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Dopo quella breccia

By Rai Vaticano | Settembre 16, 2009

XX settembre 1870, una data fausta per le minoranze religiose in Italia, in primis protestanti ed ebrei. Perché? E’ molto semplice: perché fino al 20 settembre gli ebrei potevano vivere nella città del papa solo ghettizzati, i protestanti nemmeno quello. Tra la Riforma del XVI secolo e il 1870 a Roma mi risultano soltanto le seguenti presenze protestanti: quella del pastore Giovan Luigi Paschale, ministro delle chiese valdesi di Calabria, che vi fu condotto nel 1561 per essere processato dall’Inquisizione e che fu arso di fronte a Castel Sant’Angelo; i membri protestanti delle ambasciate europee, che nelle sedi diplomatiche potevano celebrare il loro culto, ma che dovevano esser sepolti “fuori le mura” della città santa; quelli che vennero a stamparvi il Nuovo Testamento durante la Repubblica Romana e che dovettero lasciare la città dopo il rientro di Pio IX e furono così risparmiati dall’assistere al rogo papalino dei testi evangelici. Possiamo immaginare – e li condividiamo come cittadini e come cristiani - i sentimenti dei “colportori” che entrarono in Roma poco dopo i bersaglieri con un carretto di Bibbie trainato da un cane che portava una gualdrappa con il nome “Pio IX”!

XX settembre 1870, una data fausta per l’Italia. Veniva posta fine ad une delle ultime e più caparbie monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la specifica pretesa che il papa-re fosse il vicario del crocifisso, una contraddizione in termini, tanto più per ogni lettore del Vangelo.

A ben guardare, il XX settembre è data fausta anche per i cattolici italiani. Come potrebbero esser ancora tali, se il loro papa fosse ancora un sovrano assoluto che impartisce pene, compresa quella di morte, per chi non aderisce alla “Verità” che egli detiene?

Dovremmo dunque tutti esser grati per il XX settembre, con l’unica eccezione dei cattolici “neri” che ogni anno celebrano a Porta Pia una messa in suffragio per le guardie svizzere cadute in difesa di “Cristo re”. Ma non è questo l’umore di questa Italia affollata di chierichetti atei e di neoclericali che invocano la riscossa tridentina. E se avesse ragione quel mio amico che dice amaramente che in realtà Porta Pia è la breccia attraverso cui il Vaticano è dilagato in Italia? Se guardiamo al Concordato fascista, all’art. 7 della Costituzione per il quale dobbiamo essere grati a Togliatti e, in anni recenti, all’ignavia di tanti politici di ogni schieramento in materia di laicità e di riconoscimento del pluralismo religioso, siamo tentati di non dargli torto. Per smentirlo ci vorrebbe una reazione dei cattolici italiani che però non mi sembra all’ordine del giorno.

Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia

da NEV - Notizie evangeliche 36/37 - 09.

Topics: Opinioni |

2 risposte per “Dopo quella breccia”

  1. pietro scrive:
    Settembre 19th, 2009 alle 16:04

    Subject: XX Settembre. Una forzatura dei radicali.

    XX SETTEMBRE: UNA FORZATURA DEI RADICALI
    ========================================

    I radicali italiani celebrano il xx settembre associando ai bersaglieri caduti a Porta Pia i soldati uccisi
    a Kabul. Credo che l’accostamento sia una forzatura. Tutti i nostri caduti sono certamente da onorare ma bisogna avere un giudizio onesto che giustifichi il nostro sentimento nei loro confronti.
    Penso che avrebbe fatto meglio Pannella ad accostare il sacrificio dei nostri caduti a Kabul a quello dei caduti nella guerra di Crimea. Cavour volle inserirsi nel grande gioco diplomatico mondiale ed inviò 15 mila nostri soldati in Crimea a combattere contro la Russia che aspirava alla sua parte di bottino delle terre del vecchio impero ottomano. La mossa ebbe successo per la clamorosa sconfitta della Russia e l’annessione del Lombardo-Veneto al Regno di Sardegna fu fatto. I nostri caduti a Kabul hanno pagato ragioni di convenienza dell’Italia a stare con posizioni di primo piano (militare)
    nella Nato. Ma in Afghanistan si combatte una guerra che riguarda essenziali interessi geostrategici
    degli USA impegnati in una opera di inglobamento delle regioni petrolifere e di accerchiamento della Russia e della Cina. Sappiamo tutti benissimo che la resistenza afghana non minaccia l’Italia e che il pericolo di terrorismo in Italia ed in Europa è un baubau per dare uno straccio di giustificazione ad una guerra punteggiata da una serie infinita di massacri di civili, di villaggi bombardati, di assassini perpetrati da contractors che hanno spesso un ruolo di killers e di esecutori di lavori sporchi che
    gli eserciti regolari non possono fare. Insomma, la motivazione della nostra presenza in Afghanistan
    è meno convincente di quella della guerra di Crimea dove, almeno, c’era un disegno risorgimentale
    da realizzare. A Kabul ci siamo soltanto per non dispiacere i nostri “amici” americani e conservare il posto non molto di prima fila dentro l’Impero.
    Porta Pia non c’entra niente con Kabul. A Porta Pia si è compiuto un disegno di unificazione dell’Italia guidato dalla Monarchia dei Savoia.
    Da questo punto di vista mi riconosco molto di più nella sfortunata epopea della mazziniana llRepubblica Romana caduta per mano di quegli stessi francesi che Cavour volle adulare e compiacere
    con la spedizione di Crimea.
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

    http://www.radicali.it/view.php?id=146452
    http://www.scudit.net/mdportapia_mura.htm
    http://www.comitatogianicolo.it/new/repubblica.htm

  2. Claudio Salini scrive:
    Settembre 18th, 2009 alle 16:45

    Ho letto con stupore e una pena indicibile il testo “Dopo quella breccia” di Daniele Garrone. Solo tanti luoghi comuni, veleni, rabbia e… dimenticanze storiche. Parla del XX settembre come una data da ricordare, dimenticando che lo Stato Pontificio, al di là di ogni ideologia, era uno stato sovrano e riconosciuto legittimamente da quasi duemila anni. Uno Stato che veniva aggredito da un altro Stato, allora in formazione, l’Italia, e il tutto nel disprezzo di ogni legalità internazionale. Si dirà che la storia ormai aveva dichiarato finita l’esperienza del Papa re: sarà anche vero, ma ciò non toglie che si sia trattato di aggressione nei confronti di chi aveva la sola colpa di avere contro i poteri forti dell’epoca. Prosegue nel suo testo, con grande carità cristiana, Garrone: “Possiamo immaginare – e li condividiamo come cittadini e come cristiani - i sentimenti dei ‘colportori’ che entrarono in Roma poco dopo i bersaglieri con un carretto di Bibbie trainato da un cane che portava una gualdrappa con il nome ‘Pio IX’ “. Non se ne avrà certo a male se da cattolico mi sento offeso: lei offende un papa e un santo. Complimenti! Se questo è lo spirito valdese, mi tengo ben stretta la mia religione cattolica con tutti le suoi imperfezioni.
    Lei parla, poi, di persecuzioni del feroce regime papalino. Deve dimostrare con i fatti come, dove e quando i protestanti, in quanto tali, sono finiti in carcere o uccisi per la loro fede direttamente dalla Chiesa e non dall’autorità statale dell’epoca. Se possibile vorrei che lei citasse, da persona “onesta“, come hanno vissuto i cattolici dopo la riforma anglicana in Inghilterra, dove - ricordiamolo - a capo c’è il re o la regina, prima i Tudor e poi i Windsor, figure di famiglie degne di rappresentare per le loro note virtù l’autentica spiritualità cristiana, a differenza dei papi corrotti. E come hanno vissuto sotto Cromwell? E aggiungo che, nella liberissima Inghilterra, è ancora in vigore la legge che vieta che il capo del governo possa essere cattolico! E poi, come sono stati trattati i cattolici sotto Lutero, Calvino, Zwingli, e da tanti altri bei personaggi della triste storia europea? Certo atti riprovevoli ci furono da ambo le parti, ma perché ricordare sempre e solo i cattolici?
    In quanto a giudicare la nostra fede cattolica in merito al papa, dovrebbe studiare, caro decano della Facoltà valdese, che cosa rappresenti autenticamente il Pontefice romano nell’economia della salvezza, e non come una mera appendice politica, ma come sostanza della nostra fede.
    Proseguendo nel suo scritto, sempre pieno della solita carità cristiana, noto che viene dileggiato il ricordo delle Guardie svizzere che morirono per difendere il papa. Certo, persone che dimostrano una fede, un profondo senso del dovere sono solo uomini da dimenticare, se non da segnare come damnatio memoriae. Infine, Garrone si permette di parlare di cose su cui farebbe bene a tacere, almeno per educazione e rispetto verso chi non la pensa come lui, ad esempio in merito al ripristino della Messa Tridentina. È come se io, cattolico, parlando ad esempio delle vostre pastore, facessi allusione al branco di pecore che portano al pascolo… e potrei andare oltre! Vede, caro decano della Facoltà valdese, se lei e lo dico fraternamente, nonostante il mio sfogo, avesse articolato i temi della “presa di Roma“, del Concordato, del papa, con tutti i distinguo che ognuno ha il diritto di fare, non mi sarei permesso alcuna contestazione, ma ciò che non sopporto è la protervia arrogante che molti protestanti delle varie confessioni hanno contro la Chiesa cattolica. Più quest’ultima chiede perdono, cerca un dialogo fraterno, un abbraccio di pace e più, mi duole dirlo, voi mordete come cani rabbiosi quella mano benedicente.
    Non so che cosa potrà portare questo vostro atteggiamento, ma non certamente l’auspicio di Cristo: amatevi l’un l’altro, come io ho amato voi, oppure: Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace, non come quella del mondo.

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