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FEDE E SAGGEZZA / Chi ha paura dell’Invisibile?
By Rai Vaticano | Febbraio 27, 2012
Lucio Anneo Seneca, poeta e filosofo, fu davvero un grande, almeno per quel che scrisse su certi temi, e gran parte del suo pensiero può alimentare la riflessione di tutti, in ogni tempo. Scelgo una massima dal gruppo delle Lettere a Lucilio (ep. 74, 20), ove egli afferma: «piaccia all’uomo quello che piacque a Dio».
La visione dell’umano e del divino, in Seneca, pur riferendosi ad orizzonti di certezze diversissimi da quelle del pensiero cristiano, finì quasi col coincidervi in molti punti, come sappiamo soprattutto dalla lettura che ne è stata fatta in età medioevale. Nella sentenza testé citata l’idea dominante è quella di un’entità suprema a cui riferire quanto vive e freme in noi, vedendo, nell’accettazione di ciò che è stato voluto e che incombe nei giorni a noi concessi, la scelta ideale da compiere per giungere a traguardi di salvezza.
Credo si possa parlare di una concezione monoteistica in Seneca, che non si sentiva però turbata da cenni reverenziali anche agli dei dell’Olimpo, divenuto romano. Narrando, infatti, la tragica morte di Seneca, Tacito ne riferisce il rito della libatio dell’acqua del bagno a Giove liberatore.
Ciò non turba, ma se mai conferma, la presa d’atto, sopra accennata, dall’idea senechiana di un’entità suprema a cui riferire ogni cosa in tranquillità e pace, giungendo così, anche per questo via, alla saggezza. Dobbiamo anche credere che ciò non fosse, in Seneca, un vero atto di ossequio e di omaggio all’entità divina, resa oggetto d’amore. Si sa che, per gli antichi, le forze che ci superano e ci sovrastano restano, di fatto, sempre irraggiungibili e lontane, staccate dal nostro vivere e dai fremiti del nostro spirito. Esse erano comunque sentite, nella prassi e spesso anche nelle certezze, come referenti della realtà e degli eventi. Fonte della saggezza, per i mortali, era, cioè, l’accettazione di ciò in cui ci si imbatte nel vivere, piegandosi alla forza del fato con stoica fermezza.
Questa concezione risulta radicalmente mutata nei contenuti della Rivelazione cristiana, ove la fede è adesione dell’anima all’Onnipotente altissimo e recondito, accolto, però, e amato come Dio incarnato e salvatore, fonte di una salvezza attuata anche nelle penombre del tempo, ma soprattutto nella beatitudine della vita eterna.
Queste grandi mutazioni nella storia dello Spirito, hanno segnato i flussi del pensiero lungo i secoli della vita dell’Occidente. L’età di mezzo ha conosciuto senza dubbio gli errori e i peccati dell’umanità decaduta e ferita, ma non possiamo dimenticare quanto c’è stato, in essa, di solido e di grande, a contatto con la verità cristiana. La risalita dal crollo della civiltà antica, iniziata con l’alba del medioevo e proseguita nel successivo millennio, avvenne nel contesto della cultura cristiana ed a contatto con tante altre forme di civiltà, come l’ebraica e l’araba, diverse ma, in ogni caso, non immemori del vincolo con l’entità suprema.
Tuttavia, soprattutto dall’Umanesimo in poi, molti sforzi sono stati compiuti per spezzare il vincolo con il sovrumano e il divino, cancellando le tracce lasciate in tante forme di pensiero e di vita delle età precedenti. Va da sé che, di conseguenza, occorre trovare dei referenti sicuri e saldi a cui ancorare le fragili navicelle della realtà e degli eventi.
Si proclama, però, che questo sforzo non è necessario, anzi che è inutile e alienante. Come mai allora, di fatto, è sempre compiuto, sia pure con l’avvertenza di restare rigorosamente nella sfera del terrestre e del tempo, e, spesso, abbassando lo sguardo in un gesto che sembra di paura per l’eventualità di un incontro in cui l’Invisibile si renda in qualche modo presente, e l’Ineffabile suggerisca parole in grado di scuotere le antenne dei nostri pensieri? Questi interrogativi mi inseguono dall’età della ragione. Vi prego: non tiratemi le pietre.
Giuseppe Cremascoli
Topics: Dibattiti | 6 Comments »
Marzo 5th, 2012 alle 12:47
Non è possibile spezzare il vincolo dell’umano con il divino perché se l’uomo qualunque sente l’attrazione, verso il più grande, il più bello, l’irragiungibile, l’universo delle cose, è da ritenere che siamo stati creati proprio per aspirare a tanto in alto. Ovviamente con i sensi che possediamo e tutto quanto c’è di vitale nella materia umana per assecondare le nostre aspirazioni e con i “ talenti” che ognuno possiede fin dalla nascita, avvicinarsi all’alto è possibile ma non con questi soli mezzi: è ragionevole pensare che i limiti della nostra natura umana sia una pretesa la capacità di vedere, soddisfare la nostra curiosità di sapere circa ciò che sarà una vita futura e dove risiede la Divinità in quanto ciò dipende dal volere della stessa scendere al nostro livello, e quando ciò si è verificato il personaggio storico si è coperto il volto come riferiscono i fatti della Bibbia. Anche il popolo ebraico non ha avuto il coraggio e ha desiderato un rappresentante a fare da tramite tra loro e Dio, avendo esperimentato la Sua grandezza e conosciuto la Sua potenza nella loro storia, perciò avevano timore di affrontare questa grandiosità. Si può pensare che il fatto di aver mandato il Figlio ,uomo come noi ci ha voluto liberare da questa paura, e per la fede in Lui , Gesù Cristo, ci ha resi capaci di confidare nel suo aiuto e di poter contare per questo in ogni momento quotidiano visto che Egli è presente sotto le specie del pane e del vino e anche per questo con l’aiuto dei doni dello Spirito Santo. Perciò l’unica cosa saggia è non interrompere la tensione verso il divino con la fede in Gesù Cristo , restare soggetti e aspiranti fiduciosi al divino il quale non ci fa mancare la luce necessaria al vedere con il cuore e la mente . ed è presenza concreta nell’ eucaristia, e ciò perché esiste la Chiesa che se non esistesse davvero saremmo soli , senza aiuto, è anche lì che il Divino si fa vicino, che insegna e si fa conoscere predicando il Vangelo della vita, come retto cammino invitati a percorrere. Certo la libertà che possediamo ci consente di fare scelte le più diverse, cammini personali dipendenti o indipendenti dalla nostra volontà, ed è anche per questo che l’esistenza della Chiesa voluta da Cristo il suo fondatore , ha un ragionevole significato, perché quando ci allontaniamo dalla luce sappiamo dove cercarla e magari ritrovarla., Siamo umani con il respiro volto a diventare dei, ma guai a ritenerci tali, è cosa ben diversa e lo stiamo scoprendo ogni giorno!! i mali che affliggono le società tutte derivano molto dai limiti che gli idoli possiedono rispetto al vero Dio. Si è scoperto come avere la luce e calore frutto della nostra ricerca e creatività, ma sono niente al confronto con il calore del sole, la luce della luna e il chiarore delle stelle che illumina l’oscurità del pianeta. Proviamo pensare ad un black out in tutta la terra, o alla potenza dei tornado capaci di distruggere in un attimo tutto quanto è in superficie!!!!
Per non aver paura bisogna contare sulla fede nelle promesse della Divinità e non vergognarci di abbassare lo sguardo peri nostri limiti perché c’è Qualcuno che ce lo fa rialzare , che si premura di farsi vedere anche nella vita quotidiana che sempre più sembra difficile e come nello smog, non vediamo e non sentiamo la luce e il calore del sole, così ci sembra di essere nella nebbia. Charly Chaplin ha concluso il film” il dittatore” con un bellissimo quadro …il guardare in alto verso la speranza, il futuro di vita nuova , bellissimo davvero!!E’ una aspirazione che continua ma è l’unica che ci consente di andare avanti nonostante tutto.
E Tanto per stare al l’oggi; si parla di abolire il giorno festivo, La Domenica, un giorno di riposo voluto da Dio per dare all’Uomo la possibilità di riposare, di pensare: che sia un bene necessario tutti ne conveniamo, un bene che è vitale per non sentirci diventati ingranaggi di un meccanismo che insidi la buona libertà, toglie ad essa quel tempo necessario come l’aria a far respirare la nostra vita personale , ci toglie la libertà di dedicare il tempo anche alle nostre aspirazioni., Non solo come Credenti è un BENE per tutti. Difendiamolo!!
Francesca
Febbraio 29th, 2012 alle 21:04
Caro Sergio, ho cercato su google per capire dove hai copiato questa domanda, ma senza successo: sei proprio tu che hai avuto questa straordinaria ispirazione…complimenti!! Guarda caso, si collega proprio al Vangelo odierno del 29 febbraio: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona”. E’ proprio vero che il vedere (come l’ascoltare) non dipende dagli occhi (o dalle orecchie), ma solo dal cuore. Un cuore chiuso ed impuro è come fosse bendato….La Luce apre gli occhi, il Buio li chiude!
Febbraio 28th, 2012 alle 22:12
Caro Dott. Stagnaro,
ottimo il Suo interrogativo finale. Occorre l’onestà di voler vedere il visibile. Un caro saluto. GCremascoli
Febbraio 28th, 2012 alle 09:54
Gli sforzi per spezzare il vincolo con il sovrumano e il divino di cui parla don Cremascoli sono stati e saranno inutili perché è insita nell’uomo la domanda sulla sua sorte. Siamo solo un mucchio di carne ed ossa? Non credo, e non credo sia giusto accettarlo.
Un saluto.
Febbraio 28th, 2012 alle 09:51
Intendo insistentemente ringraziare Giuseppe Cremascoli e Sergio Stagnaro per la qualità degli spunti di riflessione che ci offrono. Nel caso di Cremascoli per la riflessione su Seneca e la domanda sulla persistenza della interrogazione rispetto al soprannaturale; nel caso di Stagnaro per tutto il suo intervento e in particolare per la meravigliosa domanda retorica finale.
Febbraio 27th, 2012 alle 14:21
Dal punto di vista ermeneutico, il «piaccia all’uomo quello che piacque a Dio», di L. A. Seneca, mostra la forza spirituale del Mosè di Michelangelo e ricorda il detto del più “vecchio” Eraclito sul confronto tra bella scimmia, uomo bello e Dio, scritto al singolare: siamo nel V-IV secolo prima della Sua venuta. Logicamente, l’uomo “maturo” di oggi non crede nell’esistenza di Dio e pertanto, se cade la protasi, anche la protasi svanisce, come accadde per l’argomento ontologico di Sant’Agostino, inebbriato d’Amore per Dio.
Il guaio, mio ottimo Giuseppe Cremascoli, è che l’uomo moderno, certificata la morte di Dio, adorato il dio Cogito-Libertà-Pensiero, in realtà non è affatto libero nè tanto meno pensa in proprio. Altri pensano per lui, togliendogli – a sua insaputa – l’agognata Libertà, tanto sperata e mai posseduta.
Scendiamo al piano inferiore, culturalmente parlando, nella dimensione della Medicina: esiste una sindrome dai mille nomi, chiamiamola pure “cardiomiopatia di Taka Tsubo” (Cestello per polipi, ovviamente dal Giapponese). Detto in poche parole, sembra un Infarto Miocardico ma non lo è; Deo Gratia le coronarie sono normali, quasi sempre, almeno. Il malato va al PS, saltando il Medico curante…, e, sottoposto ai marcatori dell’IMA, “levemente” mossi, immediatamente è ricoverato per condurre altri esami, ma soprattutto per eseguire dopo giorni la coronarografia ch’è determinante. Oggi la diagnosi clinica, eseguita con un fonendoscopio tranquillizza il paziente che può restare a casa,, i familiari, gli amici ed evita di buttare via milioni di euro. Per questo ho informato dell’esistenza di un recentissimo mio articolo in rete anche in USA, i Cardiologi di mezzo mondo, incluso sedicenti CATTOLICI …italiani, e la American College of Cardiology. Finora nessuna risposta. Domanda: Chi non vede il visibile come può pretendere di vedere l’invisibile?