mio padre che non funzionava più. Inutile dire che quando lo ripresi l’orologio andava perfettamente.

Un giorno, intuendo la mia curiosità, mi raccontò della sua vita e di come aveva avuto il dono dei miracoli. Aveva otto o nove anni, quando fu assalito da una febbre altissima. Nonostante le cure, la temperatura non scendeva e la situazione diventava sempre più critica, quando una notte gli apparve in sogno sant’Antonio da Padova e gli disse che non solo sarebbe guarito già dalla mattina successiva, ma avrebbe avuto anche il dono dei miracoli, e così fu. Visse questa sua straordinarietà nella maniera più normale possibile.

Era povero, non aveva soldi, ma ciò nonostante nulla gli mancava, e quando c’era qualche situazione difficile nei modi più assurdi arrivavano i soldi per chi ne aveva bisogno, come posso testimoniare personalmente. Non c’era lacrima che non asciugasse, non c’era aiuto che negasse ad alcuno; poteva essere notte fonda ma lui era subito pronto per andare a trovare persone in difficoltà e spesso, come mi hanno raccontato, arrivava dove c’era bisogno anche se non era stato chiamato.

Per lui esistevano solo Gesù e Maria e si meravigliava della poca fede che noi avevamo. “Venite da me – diceva con una punta di dolce rimprovero – perché siete cattivi. Non amate chi ha immolato la vita per voi e chiedete le grazie a me, un povero peccatore, mentre Lui, Gesù, potrebbe farne d’ infinite”. Ma andare da lui, lo confesso, ero molto più facile. Amava la Chiesa come una madre, ciò nonostante non esitò a difendere, facendosi tanti nemici, una povera vedova in una causa contro un parroco per il lascito di una casa. Era buono, ma guai a offendere Dio in sua presenza: faceva vergognare talmente tanto che prima di commettere un altro peccato ci si pensava mille volte.

Un giorno andai da lui, preoccupato per alcuni problemi personali. Come se mi aspettasse, mi accolse calorosamente, m’incoraggiò, e mi pose una mano sulla spalla. Improvvisamente, non so che cosa sia successo, mi sentii subito bene. Poi con calma cominciò a parlare del mio futuro scandendo anno per anno fino al 1987 (non so perché proprio questa data) e tutto ciò che mi disse quel giorno si è avverato con una puntualità impressionante.

Con il lavoro che intanto avevo avuto al giornale, la possibilità di incontrarlo era sempre più rara: lo sentivo qualche volta per telefono, poi un giorno m’invitò ad andarlo a trovare in un cenacolo in un appartamento sulla via del Mare. Fu l’ultima volta che lo vidi. È volato tra le braccia del suo Gesù nel 1995 e sicuramente ha mantenuto la promessa: quando sarebbe morto non avrebbe abbandonato mai i suoi amici sulla terra. Siccome era una persona seria, sicuramente lo vedo svolazzare in Paradiso, che cerca di mettere, come diceva lui, una “pezza” ai nostri bisogni. Di lui mi rimane il ricordo di un viso sempre sorridente e un semplice crocefisso di legno con la sagoma di Cristo di plastica, che mi dette il primo giorno che ci siamo incontrati, come faceva del resto con tanti altri. Il crocefisso lo conservo gelosamente in un cassetto. Ancora oggi, a distanza di più di trent’anni, con un po’ di buona volontà si riesce ancora a sentire quel profumo di santità che solo uomini amanti di Dio possono avere.

Antonello Cannarozzo

Topics: Personaggi | 8 Comments »

8 risposte per “Santi tra noi – Giuseppe Maggi”

  1. Chiara Benedetti scrive:
    Maggio 25th, 2013 alle 18:28

    Sono una ragazza di 23 anni, piuttosto lontana dalla Fede cattolica purtroppo. Non sapevo nulla di ciò… So solo sia stato il mio padrino di Battesimo. Lo ricordo in maniera vivida però… Spesso mi appare in sogno…

  2. Paolo Dessi scrive:
    Aprile 12th, 2013 alle 21:58

    Giuseppe Maggi. Si Giuseppe. Non credo che ci siano … parole … per trasmettere ciò che lui era (ed è) a chi non l’ha conosciuto almeno una volta.
    Ero piccolo la prima volta che lo incontrai a Pozzaglia Sabina. Facevo la prima media. Sentivo i miei genitori e mia zia Luisa (santa zia) parlare di questo signore come di una persona speciale. Prima di incontrarlo – immerso nei miei sogni e nella mia timidezza – ho pensato a cosa poter chiedere di importante. A quel tempo, per me era importante non essere bocciato :-) . E appena lo vidi e mi strinse la mano … subito mi disse: “tranquillo! Non ti bocciano!
    All’inizio non compresi bene la straordinaria profondità d’animo di Giuseppe. Ma con il crescere, pur vivendo lontano rispetto a dove viveva Giuseppe e non frequentando i suoi cenacoli, sentivo la sua presenza. Quando ero in difficoltà, mi chiamava lui. Aveva sempre la chiave giusta per aprire i lucchetti della mia anima alla speranza.

    Ho pregato con lui. Ma non ho mai badato più di tanto al sudore profumato di cielo … se non piuttosto a quanto intensa era la sua preghiera.

    Una volta venne a pranzo a casa dei miei genitori. E devo dire che non me la passavo proprio bene. Lui venne mi chiamò per fumare una sigaretta insieme. E lì… sul balcone di casa … con una dolcezza infinita mi disse cose che sapevo solo io. Perché erano i miei pensieri. Mi disse che non dovevo aver paura di morire … che avrei “campato” a lungo e avrei avuto una famiglia.

    Andavo all’università durante quell’anno … il 1995. Universitario super impegnato a studiare e seguire lezioni. Quando è andato nelle braccia di Dio e di Nostra Mamma … all’inizio ho sentito un gran senso di vuoto… subito soppiantato dalla gioia della speranza di poterlo un giorno incontrare di nuovo in Paradiso e ringraziarlo, abbracciarlo e chiedergli scusa umilmente… perché pensavo mi avesse abbandonato … quando invece ero io che non lo vedevo.
    Molte altre cose potrei scrivere di lui. E molte ancora se ne scriveranno. Ti voglio bene Giuseppe.

  3. antonietta alese scrive:
    Aprile 3rd, 2013 alle 22:28

    anch’io ho conosciuto personalmente Giuseppe Maggi ,25 anni fa, me lo presentò una mia cognata suora di carità. Lo incontrai con la mia famiglia a Pozzaglia Sabina dove ogni anno andava per la festa di Santa Agostina. Ci accolse in una stanzetta,conosceva tutto di noi; si avvicinò al mio orecchio e mi disse una cosa che solo io intimamente avevo nel cuore; poi mi disse : vedrai i tuoi figli grandi. Avevo avuto un intervento chirurgico ed avevo i bambini piccoli ed era rimasta in me la paura di lasciare i miei figli, e lui che sentiva tutto mi disse : xchè hai paura del tumore?Vedrai i tuoi figli grandi.; e così è stato, oggi sono tutti grandi. Giuseppe è stato varie volte in casa mia . Venne anche a fare un cenacolo di preghiera e come racconta Antonello anch’io testimonio che durante il rosario emanava dal suo corpo un liquido profumatissimo che bagnava i rosari e che cadeva a terra. Mi rimase il profumo nel pavimento per molto tempo. Ho ricevuto da lui tanti consigli, tanti aiuti spirituali e molte grazie anche grandi. Ho tanti oggetti che mi donava quando ci incontrava. Ricordo tutto di lui e potrei raccontare tante cose di lui ma come fare ci vorrebbe tempo.Ho una sua foto dove lui vede la mia famiglia tutti i giorni perchè è a vista su una mensola della cucina,Lui ci ha amato tanto e ci protegge ancora di più ora che è in cielo.Giuseppe era una persona umile, con molta dolcezza ti rimproverava, ti confidava i suoi problemi di salute , di difficoltà della vita di ogni giorno; mi diceva : quando ho bisogno d’aiuto vado da Padre Pio e parlo con lui.Andava spesso a San Giovanni Rotondo ed a Siracusa nel Santuario della Madonna delle Lacrime.Ho ancora tanti ricordi di Giuseppe ma ora mi fermo quì. Giuseppe prega per noi ce lo hai promesso.

  4. Federico scrive:
    Gennaio 7th, 2013 alle 21:49

    Che dire del mio “compare” come effettivamente era? E del padrino di battesimo di mio figlio, del grande amico di mio Papà? Nulla. Non riesco a scrivere nulla su Giuseppe. Il mio pensiero va ai bei lunghi periodi passati insieme e il sorriso riempie il mio volto il mio cuore si riempe di gioia. Il mio pensiero va a padre Pio di cui era figlio spirituale ed ai tanti che lo cercavano come fosse un santone e non gli davano tregua giorno e notte. Quante preghiere ho visto per tutti coloro che ne avevano bisogno quante notti e veglie in preghiera!
    Come diceva ad una signora uscendo da un supermercato con un sa tino di padre Pio in mano, senza che questa gli abbia chiesto nulla o lo conoscesse “è tutto vero quello che dicono di Padre Pio è uno dei più grandi santi del 1900″ io che ho vissuto vicino a lui per 29 anni vi dico la stessa cosa Giuseppe Maggi è stato un dono di Dio e prego per la sua beatificazione. Federico

  5. marco scrive:
    Settembre 3rd, 2012 alle 21:31

    Salve Antonello,
    ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Giuseppe Maggi, quando ero giovanissimo.
    Ho pregato con lui diverse volte e spesso mi sono trovato ad assistere a cose che superavano la ragione e l’intelletto. Come te, ho sperimentato le sue “letture del cuore”: sapeva quel che pensavi e ti lasciava letteralmente interdetto.
    Ho tanti ricordi che nel tempo si affievoliscono, ma se riporto la mente a quegli anni, la mia certezza di aver conosciuto un mistico ed aver assistito a veri e propri miracoli non viene mai meno.
    Ricordo, tra l’altro, anche la sera in cui parlò del luogo dove sarebbe morto, Pomezia.
    Tempo dopo, finì per caso all’ospedale di Pomezia e lì morì, senza una diagnosi precisa.
    Di lui, che oltre all’orologiaio faceva anche l’orafo (smise perchè non poteva lavorare anche a causa di ciò che gli accadeva di venerdì), posseggo ancora un piccolo volto di Cristo d’oro che mi ha regalato.
    A lui devo l’appartenenza alla Chiesa: in un’età in cui i ragazzi normalmente abbandonano la parola di Dio, lui ha rappresentato per me un’ancora di salvezza.
    Potrei raccontare molto altro, ma per ora mi fermo qui. E’ stato bellissimo leggere questa pagina.
    Grazie
    Marco

  6. Simone scrive:
    Giugno 29th, 2012 alle 11:27

    E’ veramente una fortuna aver incontrato e conosciuto persone di questo genere. Grazie per avercvelo raccontato!

  7. Michele scrive:
    Giugno 28th, 2012 alle 16:50

    Come per il precedente articolo sui Santi tra noi, desidero complimentarmi con l’autore e i responsabili del blog per averci offerto esempi strordinari e al contempo semplici di quanto bene possano produrre tra gli uomini la vicinanza a Dio e al suo mistero.

  8. Sergio Stagnaro scrive:
    Giugno 28th, 2012 alle 15:49

    Leggendo queste avventure “incredibili”, forse per il caldo del giugno afoso, sentendomi per un momento uomo libero da credenze religiose, dentro di me mi complimentavo con il nostro coraggioso Antonello Cannarozzo nel descrivere, in prosa poetica, i fatti relativi a Giuseppe Maggi, uomo di Dio. Improvvisamente, ho pensato a quanto mi raccontò un’anziana Madre delle Suore Cannossiane, che vive tuttora a Pavia, ed incontro più volte all’anno perché amica carissima di Marina, mia moglie, e mia … paziente, nonostante sia in pensione dal 2000. “Dottore, tanti anni or sono, intervenuta con altre Sorelle ad un importante convegno in Sicilia, abbiamo conosciuto un Sacerdote, molto colto, che, di lì a pochi giorni, sarebbe rientrato nel nord Italia con la sua auto. Egli ci propose di accompagnarlo nel ritorno e di passare a fare visita ad un frate in profumo di santità. Io ho sempre diffidato deli uomini dai miracoli facili, per cui risposi subito che ne facevo a meno volentieri. Le consorelle ed il buon Sacerdote insistettero e mi lasciai convincere. Di fronte al frate, venerato da una moltitudine di apparentemente indemoniati devoti, che lui in verità trattava con modi bruschi, mi tenni in disparte. Ma lui mi vide, si avvicinò a me sorridendomi in modo difficilmente decifrabile e mi disse: “Tu, Suor XY, fra tre giorni sarai chiamata a ricoprire un incarico importante presso l’Istituto delle Suore Cannossiane a…”
    La mia cara amica, donna dal carttere forte come la sua Fede, non si turbò minimamente, sorrise per cortesia e salutò con certa freddezza. Il suo atteggiamento nei confronti di quell’uomo timorato di Dio, tuttavia, cambiò completamente e per sempre, quando al terzo giorno dall’incontro con Padre Pio, venne chiamata a dirigire una scuola per studenti delle Medie, che le Cannossiane gestivano in una nota città del Nord Est. Le trame della Divina Provvidenza sono sottili e non tutti, deviati da preconcetti, riescono a percepirle subito.

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