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Giuseppe De Carli: il prete sia “sposo fedele”

By Rai Vaticano | Settembre 21, 2011

Ndr – Stamattina mi è parso di tornare indietro nel tempo, come se Giuseppe De Carli  fosse ancora qui tra noi. Ho ricevuto infatti dal collega padre Vito Magno un articolo che Giuseppe scrisse nell’ottobre 2009 per la rivista “Rogate ergo”. E’ dedicato al sacerdozio e ai sacerdoti, e naturalmente è bellissimo. Pubblicarlo nel suo e nostro blog, vuole essere un omaggio a un amico che non si dimentica e a tutti coloro che non lo hanno dimenticato. (R.L.).


Cosa si aspetta un laico da un sacerdote? Bella domanda. Rispondo a padre Vito Magno che mi prega di stendere qualche riga su questo argomento. Lo faccio perché ho stima per padre Vito come collega ma – a ben pensarci – soprattutto come prete. Ecco, mi piace perché in lui la dimensione sacerdotale prevale. Si sente che è un prete. Anche a distanza. E non è certo un difetto. E’ proprio pensando a lui che nel blog  di Rai Vaticano ho lanciato la proposta di “adottare spiritualmente”, durante l’“Anno Sacerdotale”  indetto da Papa Benedetto XVI, un sacerdote. Il che significa fare un “fioretto” (parola in disuso) per il sacerdote che si vuole adottare. Una preghiera quotidiana. Un sacrificio. Una penitenza. Un aiuto per alleggerirgli il carico pastorale.

“Adozione” è un termine che sfocia in una totalità imprevista. Occorre fare il proposito di essere vicino a un prete. Una prossimità  – mi si permetta di dirlo – anche affettiva. Quanti sacerdoti soffrono del male oscuro della solitudine! Vivere senza il conforto di una famiglia, senza uno sguardo amorevole, una carezza, un complimento, un sorriso di amicizia. Una iniziativa – scrivo nel blog – che si puo’ allargare fino ad abbracciare i religiosi, le religiose, i pastori o le pastore delle Chiese della Riforma, i pope o gli igumeni della Chiesa ortodossa. I preti anziani e ammalati,  i preti in crisi e persino i preti “spretati”. “Il presbitero – ha detto Papa Ratzinger – deve essere tutto di Cristo e tutto della Chiesa alla quale è chiamato a dedicarsi con amore indiviso, come uno sposo fedele alla sua sposa”.

L’immagine dello “sposo fedele” calza perfettamente a queste modeste (e del tutto personali) riflessioni. Sì, perché la figura del sacerdote ha generato lungo i secoli una sterminata e variopinta produzione letteraria e artistica, unendo l’estremo della detestazione e della dissacrazione con quello della celebrazione e dell’ammirazione. Ai nostri giorni la scandalosa vicenda dei preti pedofili  ha offuscato e ricacciato ai margini la folla degli “sposi fedeli” che in tante parti del  mondo vivono in semplicità la loro vocazione alla luce del Vangelo, proprio come nell’Ottocento aveva fatto quel piccolo prete della campagna francese, Jean-Baptiste Marie Vianney, universalmente conosciuto come il “santo curato d’Ars”.

In gioventù divorai il capolavoro di Georges Bernanos, “Diario di un curato di campagna”.  Mezzo alcolizzato dalla nascita, timido e impacciato, funereo nel profilo, roso dal cancro. In quel rottame umano scoprii che si celava una straordinaria epifania di grandezza e di santità. “La grazia delle grazie – annotava nell’ultima pagina del Diario il parroco di Ambricourt -  sarebbe di amare umilmente se stessi”. Forse si fa bene il prete cominciando a volersi bene. E non sempre purtroppo, nella generale crisi di identità, succede. Tanti preti non si sopportano e non si vogliono bene.

Don Giorgio Broilo, don Alberto Curioni, don Vittorio Soldati, don Roberto Vignolo, don Giuseppe Cremascoli, don Torquato Sergenti, don Angelo Sesini, don Virginio Fogliazza, don Giuseppe Scarpellini, don Carlo Candido, don Ernesto Ratti e altri. Preti dello “stivale”  che ho incontrato nella mia attività di conferenziere e che mi hanno intrigato. Con loro c’è un feeling, da nord a sud, che si gioca, ogni giorno, nel segno della fratellanza e della confidenza. Cosa devono fare e come devono essere i sacerdoti? Dalla sua cattedra, S. Agostino scolpisce: “Amo i pastori perchè hanno difeso contro gli eretici la verità cattolica; hanno conservato ciò che hanno trovato nella Chiesa; hanno insegnato ciò che hanno imparato; hanno trasmesso ai figli ciò che hanno appreso dai padri”. Ma questo è – per così dire – il “piano  nobile”, la cornice luccicante dell’icona del prete, quello che, a volte, ce lo fa sentire irraggiungibile, come uno dei tanti cenobiarchi, che restano sospesi a mezz’aria, come la cesta di Socrate nelle Nuvole di Aristofane. Siamo abituati ai super-vescovi.

C’è infatti anche una categoria di “super-preti” verso cui provo (e Dio mi perdoni) una aperta allergia. Quelli che soffrono di bulimia televisiva, che invadono i “talk show”. Manager, architetti, geometri. Quanti “don Euro” in circolazione! E poi quei preti che si sono divaricati fra una professione laica (magari quella dei giornalisti) e una vocazione che è e dovrebbe essere totalizzante. Che sono, come tutti, “seminatori di discordia”, in carriera. Che sentono di essere qualcuno, perché hanno fama e visibilità. Che conducono una “vita a cinque stelle”. Preferisco lo stile del prete di campagna o di città. Lo stile del buon seminatore o quello del buon samaritano. “Sono solo un sacerdote che prega”, così si definiva  padre Pio di Pietrelcina .

Come don Vittorio, da quasi quarant’anni parroco di un paese in miniatura a cavallo fra la provincia di Lodi e di Cremona. Duecentotrenta anime, come quella del curato d’Ars. L’infinita sequenza dei giorni e la campagna, bonificata dai cistercensi, a perdita d’occhio. La rapsodia delle risaie e i boschi di pioppi lungo gli argini del fiume. Una vita dedicata ad una chiesa. Una magnifica abbazia di mattoni rossi a vista. Il campanile ottagonale e un gregge minuscolo da accudire. Don Vittorio non ha avuto mai dimestichezza con le incombenze burocratiche. Matrimoni, battesimi (sulle punte delle dita di una mano sola), funerali. Rendiconti economici, lui che per quel monumento aveva venduto tutto, pur di renderlo splendente. Una preghiera di pietra per le donne e gli uomini di oggi. Un giorno lo scopro mentre taglia  l’erba attorno al parco abbaziale sotto un violentissimo temporale. Inzuppato e felice. Saltella dalla gioia. “Sai – mi confessa –  un giovane di Milano mi ha appena rivelato che venendo qui ha trovato il silenzio e la pace. L’armonia interiore. Ha deciso di farsi prete. Non è incredibile?”. Ha continuato a danzare sotto la pioggia. Una danza di lode, quella di un “servo inutile”, che aveva favorito il prodigio di una vita che si abbandonava completamente nelle mani di Dio.

Giuseppe De Carli

Topics: Opinioni e contributi | 10 Comments »

10 risposte per “Giuseppe De Carli: il prete sia “sposo fedele””

  1. Andrea Rovera scrive:
    Settembre 25th, 2011 alle 16:15

    Grande De Carli, non posso certo dimenticare la sua voce che commenta con competenza ogni avvenimento religioso.
    Grazie a questo blog che lo ricorda, un sito di esempio per rigore e correttezza delle informazioni.

  2. domenico maria morace scrive:
    Settembre 25th, 2011 alle 11:44

    Ricordo bene un articolo più o meno contemporaneo;e ricordo ancor meglio quella figura di anziano religoso intento ai campi,pure sotto la pioggia,che racconta con entusiasmo e candore insieme,il miracolo di una nuova,vera,vocazione,mentre piove e lui lavora.Nulla dice del tempo trascorso o della “trascorsa”,ovvero datata validità della sua grande capacità comunicativa,come della limpida e giustamente impietosa,capacità di denuncia,di quelli che ancora oggi spesso ai ragazzi ricordo come i “morti di fama”.Non voglio fare di tutte le erbe un fascio e sostenere che i religiosi televisivi appartengano solo a questa miserabile categoria.Ma percepisco sfacciatamente,in tanti “salotti”(o presunti tali)in tv,come un magone,una spada di Damocle che pende sulle loro teste;quello che si potrebbe definire il “politicamente,ideologicamente corretto”,per adeguare il messaggio cristiano al luogo comune,di persone tutto sommato benpensanti,tolleranti,ragionevoli,di buon senso,insomma,tutto sommato affidabili.E così,quella naturale,violenta “bio-diversità” della quale il caro De Carli era un convinto sostenitore,viene omogeneizzata,pastorizzata,in una sorta di melassa trasversale.Mi piacciono molto le parole di Padre Hermes Ronchi,il sabato pomeriggio:intense,dirette,profonde.Per fortuna non c’è solo lui.Don Lorenzo,quì alla parrocchia del Redentore,scuote,pizzica,morde.I parrocchiani mi paiono in parte un po’ in soggezione,per le sue interpretazioni taglienti e provocatorie:meno male che diversi lo stimano e alcuni arditi,come chi scrive,hanno addirittura il coraggio temerario di “caricargli le batterie”.A giorni saranno tre anni dall’avventura “biblica”:Cerchiamo di mantenerci,anche allargandoci,senza rinnegare mai le nostre radici,tentando sempre,per ogni vita e ogni individuo,di proporre,e quantomeno tentare di realizzare la splendida massima Agostiniana “Ama,e fai quello che vuoi”;chevuol dire,giustamente intesa,secondo me:qualunque sia il tuo talento,il tuo dono,cercalo,trovalo,amalo:una volta trovatolo,amalo e seguilo:ti illuminerà la vita;dentro e fuori.”Sale della terra”-”Luce del Mondo”.Abbracci per tutti.

  3. Sante scrive:
    Settembre 23rd, 2011 alle 08:59

    Mi soffermerei sul fatto che questo articolo è quantomai opportuno, in un momento in cui la crisi della vocazioni si fa sentire sempre più forte. De Carli e la sua sincera professionalità ci mancano.

  4. francesca scrive:
    Settembre 23rd, 2011 alle 00:56

    Proprio questa mattina il quotidiano “La Stampa” riporta la difficilissima condizione della Chiesa torinese per la crisi delle vocazioni sacerdotali, inoltre si legge: – che il prete oggi “è carico di incombenze, di responsabilità che non condivide perché solo e alle prese con una condizione culturale secolarizzata, ostile. Così accade che i parroci siano vittime della sindrome anche detta – ha detto il prelato – del “samaritano deluso”, che riguarda persone che avevano scelto di dedicare la loro vita ad aiutare il prossimo e avevano iniziato con slancio, e che a un certo punto si ritrovano svuotati di energie e di ideali”.
    Per fortuna che, come ha scritto il dott. Giuseppe De Carli citando nomi di Sacerdoti che questa malattia non ha toccato, anche io posso dire di aver conosciuto qualcuno che sono onore del Ministero sacerdotale perché il tempo non ha smorzato il loro slancio verso quello che era l’iniziale vocazione : il servire Cristo nelle persone che a loro si rivolgono.
    Questi sacerdoti il tempo ha reso ancora più vicini al loro Maestro, il loro parlare viene da intimo convincimento e da profondo sentire , il Maestro è nelle loro convincente parola, nella loro capacità intuitiva dell’animo umano sofferente e sanno offrire una comprensione che rincuora, come fuoco che riscalda perché proviene da un Altro , quella che va dritta al cuore.
    Il tempo e i tempi non hanno smorzato in loro lo slancio di una vocazione che richiede doti non comuni, il servizio ai fratelli , lo sguardo agli ultimi, la dedizione e il soccorso con una generosità che si ispira al Samaritano; la sapienza che non si apprende ma viene chiesta e donata.dal Maestro che li ha chiamati ,.Avere la fortuna di incontrarli è come trovare un ristoro dell’anima, la parola che conforta, la Parola, che dona speranza., una fiducia che da forza e il coraggio di aver fede in Qualcuno .nel quale possiamo riporre le nostre aspettative.
    E’ però altrettanto vero che i molti impegni, la vita organizzata tesa a stare al passo con quanto la modernità dei mezzi propone, può usurare le forze, difficile mantenere lo slancio iniziale e nel tempo , se tanto fare ha deluso molte aspettative, come per tutti può anche verificarsi delusione e gli ideali distanti, troppo dalla realtà . Ma la Chiesa è ancora viva perché in essa ci sono operai che non hanno perso di vista il Vignaiolo, e si rivolgono sempre a lui per ricevere aiuto ; lavorano con passione alla vigna che il Creatore ha piantato, sono pochi per la messe che è molta, ma ci sono .Sono nella Chiesa che è ancora oggi vitale perché sostenuta da uno Spirito che la fa resistere alle intemperie che la vogliono far soccombere, per i buoni operai che arrivano anche all’ultima ora, in luogo di quelli stanchi e sfiduciati. O anche dei cattivi operai. Essa è la porta aperta quando tutte le altre sono chiuse, è la mano tesa a chi è abbandonato, sconosciuto, inerme , bisognoso, vede e soccorre chi è in difficoltà,; e’ VOCE che richiama a verità , giustizia e libertà – in nome di UNO che si è sacrificato per il bene dell’umanità tutta ed Egli è in essa e l’ha voluta perché fosse Suo Segno di amore disinteressato ; l’ha resa vitale fino ad oggi da uno Spirito che elargisce doni ai suoi Pastori i quali la mantengono viva anche se con pochi sacerdoti .: EGLI è venuto nel mondo per essere messaggero di amore e pace e ha dato la vita , Oggi, attraverso la sua Chiesa, tutto il mondo Lo conosce anche se non tutti lo seguono perché è una libera scelta il seguirlo.
    Uno studioso che si distingua per una scoperta, o uno che ha perseguito ambiziosi obiettivi e ricoperto incarichi prestigiosi , o chi ha acquisito fama per opere di arte, perizia e bravura, questi vengono insigniti di medaglie , croci e premi al merito; riconoscimenti ambiti, esibiti con orgoglio e importanza, prestigio agli occhi dei propri simili.
    Ma a chi ha dato molto o qualcosa di sè per il bene di un fratello, chi ha generosamente speso le sue doti , il meglio di se stesso per gli altri, questo ha un Dio che lo stima di una ricompensa munifica, non soltanto goduta nel tempo presente ma anche dono di vita , promessa di felicità senza fine.
    Francesca

  5. Sergio Stagnaro scrive:
    Settembre 22nd, 2011 alle 12:33

    In questo blog, il 20 di marzo 2010, commentando la notizia dell’apetura del sito voluto dal Santo Padre, invitavo tutti alla “prudentia”, che deve essere propria di chi, come me, è vecchio. Giuseppe De Carli, rivolgendosi a me ancora una volta, così rispose:

    • de carli scrive:
    Marzo 22nd, 2010 alle 12:44
    Caro Sergio Stagnaro,
    lei e’ un benemerito del nostro blog.
    Le sue osservazioni le teniamo ben presenti.Tutti abbiamo una certa età, ma sentiamo, attraverso di lei e le migliaia di blogghisti che ci seguono, il vento della giovinezza.
    L’iniziativa che partirà il prossimo 2 di aprile e’ temeraria.
    E vuole essere uno step per arrivare ad una rete sul digitale terrestre interamente dedicata all’informazione religiosa.
    E’ troppo? E’ eccessivo? Si avverte però l’esigenza di avere una palestra di confronto fra chi crede e, magari, anche chi non cede.
    E’ quel “cortile dei gentili” di cui parlava Benedetto XVI.
    Il suo aiuto e’ ancora più prezioso: continui a stimolarci e a seguirci.
    Buona Pasqua
    Giuseppe De Carli

    “Virtus Laudata Crescit”, diceva anche Savonarola. Giuseppe De Carli, fiutata l’onestà intellettuale di un suo fratello in Cristo, anche se “piccolo”, sapeva infondergli, con la parola, energie prometeiche e trasformarlo in gigante !

  6. Cinzia Terlizzi scrive:
    Settembre 22nd, 2011 alle 12:23

    Era un uomo fuori dal comune, tutti lo avevano capito. E’ bello che il blog che tutti seguiamo lo ricordi. Grazie!

  7. franco petraglia scrive:
    Settembre 21st, 2011 alle 19:18

    Carissimo e stimatissimo Direttore, l’articolo del compianto Giuseppe De Carli, a cui ero e sono fortemente legato, ha portato in me un’ondata di entusiasmo e di gioia infinita.Neppure la crudele mano del tempo riuscirà a cancellare il soave ricordo che alberga nel mio cuore: un personaggio che era capace di risvegliare menti e cuori intorpiditi dall’egoismo e dall’apparire a ogni costo.L’onestà, il rispetto reciproco, il dialogo, l’accoglienza, e la solidarietà erano le sue caratteristiche.Ritornando alla figura del prete, mi piace ricordare quanto diceva S.Giovanni Bosco:”Il più grande dono che Dio possa fare ad una famiglia è un figlio Sacerdote”. Cristo regni sempre!
    Grazie dell’ospitailtà e molti, molti affettuosi saluti.
    Franco Petraglia- Cervinara (AV)

  8. Ludovico scrive:
    Settembre 21st, 2011 alle 16:52

    Ho seguito a lungo De Carli, nelle sue trasmissioni e nei suoi articoli e anxche se non l’ho mai conosciuto personalmente mi permetto di dire che questo scritto riflette molto bene il suo modo di essere.

  9. Maria Di Lorenzo scrive:
    Settembre 21st, 2011 alle 13:10

    Grazie per aver pubblicato questo articolo. Non lo conoscevo, è veramente bellissimo… Dentro ci ritrovo tutto Giuseppe, nei suoi entusiasmi e nei suoi furori, chiamiamoli così, quelle sue idee molto chiare, precise, quel modo dritto di andare al cuore delle cose, da padano tutto d’un pezzo!!

  10. Rosa Maria scrive:
    Settembre 21st, 2011 alle 12:06

    Grazie per questo splendido articolo e grazie a Giuseppe De Carli che resta sempre nei nostri cuori.

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