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Novità: zero

By Rai Vaticano | Febbraio 17, 2012

Circa due anni fa, parlando – come direbbe Celentano – a “preti e frati”, per di più teologi, il Papa ha detto quanto segue: 

“Noi oggi abbiamo spesso un po’ paura di parlare della vita eterna. Parliamo delle cose che sono utili per il mondo, mostriamo che il Cristianesimo aiuta anche a migliorare il mondo, ma non osiamo dire che la sua meta è la vita eterna e che da tale meta vengono poi i criteri della vita. Dobbiamo capire di nuovo che il Cristianesimo rimane un «frammento» se non pensiamo a questa meta … e dobbiamo di nuovo riconoscere che solo nella grande prospettiva della vita eterna il Cristianesimo rivela tutto il senso. Dobbiamo avere il coraggio, la gioia, la grande speranza che la vita eterna c’è, è la vera vita e da questa vera vita viene la luce che illumina anche questo mondo. (Benedetto XVI, dall’omelia per la S. Messa con la Pontificia Commissione Biblica, 17 aprile 2010).

Ferma restando la solidarietà ad Avvenire e a Famiglia Cristiana, non mi pare che sia una novità ciò che ha osservato Adriano. “Preferisco il Paradiso” aveva detto San Filippo Neri, non alla tv ma a un cardinale.

Pippo Corigliano

 

Topics: Opinioni e contributi | 3 Comments »

3 risposte per “Novità: zero”

  1. franco petraglia scrive:
    Febbraio 18th, 2012 alle 14:08

    Carissimo Direttore,colgo l’occasione , attraverso questo blog,per esprimere la mia piena solidarietà e vicinanza a Famiglia Cristiana e all’Avvenire.

    IL FESTIVAL DI SANREMO, MEGLIO ABOLIRLO
    Il festival di Sanremo,iniziato con gli epiteti ed il linguaggio scurrile dei comici Luca e Paolo nei confronti del Cavaliere,poi proseguito con le condanne di Celentano a Famiglia Cristiana e l’Avvenire, hanno avvelenato l’aria che si respira nel Paese. I duri attacchi alle due testate in parola hanno suscitato reazioni da tutto il mondo cattolico. Personalmente non trovo giusto che il “Santone”, che, a mio avviso, l’unica cosa che sa fare bene è cantare, prenda l’equivalente di un miliardo e mezzo delle vecchie lire per spargere menzogne. In giro non si sente altro che un diffuso mormorio misto a polemiche e invettive. Insomma, non si parla affatto della competizione canora di una volta. Musica e belle canzoni. E’ bene quindi che la kermesse scompaia. Ci guadagniamo tutti: meno spese, specialmente in questo periodo di austerity , e più serenità.

    Con molti sentimenti di stima e affetto.

    Franco Petraglia -Cervinara (AV)

  2. Simone Caramel scrive:
    Febbraio 17th, 2012 alle 20:47

    Nell’Ansa di ieri c’è una notizia, collegata a quanto sopra, che mi ha davvero sorpreso, specie in quella parte dove un monsignore dice esplicitamente che non si parla più di Paradiso ai giovani: ”Abbiamo solo aggiornato il linguaggio, parliamo di pienezza della vita, sennò i giovani non ci capirebbero. alle signore di 60-70 anni parlo di paradiso”.
    Ognuno può agire come crede, ma è responsabile delle proprie azioni.
    Nel fuorviante rumore di oggi, dove ogni parola si confonde con tante altre, e va alla deriva quando non ha vera forza ed energia, per il Cristiano con la C maiuscola, consacrato o meno, la parola Paradiso ha un significato ben preciso, una forza ed un valore riconosciuto da millenni, e mai può diventare o ci si può permettere che diventi obsoleta, o credere che sia incomprensibile, a chicchessia.
    Il Cristiano non deve aver paura di parlare del Paradiso, e di menzionarlo, con questa stessa parola, specialmente ed in modo particolare ai giovani.
    Il Paradiso esiste, c’è, ce lo racconta Vicka da Medjugorje, lei che c’è stata. Non è un concetto astratto, non è una fantasia, non è una metafora. Non è una favola, e neppure una parabola.
    Crederci o non crederci è un’altra questione, non è questo il punto.
    Il punto essenziale è che occorre fare attenzione al linguaggio, e non lasciarsi trascinare dalla corrente del qualunquismo, del relativismo, della negazione.
    Pare quasi che paradiso, purgatorio, inferno, siano concetti obsoleti, superati. Piano piano stanno scomparendo dal vocabolario e dal linguaggio comune, anzi sono già scomparsi, quasi siano idee antiche, superstizioni di tempi andati, ragionamenti da medioevo.
    Aver paura di parlare del paradiso è un grave peccato, specie da parte di un cristiano.
    Quando c’è paura, in qualsiasi circostanza essa si manifesti, diventiamo esseri deviati e strumenti delle astute forze avverse.
    Sono proprio le forze del male che costruiscono sottili trame per far sparire paradiso purgatorio ed inferno da ogni vocabolario scritto e non scritto, specie rispetto ai giovani, coloro che più veicolano il linguaggio e lo trasformano nel tempo.
    Non abbiamo paura di parlare del Paradiso!

  3. Sergio Stagnaro scrive:
    Febbraio 17th, 2012 alle 14:11

    Le parole del Santo Padre, a mio parere di peccatore, sono ovvie ed illuminanti al tempo stesso. Cerco di spiegarmi: se il Cristianesimo mette da parte, obliandola, la Storia della Salvezza, dedicandosi esclusivamente alla storia umana comune, consumata nello spazio e nel tempo, finisce di essere LA Religione, e diventa ottima Morale, una tra le tante. Infatti, soltanto illuminato dalla luce della Trascendenza, che l’uomo può raggiungere, meritatamente, vivendo nello spazio e nel tempo l’immanenza perfettiva, il viator è ancora in grado di dare un senso alla vita, che gli permette di gioire nella commedia e trovare consolazione nella tragedia, immancabilmente presente nella umana esistenza: sorrisi e lacrime si intersecano in ogni dimensione della vita. Illuminanti le parole di Benedetto XVI? Certamente, perché fanno comprendere lo Spirito del tempo in cui viviamo: l’uomo non prova estasi nell’ammirazione della Sua ineffabile e quotidiana Epifania, ma di fronte ad una farfalla tatuata.

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