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Monsignor Bettazzi, vescovo di pace
By Rai Vaticano | Ottobre 20, 2010
Ottantasette anni ben portati, una mente lucida e dotato di grande humour: così si è presentato domenica scorsa al Palacongressi di Rimini monsignor Luigi Bettazzi, per un incontro con una platea di oltre tremila over 50, riuniti per partecipare a “Gold Age”, forum internazionale e manifestazione rappresentativa dell’universo anziano, promossa da “50&più”. Un battitore libero del nostro episcopato, si considera ora Bettazzi, già vescovo di Ivrea, in pensione da alcuni anni, famoso per aver partecipato a manifestazioni sindacali, a marce per la pace, orgoglioso di aver affrontato a viso aperto i superiori della Cei e del Vaticano.
Originario di Treviso, si forma come prete a Bologna sotto il cardinal Lercaro e don Giuseppe Dossetti, diventando vescovo ausiliare nel 1963. E’ proprio come portavoce di Lercaro e Dossetti che nel Concilio Vaticano II Bettazzi si fa promotore di una istanza consegnata a Paolo VI e firmata da 70 padri conciliari in favore della santificazione di Giovanni XXIII.
Ben conosciuto per certe sue iniziative come quella del 1976, quando inviò una lettera all’allora segretario del Partito comunista italiano Berlinguer nella quale chiedeva di liberare il partito dall’ideologia marxista per renderlo “digeribile” ai cattolici. Notevole il suo impegno come presidente di Pax Christi negli anni 70 ed 80. Definito talvolta “vescovo scomodo” o “vescovo rosso” per le sue idee progressiste, ha sempre avuto la battuta pronta. Come dimostra in questa intervista, realizzata a margine del convegno.
Monsignor Bettazzi, lei ha partecipato al Concilio Vaticano II: ritiene che la Chiesa oggi si sia conformata integralmente ai testi conciliari o che vi siano ancora parti non applicate?
Quando si parla della applicazione del Concilio Vaticano II mi riesce di dire “già e non ancora”, nel senso che molto si è fatto ma molto resta ancora da fare. Se penso alle quattro Costituzioni trovo, ad esempio, che oggi la Bibbia è più letta, è più familiare, ma non è ancora la Parola che orienta direttamente la nostra vita, così come la liturgia è più partecipata, ma stenta ad essere come voleva il Concilio, ossia ”culmine e sorgente della vita Cristiana”. Quanto alle altre due Costituzioni – sulla Chiesa in sé e la Chiesa nel Mondo – devo dire che non viene incoraggiata a sufficienza la corresponsabilità del popolo di Dio sotto la guida della gerarchia. Si stenta ancora a riconoscere quanta grazia di Dio ci può essere nel mondo anche al di fuori delle strutture della Chiesa!
Ritiene possibile nell’attuale situazione mondiale un dialogo costruttivo tra cristiani ed islamici?
Il dialogo non solo è possibile: è doveroso. Si tratta di incoraggiare e favorire i settori più autentici dell’Islamismo perché possa compiere l’evoluzione che lo stesso Cristianesimo ha compiuto, dalla promozione delle “guerre sante” e delle “Inquisizioni” fino al rispetto e alla tolleranza, certo più coerenti con il Vangelo.
In questo passaggio storico notiamo che le disuguaglianze si stanno accentuando, così come la povertà, la violenza, la disaffezione della gente ai principi morali. Ritiene che la Chiesa possa avere ancora una funzione di orientamento e di guida?
Penso che il compito della Chiesa sia proprio quello di mettere in evidenza questo tarlo dell’individualismo e dell’egoismo che chiude l’uomo in sé stesso, favorisce l’accumularsi delle ricchezze e dei poteri, fa inevitabilmente aumentare il numero dei poveri, così minando la coscienza e l’autonomia delle persone.
Giancarlo Cocco
Topics: Personaggi | 8 Comments »
Ottobre 28th, 2010 alle 08:23
Quelle chiacchiere sono e restano chiacchiere!
Il dia-logos o porta alla conversione o al nulla. Viste le posizioni di Mons. betazzi la sua testimonianza del nulla è in bella evidenza. Accogliere significa donare. Cosa dona Mons. Betazzi a chi vive nell’egoismo? Dialogo? su che? Equità? cioè relativismo? avvicina molti alla Chiesa: quale? Quella che perdona tutto a tutti negando la libertà di essere sottoposti al giudizio di Dio? Quella che giustifica tutto a prescindere dal vero/falso e dal bene/MALE? Quella che si sostituisce a Dio? O quella che indica la via della salvezza che passa dalla conversione? Non si piega Cristo/Chiesa al mondo ma si trasfigura il mondo con la ferma ed incessante testimonianza della Verità!
Di aprioristicamente contro non c’è nulla. Essere assertivi è decisamente l’opposto dell’aggressività… che con un sorriso Lei maschera.
Cordialità
Matteo Dellanoce
Ottobre 26th, 2010 alle 09:37
Resto allibito da tanta acrimonia ; dalle posizioni aprioristicamente “contro”……. ragazzi qualcuno prima di scrivere ha letto le tre domande e le tre risposte??! ….o è bastato il nome “Bettazzi”??
A Rimini – io c’ero – Bettazzi ha fatto del bene a tremila persone parlando di dialogo, rispetto, di carità, di equità…..lo ha fatto serenamente e con serafica umiltà. Sono tentato di aggiungere qualche aggettivo pescandolo ad arte dalle Scritture cui facciamo tanto riferimento……ma vi prego……pace!! Abbiamo di sicuro problemi più gravi cui dedicare le nostre energie. Un sorriso
Gabriele
Ottobre 21st, 2010 alle 12:50
Già, mi sembra che di falsi profeti in giro ce ne siano molti!
Ottobre 21st, 2010 alle 12:49
Giusto! Certamente è meglio avvicinare la gente alla chiesa così come facevano Giovanni OPaolo e Paolo VI!
Ottobre 21st, 2010 alle 12:38
Egregio De Martis,
l’apologia è fatta di due momenti distinti. Uno chiamiamolo approccio e l’altro trasferimento.
Tra le “due vie” non vi può essere incoerenza altrimenti non “si fa” conversione ma al massimo manipolazione. E si può dire tutto di Cristo ma non che fu un incoeente manipolatore.
Condivido in tutto il suo post, con una postilla: non è riferibile a Mons. Betazzi, ma al massimo a GPII e BVI e, per amor di Chiesa e per valore di testimonianza, a Paolo VI: furono e sono autentiche icone della Carità snza un secondo fine se non “la salvezza delle anime”.
Non si avvicinano le persone con le menzogne e questo lo insegna San paolo con “i falsi profeti”.
Cordialità
Matteo Dellanoce
Ottobre 21st, 2010 alle 10:56
Il discorso, a mio modo di vedere, è un po’ più complesso. Da un certo punto di vista sacerdoti del tipo di bettazzi propagandano un’immagine della chiesa che può nuocere perché è fondamentalmente lontana se non contraria al dettato del vangelo e della dottrina. Sotto un altro profilo, paradossalmente i modernisti (e Bettazzi è un ultramodernista) avvicinano molta gente alla chiesa. Il dibattito sull’argomento è sempre aperto: secondo me, però, basta non ricorrere sempre a risposte categoriche! Anche se devo ammettere che concordo sul fatto che certe pratiche esaltate dai modernisti sono molto egoistiche e vengono a volta spacciate per altruiste.
Ottobre 21st, 2010 alle 10:50
Sono perfettamente d’accordo con il signor Dellanoce: ma vescovi come Bettazzi quando la smetteranno di far del male alla Chiesa???
Ottobre 21st, 2010 alle 09:57
Non esiste più incoerenza in chi vuol combattere l’egoismo ed è poi favorevole a tutte le pratiche che lo esaltano dalla contraccezione al matrimonio gay all’eutanasia;in sintesi alla contrattualizzazione delle relazioni umane!
Mons. betazzi farebbe meglio a pregare!
Mah! Emeriti “de che”?
Matteo Dellanoce