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Giuseppe De Carli e il terzo segreto di Fatima
By Rai Vaticano | Maggio 3, 2011
Facciamo precedere questo ricordo del compianto Giuseppe De Carli dall’annuncio che il “Trittico Romano” di Giovanni Paolo II (seconda edizione: poesie+dvd) è da oggi disponibile per le edizioni Bompiani. L’opera, composta in tre tavole (“ll torrente”, “Meditazioni sulla Genesi”. Sulla soglia della
Cappella Sistina” e “La sorgente”), viene riproposta con l’aggiunta del DVD. La tavola sulle meditazioni contiene una bellissima intervista/documento del compianto Giuseppe De Carli con il curatore dell’opera professor Giovanni Reale. Sotto la guida di Giuseppe e del professor Reale, possiamo inoltrarci passo dopo passo alla scoperta di un Papa filosofo, teologo e al tempo stesso poeta raffinato.
Fare il giornalista, come recita un famoso detto, è sempre meglio che lavorare. Forse ciò è giusto, però si può fare questo “non-mestiere” anche con passione e onestà, come ha insegnato a tanti colleghi il nostro, mai dimenticato, Giuseppe De Carli. Giorni fa ho ritrovato, per puro caso, un appunto sul congresso “The Fatima Challenge”, del 4 maggio 2010 (giusto un anno fa), organizzato dal Centro di Fatima di padre Gruner, che da anni si batte per dimostrare che il famoso Terzo Segreto non è stato mai svelato e ciò che fu letto nel 2000 dall’allora segretario di Stato Angelo Sodano, era un falso o, nella migliore delle ipotesi, un documento non completo.
Su un lato del mio foglio c’era un appunto di Giuseppe sulla sua presenza all’evento: avrebbe presentato il suo libro “L’ultimo segreto di Fatima”, seconda edizione de “L’Ultima veggente di Fatima”, scritto a quattro mani con l’attuale Segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone.
Immediatamente, con gli occhi della memoria, ho rivisto quei giorni di cui, in qualche modo, fui anch’io partecipe. Alla fine di aprile dello scorso anno, avevo incontrato Giuseppe presso un bar in Borgo, vicino alla redazione di Rai Vaticano, per un caffè. Dopo alcuni convenevoli, mi fece vedere un depliant del convegno su Fatima a cui sarebbe andato per presentare il suo ultimo libro sul terzo segreto.
”Il tuo volume – lo interruppi quasi subito – sposa totalmente la tesi ufficiale della Segreteria del Vaticano, che al Congresso ha lo stesso gradimento di una manciata di sabbia bollente sugli occhi”. Lo vidi sorridere. In realtà non aveva certo bisogno del mio consiglio: Giuseppe quando aveva deciso una cosa era irremovibile e delle mie osservazioni non tenne assolutamente conto.
Mentre lo riaccompagnavo in ufficio mi confidò che da qualche tempo si sentiva molto stanco, aveva problemi di sonno e di mal di gola, tanto da rinunciare quasi definitivamente a fumare quelle sottilissime sigarette per le quali spesso lo prendevo in giro. Provai allora a dire la cosa più banale che mi venne in mente: “Chiari sintomi da stress – con la vita che fai, non ti fermi un attimo. Cancella qualche appuntamento sulla tua agenda e stacca la spina”.
Mi ascoltò, poi mi rispose serio: “Forse hai ragione, mi debbo riposare così posso finire un progetto sul volontariato che mi sta a cuore e correggere con calma le bozze della rivista di Lodi (della quale era direttore editoriale, ndr) e trovare finalmente il tempo per presentare ai dirigenti Rai alcune proposte che ho preparato per la mia struttura”. Volevo replicare, ma mi accorsi che era fatica sprecata. Ci salutammo dandoci appuntamento per il 4 maggio all’Ergife. Purtroppo, sarebbe stata anche l’ultima volta che lo avrei visto ancora in vita.
Il Congresso era molto affollato, soprattutto da nord americani. Dopo alcuni oratori fu il momento di Giuseppe. La sala, se ben ricordo, non lo accolse con grande entusiasmo anche perché molti, essendo stranieri, non lo conoscevano e gli altri, gli italiani, sapevano che era amico del cardinal Bertone e tanto bastava per non farlo entrare proprio nei loro cuori.
Comunque, come spesso accadeva e chi ha avuto il piacere di ascoltarlo, dopo pochi minuti, riuscì ad attirare il pubblico in una specie di fascinazione, tanto che, a differenza di altri oratori, fu richiesta la sua presenza per rispondere ad alcune domande. Giuseppe era venuto solo per presentare il suo libro e basta, anche perché cominciava a denunciare una certa stanchezza ben visibile in volto.
Nessuno sapeva allora del grave male che lo aveva colpito. Stare un ora, forse anche di più, a rispondere a domande spesso provocatorie, non era certo un impresa facile, visti anche i problemi di salute, ma più le cose più erano difficile e più trovava in sé la voglia di combattere. Non mi voglio dilungare sugli argomenti proposti al convegno, non è questa la sede, ma debbo dire, per onestà, che dopo un po’ di dibattito, Giuseppe si trovò in qualche difficoltà. I suoi interlocutori gli ponevano domande assai specifiche come se, per un misterioso fenomeno di transfert, non vedessero più in lui il vaticanista De Carli, quanto il segretario di Sato cardinale Tarcisio Bertone in persona.
La situazione non era facile, ma Giuseppe non si scompose mai. Oltre ad essere un grande professionista, era anche una persona seria, sapeva ascoltare, riflettere e rispondere anche davanti alle domande più insidiose che potevano demolire tutto il lavoro che aveva fatto per il suo libro.
Davanti ad alcune contestazioni assai dure, probabilmente poteva glissare, trovare facili scorciatorie dialettiche, ma non fece nulla di tutto questo, pur di non venir meno alla sua proverbiale sincerità professionale, sempre e dovunque.
Aveva scritto solamente tutto ciò che personalmente aveva trovato negli archivi vaticani, dunque non aveva inventato nulla né tanto meno aveva “tirato” le notizie secondo tesi precostituite. Di fronte a domande assai specifiche non esitava a riconoscere pubblicamente la sua inadeguatezza, ribadendo però che ogni tesi, anche la più interessante, andava sempre sottoposta a un vaglio convincente e non mai a semplici congetture. Si ripromise anzi, se avesse avuto conferma di aver sbagliato o che i dati in suo possesso non erano corretti, di sconfessare pubblicamente il suo lavoro.
Davanti a tanta onestà professionale, la sala e gli stessi interlocutori non poterono far altro che complimentarsi con De Carli, oltre che per il suo lavoro di vaticanista anche per la sua integrità morale. L’indomani, al telefono, mi disse che era stato sul punto di abbandonare la sala, ma gli sarebbe sembrata una vigliaccheria; se lo avesse fatto il suo libro sarebbero stato facilmente demolito e aggiunse inoltre che in quelle pagine riportava la tesi ufficiale della Chiesa e lui non l’avrebbe mai tradita.
Ho scritto di questo breve episodio, tra i tanti che ho vissuto con lui, non solo per ricordare un caro amico che non c’è più, la sua onestà e il suo amore per la Chiesa (soprattutto come credente oltre che come vaticanista), ma per un’altra considerazione che mi è venuta in mente ricordando questo episodio. Conoscendo Giuseppe, so che lo avrebbe fatto certamente sorridere.
Da quando l’ho conosciuto, circa venticinque anni fa, aveva avuto sempre una particolare predilezione per tutto ciò che riguardava Fatima e i suoi tanti misteri. Più di una volta mi aveva fatto notare una serie di coincidenze di date e di avvenimenti assai singolari legati proprio a questo grande mistero, come a volte definiva Fatima, che riguardavano non solo l’attentato a Giovanni Paolo II, ma anche altri accadimenti della storia stessa della Chiesa. Pensava che un giorno poteva raccontare la storia di Fatima anche da questo punto di vista del tutto originale.
Così, mi ha colpito una cosa della sua morte, a cui forse nessuno ha mai pensato. Giuseppe De Carli si è spento la mattina del 13 luglio dello scorso anno, lo stesso giorno in cui la Madonna dettava a tre umili pastorelli nella Cova da Iria proprio il celebre Segreto. Una coincidenza, certamente, ma che ho voluto ugualmente condividere con i lettori del blog. Spero solo che adesso Giuseppe, almeno lui, abbia potuto conoscere veramente tutto su questo grande Mistero che ha cambiato la vita di milioni di persone e, come spesso amava dirmi, anche il suo cuore.
Antonello Cannarozzo
Topics: Personaggi, Religione/Religioni | 4 Comments »
Maggio 5th, 2011 alle 17:10
Ho una sola parola da dire: grazie!
Non posso aggiungere altro, in questo momento sono proprio sopraffatta dall’emozione… ma voglio ringraziare Antonello Cannarozzo per questo suo ricordo e gli amici del blog per averlo ora pubblicato, grazie di cuore…
Maria
Maggio 5th, 2011 alle 10:26
Caro Antonello,
grazie per questa tua testimonianza su Giuseppe che mette in luce alcuni straordinari aspetti del suo carattere come la passione, l’onestà, l’umiltà, il coraggio delle sue convinzioni, per citarne solo alcuni ma sufficienti a tracciare la strada della sua coerenza umana e professionale.
Credo che questa “luce” debba essere mantenuta sempre accesa per chi fa già questo mestiere (ma spesso si “perde” più o meno consapevolmente) e soprattutto per quanti vi si stanno avvicinando.
Giuseppe era ed è una guida sicura su quei valori fondanti non solo la professione ma ancor prima la persona. Questo ho imparato nella nostra breve ma significativa frequentazione e questo costituisce un patrimonio cui cercherò sempre di attingere.
Ho condiviso appieno le parole di papa Benedetto XVI quando, in una recente udienza, ha parlato di quei santi semplici “indicatori di strada”.
“Sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile – ha detto papa Benedetto – ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove sia la verità”.
Non sembra che queste parole siano rivolte anche al nostro caro Giuseppe?
Un saluto
elisabetta lo iacono
Maggio 3rd, 2011 alle 17:23
Ho letto lo scritto, come sempre vivace e significativo, di Antonello (mi permetta di chiamarla per nome). La commozione che mi impedisce di leggere bene le lettere della tastiera non è legata alla mia età; un giorno, forse, riferirò la bella storia capitatami oggi con gli Editori di una celebre rivista degli USA. Permettetemidi sottoporre alla votra attenzione, in quanto appropriati, un mio vecchio commento in rete sul blog, e la risposta di un grande cristiano:
Buona Lettura.
http://raivaticano.blog.rai.it/2010/03/19/il-2-aprile-venerdi-santo-apre-il-nostro-spazio-in-internet/comment-page-1/#comment-4476
• Sergio Stagnaro scrive:
Marzo 20th, 2010 alle 11:44
Plaudo ovviamente alla notizia. All’età mia, però, non si addice la “temeraritas”, propria della “fluentis aetatis”, bensì la “prudentia”, considerata caratteristica del vecchio, non dell’anziano.
Detto altrimenti, secondo il mio parere, è bene tenere separati gli strumenti, i mezzi, dai fini che vorremmo raggiungere con i primi. Inoltre, purtroppo, mezzi ottimi ed adeguati non sempre permettono di raggiungere i fini pre-fissati. Non viviamo nel determinismo meccanicistico, soltanto, ma soprattutto nel caos deterministico, ch’è sì un ordine superiore, ma dove la previsione è probabilistica, a causa della cosiddetta sensibilità di tutti i sistemi alle condizioni iniziali. E chi scrive, queste cose le conosce veramente bene…
• de carli scrive:
Marzo 22nd, 2010 alle 12:44
Caro Sergio Stagnaro,
lei e’ un benemerito del nostro blog.
Le sue osservazioni le teniamo ben presenti.
Tutti abbiamo una certa eta’, ma sentiamo, attraverso di lei e le migliaia di blogghisti che ci seguono, il vento della giovinezza.
L’iniziativa che partira’ il prossimo 2 di aprile e’ temeraria.
E vuole essere uno step per arrivare ad una rete sul digitale terrestre interamente dedicata all’informazione religiosa.
E’ troppo? E’ eccessivo? Si avverte pero’ l’esigenza di avere una palestra di confronto fra chi crede e, magari, anche chi non cede.
E’ quel “cortile dei gentili” di cui parlava Benedetto XVI.
Il suo aiuto e’ ancora piu’ prezioso: continui a stimolarci e a seguirci.
Buona Pasqua
Giuseppe De Carli
Maggio 3rd, 2011 alle 14:03
Un altro santo!
Massimiliano Bianco