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FEDE E SAGGEZZA / Dove sono meditazione e obbedienza?
By Rai Vaticano | Febbraio 6, 2012
I rischi si fanno negli anni della giovinezza e, se ci si riprova nella quarta età, è più che naturale procedere fra assalti di preoccupazioni e di timori. Mi trovo in questa condizione avendo imboccato la via del dialogo con gli eremiti del deserto, nell’attesa, sulla scorta di Thomas Merton, di una saggezza che dia un po’ di luce ai giorni così affaticati in cui viviamo. Noto, incontrando il pensiero di questi uomini dalle scelte di vita straordinarie e totalizzanti, che essi cercano spesso di definire la loro condizione esistenziale, credo per comprenderne essi stessi l’essenza così da darne testimonianza.
Fra le massime coniate a questo scopo, cito ancora quella in cui si narra che «un anziano disse: La vita del monaco consiste in questo: lavoro, obbedienza, meditazione, ed è tale che egli non deve giudicare, né recare oltraggio, né lamentarsi». La mia impressione, riguardo alla prima triade dell’elenco, mi spinge a pronunciarmi così: il lavoro è, oggi, un gran tema del nostro vivere, mentre per la meditazione e, soprattutto, per l’obbedienza, si è giunti a una sorta di vergogna anche alla sola idea di far uso di questi vocaboli. L’attenzione che oggi si dà al lavoro, è un dato assolutamente positivo ed è, almeno negli intenti, prova della diffusa sensibilità verso i valori della giustizia sociale. Siamo ben lontani dall’essere giunti, al proposito, a traguardi ottimali, ma mi sembra chiaro che delle conquiste, rispetto al passato - almeno a quello remoto – sono state compiute.
Preserviamoci, in ogni caso, dall’autoesaltazione e, per stare nel tema prescelto, non dimentichiamo l’apporto dato dal monachesimo allo sviluppo dell’economia nei secoli medievali e, soprattutto, l’impegno a intendere il lavoro come opportunità per non finire preda del male. La Regola di S. Benedetto inizia il capitolo dedicato al lavoro manuale ricordando che «l’ozio è nemico dell’anima». La massima è di grande saggezza ed, anzi, contiene un invito ad essere aggiornata a quanto avviene oggi attorno a noi. La società in cui viviamo è, infatti, organizzata in modo che il contrasto non è più tra lavoro e ozio, ma, se mai, tra lavoro e frenesia di svago e vacanza, quasi con un’angoscia segreta al pensiero di non sfruttare tutte le occasioni per divertirsi. Mi chiedo (ma se ne parlo, sono deriso) come mai gli educatori non affrontino con fermezza il problema della prassi, diffusa soprattutto fra i giovani, di buttare alle ortiche una o due notti alla settimana gironzolando fra discoteche sino a giungere al mattino stanchi e, credo, annoiati, senza aver fatto nulla di buono, nei migliori dei casi. Qui non è l’ozio, ma un darsi da fare insulso e sfrenato, ad essere nemico dell’anima.
Va da sé che, in vite costruite così, non hanno più alcun spazio né la meditazione né l’obbedienza, candidamente menzionate nella triade sopra citata. Eppure, se non vogliamo distruggerci, è necessario riconoscere che, in esse, ci sono qualità e valori, pur se posti in sordina e negletti. Delle due, l’obbedienza è, forse, la più problematica, anche perché si presta a strumentalizzazioni e ad abusi. Ma può essere abolita? Non credo, e me ne sono convinto non alla lettura di autori spirituali, ma incontrando un tale che appariva in tutto e per tutto il capo di un gruppo anarchico. Gli dissi: il gruppo le obbedisce compatto?
Sul grande valore della meditazione per la vita dell’anima non avrei dubbi. È bene per tutti abituarsi a riflettere, a interrogarsi, ad analizzare i frutti prodotti dall’albero dei propri comportamenti e delle scelte di vita. Questa vera e salutare capacità critica si fa sempre più urgente, assediati come siamo da mille pericoli di diventare dei robot, anziché essere umani. Bene dissero, quindi, gli eremiti del deserto: lavoro, meditazione, obbedienza.
Giuseppe Cremascoli
Topics: Dibattiti | 2 Comments »
Febbraio 7th, 2012 alle 10:08
A me sembra che certe volte noi cattolici viviamo fuori dal mondo. Meditazione? Obbedienza? Ma vi siete mai guardati attorno? Le reazioni della maggior parte della gente a queste indicazioni sono di due tipi, o indifferenza totale oppure aperta ostilità. Bisogna decidere, vogliamo essere ancora attivi nella società e avere modo di incidere oppure vogliamo finire nelle catacombe? E se vogliamo essere attivi, in che modo potremo farlo? Cerchiamo di ripondere a questi interrogativi, per favore!
Febbraio 6th, 2012 alle 12:07
Parlare di come vivere la vita, l’esempio che qui prende in esame la società in cui viviamo dice bene, anche a me sembra che chi lavora, o fa altro oggi, è preso poi anche da grande interesse a come trascorrere il tempo libero, inteso appunto come frenesia del vivere tutto quanto nel momento viene proposto e offerto dal mercato del divertimento, (il paese dei balocchi) : le novità canore, la discoteca dove fa “in” la tal bibita, il linguaggio, lo sballo etc…sempre più libertà nuove da provare ..emozioni da non perdere! cui fa seguito (mi riferisco a giovani), se tutto va bene il rientro a casa accolti da genitori stressati di ansia, o da qualche incidente d’auto che si sa,,,,forse poteva essere evitato da un guidatore sobrio. Ma per tutto questo la meditazione proprio non viene presa in considerazione , eppure ci vorrebbe, non quella alta qui menzionata , ma almeno quella che il vivere così richiederebbe sia dal genitore che vuole esserlo davvero e che sente pertanto l’urgenza di farne oggetto di dialogo con il figlio perché una esperienza venga vagliata in modo che se negativa non ci si compiaccia al ripetere.. Tutto questo, visti i fatti di cronaca, sembra essere trascurato , non importante anzi va contro il rispetto della libertà che è appunto libertà piena ; e allora a che cosa obbedire? Se non c’è un proposito da porsi, un esempio da seguire, un insegnamento da onorare e questo per se stessi, perché riguarda la propria vita, La quale se è impostata soltanto ad essere vissuta sulle emozioni allora siamo in preda di tutto quel mercato di offerte allettanti ma effimere, durano poco e distruggono o allontanano quanto di più bello, di duraturo, soddisfacente, entusiasticamente costruttivo ci si priva di quelle emozioni vere quali il costruire il proprio presente per il futuro, il mirare a dei traguardi . E’ come negarsi e restare sempre senza niente e avere la prospettiva dopo anni di doversi domandare : che cosa ho fatto, che cosa ho costruito, chi mi saluta con che animo lo fa, la mia famiglia di che cosa mi è grata, e se hai un credo come mi pongo di fronte a Uno che chiede sempre: perché usi così male i talenti che possiedi e me li fa guardare e magari scopro con stupore quanti ne avevo!!!!!E’ fondamentale che questo impegno sia e avvenga nella famiglia con il calore dell’amore che dovrebbe in essa esistere, per la persona che non ha bisogno soltanto di pane e divertimenti, e nella scuola dovrebbe proseguire nelle figure non solo di insegnanti ma anche da educatori preparati non soltanto a svolgere una professione come lavoratori ma di più, con quell’interesse alla persona che significa insegnamento soprattutto anche a come vivere e diventare pietre costruttive nella società – Mi sono riferita ai giovani non perché il tema non riguardi tutti ma perché purtroppo si tratta di salvare il salvabile ed è sotto gli occhi di tutti che se non si fa qualcosa si butta nel fiume la vita di oggi e di domani, quindi bisogna scendere in strada, in ogni luogo e affiancare il viandante della strada che si fa domande , come ha fatto Gesù Cristo che non ha posto se stesso per essere riconosciuto, ma ha dialogato chiarendo le …scritture-
Francesca