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FEDE E SAGGEZZA / L’autentica sorgente della felicità
By Rai Vaticano | Gennaio 22, 2012
Mi accompagna, da qualche tempo, un libretto che ha per titolo «La saggezza del deserto», e nel quale si leggono massime e racconti a noi giunti dai grandi eremiti dei primi secoli cristiani. L’antologia è stata curata da Thomas Merton, e ne leggo sovente i testi attirato dalla prospettiva da cui egli si è posto nell’interpretarli, evidenziata nel titolo dato al volumetto. Ricordo, per inciso, che la mia generazione si è incontrata con entusiasmo, in anni lontani, con gli scritti e con i percorsi spirituali del Merton, giunto alla trappa dopo complesse vicende dell’anima ed esperienze comuni a tanti intellettuali del secolo che ci ha portati al terzo millennio.
Il personaggio vive nella memoria di molti come specchio delle inquietudini tipiche delle nostre culture, segnate da ansie interrogative spesso torturanti anche dopo aver compiuto scelte in cui si direbbe che tutto è granitico e irreversibile. È, forse, la fatalità dei continui incontri con esperienze intellettuali e di vita sempre in lotta, a far nascere simili inquietudini in noi. Esse dovrebbero, però, scomparire in chi è giunto alla quiete perfetta dell’anima, che nasce dal riposare in Dio, come afferma s. Agostino nel celebre passo che è sintesi delle sue «Confessioni».
Tornando all’antologia curata dal Merton, poco sopra citata, devo ammettere che, a tutta prima, mi sembrò impossibile vedere, nella condizione eremitica, i tratti della saggezza, almeno come si è soliti intendere questa virtù. Da essa, infatti, noi tendiamo a rimuovere ciò che è frutto di scelte radicali e totalizzanti, ove ben poco resta del modus in rebus tanto caro al buon Orazio. I Padri del deserto vivono nell’immaginario collettivo come la personificazione di scelte di vita in cui domina il distacco dal mondo, per accogliere in pienezza i consigli evangelici e gli assoluti del Regno in obbedienza, povertà e castità.
La saggezza, al confronto, sembra una dimensione tipicamente umana e terrestre, in cui, ad ogni piè sospinto, bisogna ricorrere a compromessi, alla moderazione soprattutto, lontani dal male, certamente, ma neanche troppe intransigenti di fronte a certi dilemmi a cui la realtà e la vita incessantemente costringono. Sarà – questa – una concezione un po’ semplice di questa virtù, che finisce, così, identificata con il semplice buon senso. La scelta di vita dei Padri della Chiesa va, invece, in direzione diametralmente opposta. Nei testi che descrivono l’esperienza spirituale da essi vissuta, si parla di lotte tenacemente sostenute contro gli assalti del Maligno, di astinenze al limite della resistenza umana, di rinunce di ogni genere in vista di una immedesimazione totale con la realtà divina, ove le cose della terra sembrano inesistenti o lontanissime, neanche più in attesa di essere salvate dalla sapienza umana, dal buon senso appunto, di cui si è detto.
È un’altra, infatti, la sorgente della felicità a cui attingono i chiamati all’esperienza del deserto. Essi mirano a una saggezza solidissima e senza ombre, suggerita per grazia dal sovrumano mistero della vita nascosta con Cristo in Dio e, alla prova dei fatti, ben valida anche per noi, sorretti solo dal nostro fragile e traballante buon senso. È bene, quindi, prendere sul serio i messaggi che ci giungono da un mondo che ci sembra così lontano da quello in cui siamo immersi.
Per dare inizio a questi incontri, trascriviamo la massima in cui si legge che «un anziano disse: la vita del monaco consiste in questo: lavoro, obbedienza, meditazione, ed è tale che egli non deve giudicare, né recare oltraggio, né lamentarsi». Non mi faccio illusioni. L’assenso a tutti i punti di questo monito non sarà immediato e spontaneo. Torneremo sui nostri passi, con intenti di buona volontà.
Giuseppe Cremascoli
Topics: Dibattiti | 4 Comments »
Gennaio 25th, 2012 alle 22:41
Un caro saluto al Dott. Stagnaro, davvero ligure doc. Giuseppe Cremascoli
Gennaio 25th, 2012 alle 12:24
Il fatto è proprio questo: come si può cercare di avere una fede talmente forte da dare l’assenso agli importanti punti del monito?
Gennaio 23rd, 2012 alle 10:44
Caro Giuseppe Cremascoli,
leggo che “«un anziano disse: la vita del monaco consiste in questo: lavoro, obbedienza, meditazione, ed è tale che egli non deve giudicare, né recare oltraggio, né lamentarsi». Un vecchio ligure doc, come me, può condividere lavoro, obbedienza, meditazione, senza giudicare nè recare oltraggio, ma non può rinunciare a “mugugnare”! Mi stanno benissimo gli eremiti che si ritirano nel deserto a cercare la saggezza, ed amo Thomas Merton, dato che anch’io vivo come i gabbiani, “balenando in burrasca”. Tuttavia, penso che i comuni mortali del terzo millennio, se sono sensibili all’immanenza perfettiva, devono restare nel mondo a combattere il male dove si trova ed è tracotante. In realtà, come insegnava John Donne, “Nessun uomo è un isola…”. Per i nostri fratelli più piccoli ed indifesi, noi comuni cristiani, seminando bene i semi consegnatici all’origine, impegnandoci in prima persona, abbiamo il dovere di non andare nel deserto, ma al fronte, decisi a tutto, magari rischiando l’infarto del miocardio, per contribuire, in ogni dimensione della vita ed ognuno a suo modo, al trionfo della Verità. Non conosco certo la Verità, però l’amo e l’inseguo. Spinto dall’einsteiniano Einfühlung, non interrompo mai il mio cammio verso la Verità, lasciandomi guidare dall’Amico invisibile ma presente, che mi aiuta a non aver “paura di fronte alle bestie feroci, ai barbari, agli dei e nemmeno ai miei sogni”. Non so se questa è saggezza, certamente non è un suo sterile riverbero, dispensandomi felicità e pace nel cuore, come quando incontro in paese il piccolo Manuel, 2 anni e sei mesi, che mi sorride con i suoi grandi occhi azzurri, mi saluta e mi bacia (http://www.sisbq.org/sbq-magazine.html).
Gennaio 23rd, 2012 alle 09:38
Mi sembra basilare la differenza che Monsignore Cremascoli rimarca tra quella che oggi viene comunemente ritenuta saggezza e la vera ricerca della saggezza operata invece dai chiamati dal deserto. In questi tempi confusi c’è bisogno di chiarezza, anche a costo di scardinare le credenze più diffuse —-