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La Sindone di Arquata

By Rai Vaticano | Agosto 9, 2011

A pochi chilometri da Ascoli, sulla via Salaria, su uno sperone roccioso, sorge il paese di Arquata del Tronto. Fondata dai Sabini nel VI secolo a.C. divenne poi importante avamposto romano per via della strada consolare in età augustea. Nella vicina frazione di Tufo passò Annibale con i suoi elefanti; nel periodo dell’alto medioevo subì l’invasione dei longobardi. Si parla di Arquata  anche nella cronaca del  viaggio che intraprese Carlo Magno nell’800 d.C., quando attraversò questi luoghi per recarsi a Roma ad essere incoronato.

Essendo Arquata storicamente zona di confine, tra l’XI e il XII secolo vi fu costruito un castello, in cui Giovanna II di Napoli avrebbe soggiornato tra il 1420 ed il 1435, dopo essere stata incoronata regina dal Pontefice Martino V. La tradizione vuole che il fantasma della sovrana si aggiri ancora fra gli spalti del castello, tuttora visitabile. Nel corso di tutto il XV secolo Arquata e la sua rocca furono protagoniste di furibonde lotte tra ascolani e norcini per il possesso del comune, che rimarrà comunque legato a Norcia fino al 1554, quando, con le nomine papali dei pretori e dei castellani, tramontò definitivamente ogni autonomia locale.

Arquata è comunque nota,da qualche decennio, per  una copia della Sacra Sindone custodita ed esposta nella chiesa di San Francesco, tenuta da secoli dai francescani del locale convento. Su una pergamena datata 1 maggio 1655 si dice che su “petizione del vescovo Giovanni Paolo Bucciarelli ed alla presenza di una commissione appositamente incaricata,un lenzuolo di lino di eguale misura è stato fatto combaciare con il lenzuolo della Sacra Sindone e che a seguito di questa operazione,è rimasta impressa l’immagine del tutto simile all’originale”. Non si fa però menzione del sistema usato per ottenere la riproduzione.

Ricordiamo che Emanuele Filiberto di Savoia, tornato in possesso delle terre, aveva spostato nel 1562 la capitale a Torino, ma la Sindone originale rimase a Chambery ancora sedici anni. Nel 1578 il Duca decise di trasferirla.  Fu questa l’occasione per San Carlo Borromeo che volle recarsi in pellegrinaggio a venerare la reliquia, per sciogliere il voto fatto durante la pestilenza di Milano. Emanuele Filiberto, per  abbreviare il viaggio all’illustre prelato già in odore di santità, dispose che la Sindone venisse portata a Torino. San Carlo si mosse a piedi da Milano seguito da grande moltitudine e dopo quattro giorni giunse a Torino.Il Santo pregò a lungo davanti la reliquia e ne seguì l’ostensione per quaranta ore.

Il clero locale di Arquata, invece, sapeva poco della presenza della copia della Sindone, peraltro segretamente custodita in una urna dorata dai francescani per oltre trecento anni e solo da qualche anno esposta alla venerazione dei fedeli. La tradizione orale, tramandata nei secoli, vuole che la copia sia stata voluta al fine di avere una Sindone di proprietà ecclesiastica, in quanto quella di Torino apparteneva ai Savoia e che essa doveva essere custodita “in posto riservato e sicuro”. Anche la copia della Sindone d’Arquata è stata messa di nuovo in contatto con il Sacro lino originale nel 1931 in occasione dell’ostensione della Sindone a Torino.Questo contatto ha lo scopo di rafforzare i poteri sacri della copia che secondo il credo cristiano si trasmette alla riproduzione nel momento del loro contatto.  La copia della Sindone di Arquata è custodita in una teca illuminata da cento lumi,tanti quanti quelli che, secondo la leggenda, accompagnavano la Sindone durante le processioni per carestie, siccità e guerre.

Giancarlo Cocco

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