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Messa in latino: ecco il messale di San Pio V
By Rai Vaticano | Luglio 2, 2009
Dopo il “Motu Proprio” del 2007 di Benedetto XVI riguardante la Messa Tridentina, l’interesse per questa antica liturgia si è accresciuto, come dimostrano le numerose iniziative, in Italia e all’estero, per poter celebrare in tante chiese la Messa in lingua latina. In questo post vogliamo offrire dei brevi spunti su tale liturgia, per poi presentarla direttamente. Ecco quindi il Messale di san Pio V, il quale, per agevolare la lettura, è stato qui ridotto alle formule essenziali, dando chiarimenti delle parti mancanti con una breve sintesi.
Vi offriamo dunque un testo e delle formule di un rito che per cinque secoli ha caratterizzato la Chiesa. Ci rivolgiamo a tutti: ai non più giovani e a tutte quelle persone, specialmente i ragazzi, che sanno poco o nulla di questa liturgia; a coloro che la apprezzano e a quelli che la apprezzano meno.
Piccola introduzione alla Messa Tridentina
(In proposito consulta anche il nostro precedente post: http://raivaticano.blog.rai.it/2009/06/19/riflessioni-a-due-anni-dal-motu-proprio/ )
Nel XVI secolo, dopo la crisi dovuta alla Riforma Luterana e la contestazione della liturgia cattolica, la Chiesa di Roma avviò una nuova versione del Missale Romanum per il quale “furono utilizzati i più antichi manoscritti e messali a disposizione – così si scrisse allora nella bolla Quo Primum – al fine di eliminare errori e falsità e giungere a una redazione secondo la norma dei Padri della Chiesa e rispettosa dei portati dei più rilevanti teologi pre-riformatori”.
Il Messale, conosciuto anche come tridentino, fu voluto da san Pio V ed entrò in vigore nel 1570 a conclusione del Concilio di Trento. In seguito alcuni pontefici apportarono piccoli cambiamenti, senza mai però sconvolgere l’impianto liturgico, procedendo, quasi sempre, a modifiche sulla classificazione delle messe o ad aggiungere nel calendario nuovi santi. (L’ultima modifica avvenne nel 1962 sotto il pontificato di Giovanni XIII con il cambiamento, tra l’altro, della famosa preghiera del Venerdì Santo rivolta al popolo ebreo, da cui venne tolta la frase: “Oremus et pro perfidis Judaeis…”). Ma nel 1964, durante i lavori del Concilio Vaticano II, fu istituito il Consilium per l’applicazione della costituzione liturgica (Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia), per adattare i testi liturgici ai principi conciliari. Questo lavoro pose le basi per la stesura del nuovo Messale in lingua volgare, dichiarato obbligatorio da papa Paolo VI con la costituzione apostolica “Missale Romanum” del 3 aprile 1969. Il vecchio messale che qui presentiamo, salvo rare eccezioni ad personam, veniva così derubricato dalle consuetudini liturgiche quotidiane della Chiesa.
La struttura della Messa tridentina
La liturgia è divisa come in un cardo decumano romano in quattro parti:
• Preparazione, le preghiere ai piedi dell’altare,
• Didattica, dall’antifona al Credo,
• Il Sacrificio, Offertorio, Canone e Comunione
• Ed infine il Congedo e lettura del Vangelo, 1,1-14 di san Giovanni e le preghiere, recitate insieme ai fedeli, composte da Leone XIII.
È importante ricordare, al di là di alcune recenti polemiche, che ”il sacerdote non si pone “contro” i fedeli, chiudendosi in un cerchio (cfr. Ratzinger, “Introduzione allo spirito della liturgia”), ma sta a capo del “popolo di Dio”, quale condottiero, e con esso si rivolge a Dio, verso l’oriente, verso l’ altare…” che conserva nella sua pietra le reliquie dei santi, nostri intercessori presso Dio.
L’altare ha un arredo particolare: il crocefisso, simbolo del rinnovo del sacrificio della croce; il tabernacolo posto al centro, sede di Cristo, presente realmente sotto le specie eucaristiche, i candelieri per significare la presenza di Cristo, “luce del mondo” (Gv 8,12; Lc 2,32; 1,78), oltre le parti mobili come: il calice, la pisside, la patena, il corporale, la palla e il purificatorio,
Infine, un elemento che oggi può sembrare non essenziale, sono le fasi di preparazione e di ringraziamento per la Messa che il sacerdote può fare in sagrestia o in Chiesa anche come esempio per i fedeli.
(Post a cura di Antonello Cannarozzo)
- Sintesi dell’ORDINARIO DELLA S. MESSA -
PREGHIERE AI PIEDI DELL’ALTARE
Un colpo di campana annuncia l’ingresso dei Ministri e del Sacerdote, che fanno la riverenza e si inginocchiano davanti all’altare.
In ginocchio
S. In nòmine Patris et Fìlii + et Spìritus Sancti.
M. Amen.
S. Introìbo ad altàre Dei.
M. Ad Deum qui laetìficat iuventùtem meam.
Segue il salmo “Iudica me” che esprime il desiderio di salire all’altare
S. Adiutòrium nostrum + in nòmine Dòmini.
M. Qui fecit caelum et terram.
S. Nel Nome del Padre, del Figlio, + e dello Spirito Santo.
M. Amen.
S. Mi accosterò all’altare di Dio.
M. A Dio, che rende lieta la mia giovinezza.
S. Il nostro aiuto è nel Nome del Signore.
M. Che ha fatto il cielo e la terra.
Confiteor del celebrante
Il Sacerdote, a mani giunte, fa l’inchino profondo e dice accusandosi davanti a Dio di aver peccato:
S. Confìteor Deo Omnipotènti,
Beàtae Marìae semper Vìrgini,
Beàto Michaéli Archàngelo,
Beàto Ioànni Baptìsta,
Sanctis Apòstolis Petro et Paulo,
òmnibus Sanctis et vobis, fratres,
quia peccàvi nimis cogitatiòne, verbo et òpere
(Percutit sibi pectus ter, dicens:)
Mea culpa, mea culpa, mea màxima culpa;
Ideo precor beàtam Marìam semper Vìrginem,
Beàtum Michaèlem Archàngelum,
Beàtum Ioànnem Baptìstam,
Sanctos Apostòlos Petrum et Paulum,
omnes Sanctos, et vos fratres,
oràre pro me ad Dòminum Deum Nostrum.
M. Misereàtur tui Omnìpotens Deus, et dimìssis peccàtis tuis, perdùcat te ad vitam aetèrnam.
S. Amen.
S. Confesso a Dio Onnipotente,
alla Beata sempre Vergine Maria,
a San Michele Arcangelo,
a San Giovanni Battista,
ai Santi Apostoli Pietro e Paolo,
a tutti i Santi e a voi, fratelli,
che ho troppo peccato con il pensiero, la parola e l’azione,
(si percuote il petto tre volte, dicendo:)
per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
Perciò prego la Beata sempre Vergine Maria,
San Michele Arcangelo,
i Santi Apostoli Pietro e Paolo,
tutti i Santi e voi, fratelli,
di pregare per me il Signore Dio nostro.
M. Dio Onnipotente abbia misericordia di te e, perdonati i tuoi peccati, ti conduca alla vita eterna.
S. Amen.
Confiteor dei fedeli
Assoluzione
Rimette soltanto i peccati veniali; perciò, non esime dal dovere di confessarsi, se si è commesso un peccato mortale, per non ricevere indegnamente il Corpo di Cristo.
S. Indulgèntiam, + absolutiònem et remissiònem peccatòrum nostròrum trìbuat nobis Omnìpotens et Misèricors Dòminus.
M. Amen.
S. Deus, tu convèrsus vivificàbis nos.
M. Et plebs tua laetàbitur in te.
S. Ostènde nobis, Dòmine, misericòrdiam tuam.
M. Et salutàre tuum da nobis.
S. Dòmine, exàudi oratiònem meam.
M. Et clamor meus ad te vèniat.
S. Dòminus vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. Orèmus.
S. O Dio, tu, volgendoti verso di noi, ci donerai la vita.
M. E il tuo popolo gioirà in te.
S. Mostraci, Signore, la tua misericordia.
M. E donaci la tua salvezza.
S. Signore, ascolta la mia preghiera.
M. E il mio grido giunga fino a te.
S. Il Signore sia con voi.
M. E con il tuo spirito.
S. Preghiamo.
Il celebrante sale all’altare recitando altre preghiere per poi baciare l’altare dove sono custodite le reliquie dei santi. S. Dio, Onnipotente e Misericordioso, ci conceda il perdono, l’assoluzione e la rimessione dei nostri peccati.
Nelle messe solenni si incensa l’altare, simbolo di Cristo, poi il celebrante si porta davanti al messale a destra dell’altare e legge l’antifona all’Introito della Messa del giorno
In piedi
KYRIE
Si cantano tre invocazioni a ciascuna Persona della Trinità.
S. Kyrie, eléison.
M. Kyrie, eléison.
S. Kyrie, eléison.
M. Christe, eléison.
S. Christe, eléison.
M. Christe, eléison.
S. Kyrie, eléison.
M. Kyrie, eléison.
S. Kyrie, eléison.
S. Signore, pietà.
M. Signore, pietà.
S. Signore, pietà.
M. Cristo, pietà.
S. Cristo, pietà.
M. Cristo, pietà.
S. Signore, pietà.
M. Signore, pietà.
S. Signore, pietà.
GLORIA (se il Proprio non indica altrimenti)
Si canta a strofe alterne, come indicato.
Glòria in excèlsis Deo.
Et in terra pax homìnibus bonae voluntàtis.
Laudàmus te.
Benedìcimus te.
Adoràmus te.
Glorificàmus te.
Gràtias àgimus tibi propter magnam glòriam tuam.
Dòmine Deus, Rex caelèstis, Deus
Pater Omnìpotens.
Dòmine Fili Unigènite, Iesu Christe.
Domine Deus, Agnus Dei, Fìlius Patris.
Qui tollis peccàta mundi, miserère nobis.
Qui tollis peccàta mundi, sùscipe
deprecatiònem nostram.
Qui sedes ad dèxteram Patris, miserère nobis.
Quòniam Tu solus Sanctus.
Tu solus Dòminus.
Tu solus Altìssimus, Iesu Christe, cum Sancto Spìritu, in glòria + Dei Patris. Amen.
Gloria a Dio nell’alto dei Cieli.
E pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo.
Ti benediciamo.
Ti adoriamo.
Ti glorifichiamo.
Ti ringraziamo, perché grande è la tuia gloria.
O Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre Onnipotente.
O Signore, unico Figlio, Gesù Cristo.
O Signore, tu sei Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre.
Tu che porti i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Tu che porti i peccati del mondo, accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
Perché Tu solo sei Santo.
Tu solo sei il Signore.
Tu solo, o Gesù Cristo, sei l’Altissimo, con lo Spirito Santo, nella gloria + di Dio Padre. Amen.
S. Dòminus vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. Orèmus.
S. Il Signore sia con voi.
M. E con il tuo spirito.
S. Preghiamo.
Orazione o colletta (dal proprio del giorno)
Epistola (dal proprio del giorno) seduti
Graduale, tratto, sequenza (dal proprio del giorno)
Segue:
In piedi
S. Dòminus vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. Sequentia (aut Inìtium) sancti + Evangèlii secundum N.
M. Gloria Tibi, Dòmine S. Il Signore sia con voi.
M. E con il tuo spirito.
S. Seguito (o Inizio) del Santo + Vangelo secondo N.
M. Gloria a Te, o Signore.
VANGELO (dal Proprio del giorno)
CREDO
Può essere recitato da Sacerdote e fedeli ad una voce sola. È la solenne professione di fede
S. Credo in unum Deum
Patrem Omnipotèntem, factòrem caeli et terrae, visibìlium òmnium et invisibìlium.
Et in unum Dòminum, Iesum Christum, Fìlium Dei Unigènitum.
Et ex Patre natum ante òmnia saècula.
Deum de Deo, Lumen de Lùmine, Deum verum de Deo vero.
Gènitum, non factum, consubstantiàlem Patri; per Quem òmnia facta sunt.
Qui propter nos hòmines et propter nostram salùtem descèndit de caelis.
(Hic genuflèctunt omnes) Et incarnàtus est de Spìritu Sancto ex Marìa Vìrgine; et homo factus est.
(Surgunt) Crucifìxus ètiam pro nobis; sub Pòntio Pilàto passus et sepùltus est.
Et resurrèxit tèrtia die, secùndum Scriptùras.
Et ascèndit in caelum, sedet ad dèxteram Patris.
Et ìterum ventùrus est cum glòria iudicàre vivos et mòrtuos; cuius Regni non erit finis.
Et in Spìritum Sanctum, Dòminum et vivificàntem, qui ex Patre Filiòque procèdit.
Qui cum Patre et Fìlio simul adoràtur et conglorificàtur; qui locùtus est per Prophètas.
Et Unam, Sanctam, Cathòlicam et Apostòlicam Ecclèsiam.
Confìteor unum Baptìsma in remissiònem peccatòrum.
Et expecto resurrectiònem mortuòrum.
Et vitam + ventùri saèculi. Amen.
S. Credo in un solo Dio.
Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
E in un solo Signore: Gesù Cristo, l’unico Figlio di Dio.
Nato dal Padre prima che il tempo esistesse.
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero.
Generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo Suo è stata creata ogni cosa.
A causa di noi uomini e della nostra salvezza Egli è disceso dal Cielo.
(In ginocchio) E si è incarnato, per opera dello Spirito Santo, nel grembo della Vergine Maria, e si è fatto Uomo.
(In piedi) Per noi è stato addirittura crocifisso; è morto ed è stato sepolto sotto Ponzio Pilato.
Ed è risorto nel terzo giorno, secondo le Scritture.
Ed è salito al Cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, in gloria, per giudicare i vivi e i morti; il Suo Regno non avrà fine.
E credo nello Spirito Santo, che è il Signore e dà la Vita; Questi procede dal Padre e dal Figlio.
E’ adorato con il Padre e il Figlio e riceve lo stesso onore; ha parlato per bocca dei Profeti.
Credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica.
Riconosco un solo Battesimo per la remissione dei peccati.
E attendo la resurrezione dei morti.
E la vita + del mondo che verrà. Amen.
OFFERTORIO
Si entra nella celebrazione del sacrificio
S. Dòminus vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. Orèmus.
S. Il Signore sia con voi.
M. e con il tuo spirito.
S. Preghiamo.
ANTIFONA ALL’OFFERTORIO (dal Proprio del giorno)
Al termine dell’Antifona: il Sacerdote offre il pane e il vino, poi si purifica con la lavanda delle mani, recitando sottovoce le preghiere di preparazione al Sacrificio. Infine il celebrante si volta verso i fedeli e li invita a pregare con lui
Seduti
S. Orate fratres, ut meum ac vestrum sacrificium acceptabile fiat apud Deum Patrem omnipotentem.
M. Suscipiat Dominus sacrificium de manibus tuis, ad laudem et gloriam nominis sui, ad utilitatem quoque nostram, totiusque Ecclesiae suae sanctae.
S. Amen.
S. Pregate, fratelli, perché il Sacrificio mio e vostro riesca gradito presso Dio, Padre Onnipotente.
M. Il Signore riceva questo Sacrificio dalle tue mani, per la lode e la gloria del >Suo Nome, nonché per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa.
S. Amen.
SECRETA (dal Proprio del giorno)
E’ essenzialmente una preghiera sulle offerte in cui si fa oblazione stessa del Sacrificio
PREFAZIO DELLA SS.MA TRINITÀ (se il Proprio non indica altrimenti)
In piedi
S. Dòminus vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. Sursum corda.
M. Habèmus ad Dòminum.
S. Gràtias agàmus Dòmino Deo nostro.
M. Dignum et iustum est.
prefazio
S. Vere dignum et justum est, aequum et salutàre, nos tibi semper et ubìque gràtias àgere: Dòmine sancte, Pater omnìpotens, aetèrne Deus: Qui cum Unigènito Fìlio tuo et Spìritu Sancto, unus es Deus, unus es Dòminus; non in unìus singularitàte persònae, sed in unìus Trinitàte substàntiae. Quod enim de tua glòria, revelànte te, crèdimus, hoc de Fìlio tuo, hoc de Spìritu Sancto, sine differèntia discretiònis sentìmus; ut in confessiòne verae sempiternaèque Deitàtis, et in persònis proprìetas et in essèntia ùnitas et in maiestàte adorètur aequàlitas. Quam laudant Angeli atque Archangeli, Chèrubim quoque ac Sèraphim, qui non cessant clamare cotìdie, una voce dicèntes:
S. Il Signore sia con voi.
M. E con il tuo spirito.
S. In alto i cuori.
M. Sono rivolti al Signore.
S. Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
M. E’ cosa buona e giusta.
S. E’ veramente cosa buona e giusta, doverosa e salvifica, che noi ti rendiamo grazie sempre e in ogni luogo, o Signore santo, Padre Onnipotente, Dio eterno: con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo, Tu sei un solo Dio, un solo Signore; non nell’unità di una singola persona, ma nella Trinità di una singola sostanza. Infatti ciò che, per tua rivelazione, crediamo della tua gloria, lo crediamo anche del Figlio e dello Spirito, senza distinzioni di sorta; così, riconoscendo la Divinità vera ed eterna, adoriamo le tre Persone distinte, la loro unica Natura, la loro uguale Maestà. Essa lodano Angeli e Arcangeli, Cherubini e Serafini, che non cessano di proclamarla ogni giorno, dicendo all’unisono:
SANCTUS
All’inizio dell’inno, il campanello esorta al raccoglimento.
Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dòminus Deus Sàbaoth. Pleni sunt caeli et terra glòria tua. Hosànna in excèlsis.
Benedìctus qui venit + in nòmine Dòmini. Hosànna in excèlsis.
Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli Eserciti. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene + nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli.
CANONE ROMANO
In ginocchio.
La grande preghiera eucaristica, insieme con la formula della consacrazione, è recitata quasi tutta sottovoce, il sacro silenzio serve ad unire meglio l’offerta di noi stessi a quella del Pane e del Vino, che si compie per mezzo del Sacerdote.
Preghiera per la Chiesa e i presenti – Intercessione dei Santi
Il celebrante offre il Sacrificio della Messa per il tramite di Gesù Cristo, unico Sacerdote; quindi ricorda le necessità della Chiesa, del Papa e dei Vescovi; poi i fedeli presenti. Infine invoca per sé e per loro l’intercessione potente dei santi Apostoli e dei Martiri, perché il Sacrificio possa «disporre i nostri giorni» nella Pace di Cristo.
I Ministri salgono a inginocchiarsi sulla predella dell’altare.
Impersonando Cristo stesso, di cui ripete religiosamente tutti i gesti, il celebrante pronuncia lentamente sul pane e sul vino poi, le parole che Gesù pronunciò istituendo l’eucarestia, lavigilia della sua passione.
Il Sacerdote, appena consacrata l’Ostia, si genuflette e poi La eleva; il campanello risuona come invito all’adorazione.
Consacrazione
suono della campanella
Qui pridie quam paterétur accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas et elevátis óculis in coélum, ad te Deum Patrem Suum omnipoténtem, tibi grátias ágens, bene+díxit, fregit, dedítque discípulis suis, dicens:
«ACCÍPITE, ET MANDUCÁTE EX HOC ÓMNES:
HOC EST ENIM CORPUS MEUM»
Genuflessione ed ostensione dell’Ostia consacrata. La campanella suona tre volte
Símili modo póstquam cenátum est accípiens et hunc præclárum cálicem in sanctas ac venerábiles manus suas: item, tibi grátias ágens bene+díxit , dedítque discípulis suis, dicens:
«ACCÍPITE ET BIBÍTE EX EO ÓMNES:
HIC EST ENIM CALIX SÁNGUINIS MEI,
NOVI ET AETÉRNI TESTAMÉNTI:
MYSTÉRIUM FÍDEI:
QUI PRO VOBIS ET PRO MULTIS EFFUNDÉTUR
IN REMISSIÓNEM PECCATÓRUM.
HAEC QUOTIESCÚMQUE FECÉRITIS, IN MEI MEMÓRIAM FACIÉTIS»
Genuflessione ed ostensione del Calice col Vino consacrato. La campanella suona
tre volte
Unde et mémores, Dómine, nos servi tui, sed et plebs tua sancta, eiúsdem Christi Fílii tui, Dómini nostri, tam beátae passiónis, nec non et ab ínferis resurrectiónis, sed et in coélos gloriósae ascensiónis: offérimus praeclárae maiestáti tuae, de tuis donis, ac datis hóstiam + puram, hóstiam + sanctam, hóstiam + immaculátam, Panem + sanctum vitae aetérnae et cálicem + salútis perpétuae.
Supra quæ propítio ac seréno vultu respícere dignéris: et accépta habére, sícuti accépta habére dignátus es múnera púeri tui iusti Abel, et sacrifícium Patriárchae nostri Abrahae: et quod tibi óbtulit summus sacérdos tuus Melchísedech, sanctum sacrifícium, immaculátam hóstiam.
Supplices te rogámus, omnípotens Deus: iube haec perférri per manus sancti Angeli tui in sublíme altáre tuum, in conspéctu divinae maiestátis tuae: ut quotquot ex hac altáris participatióne sacrosánctum Fílii tui Cór+pus et Sán+guinem sumpsérimus ómni benedictióne coelésti et grátia repleámur. Per eúmdem Christum Dóminum nostrum. Amen.
Suono della campanella
Il Quale nella vigilia della Passione, preso il pane nelle Sue sante e venerabili mani, levati gli occhi al cielo, rendendo grazie a Te, Dio Padre onnipotente, lo +benedisse, lo spezzò e lo diede ai Suoi discepoli, dicendo:
«PRENDETE E MANGIATENE TUTTI:
QUESTO È IL MIO CORPO.»
Genuflessione ed ostensione dell’Ostia consacrata. La campanella suona tre volte
Allo stesso modo, dopo la cena, prese nelle Sue sante e venerabili mani anche questo glorioso calice: di nuovo rendendoTi grazie, lo +benedisse, e lo diede ai Suoi discepoli, dicendo:
«PRENDETE E BEVETENE TUTTI:
QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE,
PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA:
MISTERO DELLA FEDE:
CHE PER VOI E PER MOLTI SARÀ VERSATO
IN REMISSIONE DEI PECCATI.
OGNI VOLTA FARETE QUESTO, LO FARETE IN MEMORIA DI ME.»
Genuflessione ed ostensione del Calice col vino consacrato. La campanella suona tre volte
ONDE anche noi Tuoi servi, o Signore, come pure il Tuo santo popolo, ricordando la beata Passione del medesimo Cristo Tuo Figlio, nostro Signore, e certo anche la sua Risurrezione dagli inferi e la sua gloriosa Ascensione in cielo: offriamo all’eccelsa Tua maestà, tra le cose che ci hai donate e date, l’Ostia +pura, l’Ostia +santa, l’Ostia +immacolata, il Pane +santo della vita eterna e il Calice + della perpetua salvezza. Sopra questi doni, con propizio e sereno volto, dégnati di volgere lo sguardo e di gradirli, come degnasti gradire i doni del Tuo giusto servo Abele e il sacrificio del nostro Patriarca Abramo e quello che ti offrí il Tuo sommo sacerdote Melchisedech; santo sacrificio, immacolata ostia.
SUPPLICI Ti preghiamo, o Dio onnipotente: comanda che questi doni, per le mani dell’Angelo Tuo santo, vengano portati sul Tuo sublime altare, al cospetto della Tua divina maestà, affinché quanti, partecipando a questo altare, riceveremo il sacrosanto +Corpo e +Sangue del Tuo Figlio, veniamo ricolmi d’ogni celeste benedizione e grazia. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Memoria della Passione– Supplica al Padre – Preghiera per i Defunti
Il Sacerdote ricorda la Morte e la Resurrezione di Gesù e prega Dio Padre di accettare l’Offerta del Suo Figlio, ripresentata sull’altare, e di elargire «la pienezza di ogni grazia e benedizione celeste» a quanti si accosteranno al Sacramento. Quindi intercede per le anime dei Defunti e, in particolare, per quella che si vuol ricordare.
E, infine, per sé stesso e per tutti i presenti chiede misericordia, invocando l’intercessione dei Martiri e dello stesso Gesù, Autore del Sacramento:
Per sé stesso e per i presenti
S. (Percutit sibi pectus semel, dicens:)Nobis quoque peccatòribus fàmulis tuis, de multitùdine miseratiònum tuàrum speràntibus,…
S. (Si batte una volta il petto, dicendo:) Anche a noi, peccatori, Tuoi ministri, che speriamo nella Tua infinita Misericordia…
Piccola elevazione
Si può dare un colpo di campanello. La grande preghiera finisce.
S. Per ip + sum, et cum ip + so, et in ip + so, est tibi Deo Patri + omnipotènti, in unitàte Spìritus + Sancti, omnis honor et glòria, per òmnia saècula saeculòrum.
M. Amen.
S. Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio, Padre Onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, va ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli.
M. Amen.
PATER NOSTER
In piedi:
Preparazione alla Comunione recitando la preghiera di Gesù.
S. Praecèptis salutàribus mòniti et divina institutiòne formàti, audèmus dìcere:
Pater noster, qui es in caelis: sanctificètur nomen tuum: advèniat regnum tuum: fiat volùntas tua, sicut in caelo, et in terra. Panem nostrum cotidiànum da nobis hòdie, et dimìtte nobis dèbita nostra, sicut et nos dimìttimus debitòribus nostris. Et ne nos indùcas in tentatiònem.
M. Sed lìbera nos a malo.
S. Ammoniti dagli ordini che salvano e formati dall’insegnamento di Dio, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il Tuo Nome; vanga il Tuo regno; sia fatta la Tua Volontà, come in Cielo, così in Terra; dacci oggi il nostro Pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, così come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci indurre in tentazione.
M. Ma liberaci dal male.
Il Sacerdote prosegue sottovoce:
S. Libera nos, quaèsumus, Dòmine, ab omnibus malis, praetèritis, praesèntibus et futùris; et intercedènte beàta et gloriòsa semper Virgìne Dei Genitrìce Marìa, cum beàtis Apòstolis Tuis Petro et Paulo, atque Andrèa et omnibus Sanctis, da propìtius pacem in dièbus nostris: ut ope misericòrdiae tua adiùti, et a peccato simus sempre liberi et ab omni perturbatiòne secùri. Per eùndem Dòminum nostrum Iesum Christum, Fìlium Tuum, Qui tecum vivit et regnat in unitàte Spìritus Sancti, Deus, per òmnia saècula saeculòrum.
M. Amen.
S. Ti preghiamo, o Signore: liberaci da tutti i mali, passati, presenti e futuri; per l’intercessione della Santa e gloriosa Maria, sempre Vergine e Madre di Dio, dei Tuoi Santi Apostoli Pietro, Paolo e Andrea, e di tutti i Santi, concedi, benevolo, la pace ai nostri giorni, in modo che, soccorsi dalla Tua Misericordia, restiamo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni tentazione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio, che vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
M. Amen.
AGNUS DEI
S. Pax Domini sit semper vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. (secreto) Haec commìxtio et consecràtio Còrporis et Sànguinis Dòmini nostri Iesu Christi fiat accipièntibus nobis in vitam aetèrnam. Amen.
S. e M.: Agnus Dei, qui tollis peccàta mundi, miserère nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccàta mundi, miserère nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccàta mundi, dona nobis pacem.
S. La Pace del Signore sia sempre con voi.
M. E con il tuo spirito.
S. (sottovoce) Questa santa unione del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo, nostro Signore, sia fonte di vita eterna per noi che la riceviamo. Amen.
S. e M.: Agnello di Dio, che porti i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che porti i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che porti i peccati del mondo, donaci la pace.
COMUNIONE DEL CELEBRANTE
Il Sacerdote si prepara alla Comunione recitando, sottovoce, alcune preghiere; a voce più alta:
S. Dòmine, non sum dignus (et sequitur secreto) ut intres sub tectum meum; sed tantum dic verbo set sanàbitur ànima mea. (ter)
S. Signore, io non sono degno (e prosegue sottovoce) che tu entri sotto il mio tetto; ma di’ soltanto una parola e la mia anima sarà guarita. (tre volte)
Ogni Domine, non sum dignus è sottolineato da un colpo di campanello.
Quindi il sacerdote assume il Corpo – e poi il Sangue – di Cristo.
SECONDO CONFITEOR DEI FEDELI E ASSOLUZIONE
Circa l’assoluzione, vale quanto si è detto sopra.
COMUNIONE DEI FEDELI
In ginocchio.
Il Sacerdote mostra l’Ostia e dice:
S. Ecce Agnus Dei: ecce Qui tollit peccata mundi.
M. Dòmine, non sum dignus ut intres sub tectum meum; sed tantum dic verbo et sanàbitur ànima mea. (ter)
S. Ecco l’Agnello di Dio: ecco Colui che porta i peccati del mondo.
M. Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; ma di’ soltanto una parola e la mia anima sarà guarita. (tre volte)
La Comunione si distribuisce presso l’altare, alla balaustra; i fedeli si inginocchiano e ricevono il Corpo di Cristo in bocca. Ad ogni comunicando, il sacerdote dice:
S. Corpus Dòmini nostri Iesu Christi custòdiat ànimam tuam in vitam aetèrnam. Amen.
S. Il Corpo di Gesù Cristo, nostro Signore, custodisca la tua anima per la vita eterna. Amen.
Quindi non è necessario che il fedele risponda Amen a sua volta.
COMMUNIO (dal Proprio del giorno)
Può essere cantata durante la Comunione dei fedeli, oppure letta dal celebrante, una volta che questi, distribuite le Sacre Specie, si è purificate le dita.
E’ seguita da:
In piedi
S. Dòminus vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. Orèmus.
S. Il Signore sia con voi.
M. E con il tuo spirito.
S. Preghiamo.
POSTCOMMUNIO (dal Proprio del giorno)
CONGEDO
S. Dòminus vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. Ite, Missa est.
M. Deo gràtias.
S. Il Signore sia con voi.
M. E con il tuo spirito.
S. Andate, la Messa è finita.
M. Rendiamo grazie a Dio.
Il Sacerdote bacia l’altare e impartisce la benedizione
In ginocchio
S. Benedìcat vos Omnìpotens Deus, Pater et Fìlius + et Spìritus Sanctus.
M. Amen.
S. Vi benedica Dio Onnipotente, Padre e Figlio + e Spirito Santo.
M. Amen.
ULTIMO VANGELO
In piedi
S. Dòminus vobìscum.
M. Et cum spìritu tuo.
S. Initium + sancti Evangelii secundum Ioannem.
M. Glòria tibi, Dòmine.
S. In principio erat Verbum et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in principio apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil quod factum est; in ipso vita erat, et vita erat lux hominum; et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt. Fuit homo missus a Deo cui nomen erat Joannes. Hic venit in testimonium, ut testimonium perhiberet de lumine, ut omnes crederent per illum. Non erat ille lux, sed ut testimonium perhiberet de lumine. Erat lux vera quae illuminat omnem hominem venientem in hunc mundum. In mundo erat, et mundus per ipsum factus est et mundus eum non cognovit. In propria venit, et sui eum non receperunt. Quotquot autem receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri; his qui credunt in nomine eius, qui non ex sanguinibus, neque ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo nati sunt. (Omnes genuflectunt cum dicitur:) ET VERBUM CARO FACTUM EST, (Et surgunt) et habitavit in nobis: et vidimus gloriam ejus, gloriam quasi Unigenti a Patre, plenum gratiae et veritatis.
M. Deo gràtias.
S. Il Signore sia con voi.
M. E con il tuo spirito.
S. Prologo del Vangelo secondo Giovanni.
M. Gloria a Te, o Signore.
S. In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Questi era in principio press Dio. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato creato di ciò che è stato creato; in Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce risplende nelle tenebre, ma gli uomini non l’hanno compresa. Ci fu un uomo, mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone, per rendere testimo¬nianza alla luce, affinché tutti credessero per suo tramite. Non era egli la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. C’era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Egli era nel mondo e il mondo è stato creato per mezzo di Lui, ma il mondo non L’ha riconosciuto. E’ venuto in casa Sua e i Suoi non L’hanno accolto. Ma, a quanti L’hanno accolto, Egli ha concesso il potere di diventare figli di Dio; a questi, che credono nel Suo Nome, che non sono nati dal sangue, né da volere di carne o di uomo, ma da Dio. (Tutti si inginocchiano) E IL VERBO SI E’ FATTO CARNE (Si alzano) ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. E noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di Unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
M. Rendiamo grazie a Dio.
PREGHIERE DI LEONE XIII
S. Ave, Maria,…
M. Sancta Maria,… (ter)
S. e M. Salve Regina (aut alia Antìphona, secundum Proprium tèmporis).
S. Ora pro nobis, Sancta Dei Gènitrix.
M. Ut digni efficiàmur promissiònibus Christi.
S. Orèmus.
Deus, refùgium nostrum et virtus, pòpulum ad te clamàntem propìtius rèspice; et intercedènte gloriosa et immaculàta Vergine Dei Genitrice Marìa, cum beàto Iòseph eius sponso ac beàtis Apòstolis tuis Petro et Paulo, et omnibus Sanctis, quas pro conversiòne peccatòrum, pro libertàte et exaltatiòne Sanctae Matris Ecclèsiae, preces effùndimus, misèricors et benìgnus exàudi. Per eùndem Christum, Dòminum nostrum.
M. Amen.
S. Sancte Mìchael Archàngele, defènde nos in proèlio; contra nequìtiam et insìdias Diàboli esto praesìdium. Imperet illi Deus, sùpplices deprecàmur; tuque, Princeps milìtiae caelèstis, Sàtanam aliòsque spìritus malìgnus, qui ad perditiònem animàrum pervagàntur in mundo, divìna virtùte in infèrnum detrùde.
M. Amen.
S. Cor Iesu sacratìssimum.
M. Miserère nobis. (ter)
S. Ave, Maria,…
M. Santa Maria,…
S. e M. Salve Regina (o un’altra Antifona, secondo il tempo liturgico).
S. Prega per noi, santa Madre di Dio.
M. Affinché siamo resi degni delle promesse di Cristo.
S. Preghiamo.
O Dio, nostro rifugio, nostra forza, guarda con benevolenza il popolo che ti invoca e, per intercessione della gloriosa Maria Immacolata, Vergine e Madre di Dio, di S. Giuseppe suo sposo, dei tuoi santi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, esaudisci, Tu che sei buono e misericordioso, le preghiere che ti rivolgiamo per la conversione dei peccatori, la libertà e il trionfo della Santa Madre Chiesa. Per Cristo, nostro Signore.
M. Amen.
S. San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; proteggici dalle insidie malvagie del Diavolo. Supplichevoli preghiamo che Dio lo sottometta; e tu, Capo dell’esercito celeste, con la forza che da Dio ti viene, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano nel mondo per trascinare le anime alla rovina.
M. Amen.
S. Santissimo Cuor di Gesù.
M. Abbi pietà di noi.
Topics: Religione/Religioni | 25 Comments »
Maggio 7th, 2012 alle 21:07
E’ vero! Gesù porta i peccati del mondo perchè si è caricato dei nostri peccati per redimerci. La croce sono i nostri peccati, quindi declamiano AGNUS DEI QUI TOLLIT PECCATA MUNDI perchè abbia pietà di noi.
Marzo 3rd, 2012 alle 13:38
ATTENZIONE
Il latino non lo conosco, ma penso che il traduttore della vostra Messa tridentina debba fare molta penitenza per aver scritto
colui che PORTA i peccati del mondo.
Non dovrebbe essere …che toglie?
Non ci capisco più niente.
Che Dio mi perdoni se mi son sbagliato o che perdoni voi se vi siete sbagliati volutamente.
Il Sacerdote mostra l’Ostia e dice:
S. Ecce Agnus Dei: ecce Qui tollit peccata mundi.
M. Dòmine, non sum dignus ut intres sub tectum meum; sed tantum dic verbo et sanàbitur ànima mea. (ter)
S. Ecco l’Agnello di Dio: ecco Colui che porta i peccati del mondo.
Gennaio 8th, 2012 alle 19:38
Leggere l’ordo missae tridentino mi ricorda la sana uniformità della Liturgia di quando ero ragazzo, quando il prete faceva il prete ed il laico faceva il laico, venendo, fra l’altro, chimato “figliolo” e non massonicamente “fratello”; oggi molti preti riducono spesso il messale ad un “canovaccio” in cui, in virtù(si fa per dire) di una visione “assembleare” della Messa, si sentono autorizzati ad aggiungere qualsiasi frase a quelle canonizzate – chiaro indizio di anarchia – rompendo ritmo, concentrazione del fedele sulle parole attese e via dicendo.
Una considerazione: la frase dopo il Pater Noster “intercedènte beàta et gloriòsa semper Virgìne Dei Genitrìce Marìa” era stata tradotta alla lettera nelle lingue attuali nella messa: poi, dopo quasi vent’anni (inizio anni ‘80) è misteriosamente sparita, senza che,fra l’altro, nessuno se ne accorgesse, malgrado che tutti dicano che la Messa attuale si capisce!!!(sic): forse tale “accantonamento” sarà stato fatto per non far rabbia a Martin Lutero, chissà!!! Parodiando un personaggio di Pirandello:”Dialogo… efftto disastroso!!!”
Dicembre 12th, 2011 alle 23:34
Per una riscoperta vera dell’Eucarestia con le radici della Pasqua ebraica e la ricchezza di segni delle prime comunità cristiane suggerisco quella del Cammino
Neocatecumenale, nello spirito del Concilio Vaticano II,
Eucarestia celebrata più volte dal Beato papa Giovanni
Paolo II e dall’attuale pontefice Benedetto XVI…
E’ un’esplosione di vita…la messa tridentina sa di…
” muffa “…
Novembre 8th, 2011 alle 17:32
ritengo che la santa messa in latino è propria della spiritualità. Il sacerdote che si è espresso dicendo ” una carnevalata” rispondo che carnevalata è ormai ridotta la santa messa in lingua italiana. A cui tutti partecipano ma non sanno quello che dicono e perchè si trovino lì. Onore al merito chi si batte per riproporre la messa in rito tridentino. Bene!!!!!!!!!!!
Luglio 13th, 2011 alle 14:09
Trovo che certe parti di preghiera nella Messa oggi suonano come recitate, non spontane, ne è stata fatta una traduzione nella lingua parlata che non mantiene lo stesso tono alto che è nell’originale: es: Ti ringraziamo perché grande è la tua gloria. O Signore Dio, Re del cielo,Dio Padre Onnipotente. ,…..O Signore, unico Figlio, Gesù Cristo .. O Signore, tu sei Dio, ,..Perchè Tu solo sei Santo…Tu solo sei il Signore Così come è oggi sembra meno preghiera più affermazione di dottrina. …
La sintonia con altre religioni non mi sembra sia da ricercare in una uniformità di linguaggio né che la fratellanza stia in questo, ma consista più nel guardare e pregare e agire secondo il Dio a cui vogliamo riferirci e che è unico per tre religioni, Che il parlargli con un linguaggio volutamente adeguato a quello che si ritiene di oggi serva a stabilire una maggiore confidenza con la divinità non mi pare perché è il fedele che nella sua povertà che semmai sente il bisogno di raggiungere l’Alto tanto è vero che il cuore parla un suo linguaggio che è senz’altro diverso da quello che la bocca pronuncia. Se poi si affida il sentimento alla parola – accade che una persona anziana abbia maggiore dimestichezza ad affidarsi alla preghiera predisposta – meglio se questa tiene conto dei sentimenti del cuore, sia per un italiano, che di ogni altra lingua questa preghiera si eleva a un Dio che non va percepito lontano in alto e distante, ma al contrario chi prega vuole portarsi più vicino a Lui , al limitare di dove il Dio si trova per parlargli con la confidenza e il rispetto dovuto di quanto si ha di personale nel cuore. Nella Messa siamo genti ma anche singole persone, tutte diverse così ci ha visto e trattato Gesù Cristo – per tutte le mancanze ma anche per tutti i doni ricevuti. E il Dio di Israele pure ha istruito il suo Popolo su cose belle e scelte.
Mi viene di pensare anche alla leggenda : dell’ O di Giotto il cerchio perfetto che il pittore aveva disegnato come prova della sua abilità e malgrado dal fiduciario ritenuta prova modesta, invece venne considerata vincente per la sua perfezione dal Papa e, sempre in merito a Giotto , è stato scritto da – nel Decameron di Giovanni Boccaccio che gli dedica la quinta novella della sesta giornata in cui ne tesse le lodi di miglior pittore al mondo “avendo egli quella arte ritornata in luce, che molti secoli sotto gli error d’alcuni, che più a dilettar gli occhi degl’ignoranti che a compiacere allo ‘ntelletto de savi dipingendo intendeano”
Francesca
Luglio 12th, 2011 alle 13:01
Penso che la Messa in latino,non riporti all’originalità del significato,e del valore che ha nella sua realtà!Siamo molto avanti come tempi e come cristianità da voler scegliere in che lingua e rito vogliamo la celebrazione della S. Messa,ma questo non deve condizionare chi non capisce!Anche se il vero fine è quello di unirsi in preghiere con chi è dentro di noi e nessuno vede!Credo però che ripetere insieme le preghiere nella lingua che tutti noi conosciamo,e con eleganza di linguaggio,sia una offerta di unione e condivisione che mostriamo al Signore!Poichè il vero fine di nostro Signore,penso sia : l’essere in comunione con Lui e i fratelli!Comunione che diventerà sempre più difficile se non ne capiamo le intenzioni!
Luglio 11th, 2011 alle 16:10
L’antichità del rito é modernità, in un momento storico cruciale che vede il riavvicionarsi delle religioni e delle fedi : le religioni ci appaiono più prossime sopratutto se confrontate nella ritualità più antica. La traduzione in volgare della parola non da nulla in più, ed anzi nega l’evidente mistero presente in ogni credo.
Giugno 14th, 2011 alle 20:48
Vi sarei grato di indicarmi quali case editrici pubblicano messali in latino per eventuale acquisto. Abito a Ravenna. Grazie
Dicembre 24th, 2010 alle 19:41
Mi domando che cosa si stia aspettando a d arricchire la liturgia della Santa Messa che così concepita comprende tutta la Storia Sacra da Dio Padre a Gesù Cristo e invita il fedele a onorare nella completezza del linguaggio e dei gesti l’attenzione anche al Dio creatore e Signore nella nostra storia di uomini da Lui creati a Sua immagine e Somiglianza e che se non ci avesse anche fatti segno di un Amore così grande da mandare persino Suo Figlio e permettere che fosse immolato dalle nefandezze nostre, anche di oggi, noi per i nostri meriti non potremmo aspirare a una vita futura, non avremmo avuto quell’aiuto che Gesù Cristo in ogni momento è solerte a dare. La messa così come è oggi sembra al semplice fedele, che abbia preso le distanze da Dio Padre concentrando tutta l’attenzione solo sul Figlio la Cui presenza è sentita fino ad un certo punto, fintanto che non si pone in opposizione a ciò che la libertà dell’uomo aspira: scegliere, mette in crisi, perché costa sacrificio fare delle scelte coerenti col suo vangelo, e subito non se ne vede se non il lato poco soddisfacente, è difficile credere ad un bene non immediato, e si aspira a vedere questo bene subito, come per gli ebrei quando vagavano nel deserto e quasi sembrava un miraggio la “terra dove scorre latte e miele”. Perciò la Sua Figura è vista oggi molto come una Persona in grado di elargire benefici, e certa Carità sembra la sola che se a Lui legata esalta chi la compie , come se questa non avesse a che fare con giustizia, sentimenti autentici, veri quelli che Gesù leggeva nelle menti e nei cuori di chi lo attorniava, compresa l’ipocrisia delle apparenze. Persino la Sua Divinità non regge se non è riferita al Padre, come lui stesso affermava. Perciò il richiamo primo al Padre è indispensabile per porre il fedele dinanzi alla Divinità con il riconoscimento che Gli è dovuto ; consente al fedele di sentirsi al suo cospetto, e ciò provoca la preghiera spontanea e personale, al cuore è dato spazio di spontaneo dialogo , di verità intima con questo Dio di cui tanto sentiamo il bisogno proprio per come gira oggi il mondo,. Queste Persone della Santissima Trinità sono un punto fermo tutte e tre, travolti come ci troviamo dai marosi di una società.che si compiace delle dissolutezze, mediocre e priva di capacità cognitive nell’elaborare anche solo qualche miglioramento di vita civile incapace di sentimenti profondi, di ideali anche solo di una solidarietà autentica , perché l’occhio ha grosse travi, è accecato dall’interesse verso il proprio e non sa vedere i benefici che da una generosità autentica intelligentemente studiata potrebbe derivarne al bene comune il mercato regna potente potere. Mediocre soluzione al raggiungimento di una intesa per una pace mondiale.
Anche se non in latino ma espressa nella propria lingua parlata, bellissimo il rito che qui sopra è oggetto di riflessione , lasciando vivo il linguaggio latino all’uso della Chiesa come lingua propria ad un uso internazionale comune e interpretato in e con tutte le Chiese del mondo che lo stesso Ufficio celebrano perché esso appartiene alla Chiesa Maestra che in ogni continente deve non essere fraintesa, ma perfettamente compresa e deve rispondere a che resti inalterata la Parola che il Vicario in Terra di Gesù Cristo pronuncia. nella forma e nel significato.
C’è bisogno di colmare la distanza tra l’uomo di oggi e Dio e non si tratta di passi indietro, ma di comprendere di che cosa ha bisogno la povertà di oggi, e perché no, Dio ne ha dato molti suggerimenti a suo tempo e che la Chiesa cristiana ha fatto propri, non inutili, anzi bisogna convenire che Dio era davvero lungimirante supponendo che anche il nostro oggi ne fosse bisognoso.
. E’ gradita a Dio anche la musica e nella Bibbia e non sono soldi sprecati onorare la divinità anche con musiche che sono state influenzate proprio da sentimenti verso l’Alto, questo a lode del Suo Nome ; infatti Gesù Cristo ha apprezzato i profumi della Maddalena, ritenuti spreco. Buon Natale a tutta la Redazione del Blog Raivaticano. Francesca,
Dicembre 23rd, 2010 alle 17:25
In risposta a Stefano Valentinotti.
LA NOTTE DI NATALE LA MESSA IN LATINO VERRA’ CELEBRATA A GESU’ E MARIA IN VIA DEL CORSO E NELLA CHIESA TRINITA’ DEI PELLEGRINI, NELL’OMONIMA PIAZZA VICINO AL LUNGOTEVERE ANGOLO VIA GIULIA, DAVANTI A PONTE SISTO.
IL GIORNO DI NATALE, NELLE STESSE DUE CHIESE: NELLA PRIMA ALLE ORE 10 E NELLA SECONDA ALLE 10,30.
Dicembre 23rd, 2010 alle 01:50
vorrei sapere in quali chiese si celebra la messa in latino la notte di natale a roma. Grazie
Dicembre 10th, 2010 alle 12:43
Ritengo che il mistero e la passione di Cristo trovino nella Messa Tridentina la loro ideale collocazione. Di sicuro non nel nuovo rito con le “schitarrate” che ci propinano oggi. E’ un Rito massimamente funzionale alla fede e mi meraviglia e mi fa male che un sacerdote definisca “carnevale” il Rito Antico.
Piero
Dicembre 4th, 2010 alle 16:33
Gran bella spiegazione da ateo qual’ero mi sono avvicinato alla Dottrina Cattolica grazie a questo rito e ai consigli del Sacerdote che lo celebrava e che mia ha spiegato lil rito antico.
C’è oggi la voglia più che di elevare se stessi a Dio di adattare alle proprie esigenze e miserie tutto ciò che ci sta attorno e questo lo fà purtroppo anche parte del clero.
Credo che da peccatori quali siamo dovremmo inchinarci e cercare di capire con umiltà ciò che I Santi hanno scritto prima di noi piuttosto che criticarli e adattarli alle nostre manchevolezze.
Ogni Cattolico dovrebbe considerare la sua una continua ascesa in Cristo ma per fare questo si dovrebbe costruire l’edificio partendo da basi solide quali l’antica liturgia.
Questa, fatta qui, è una spiegazione importantissima per chi non è addentro al latino per poter praticare e quindi vivere la LITURGIA.
Saluti in Cristo
Paolo
P.S.
trovo imbarazzante che un sacerdote dica che è “carnevale” proprio ciò che Lui sarebbe tenuto a spiegarci
Aprile 6th, 2010 alle 17:56
Dal 1964 non rileggevo la messa in latino.
Con il latino trovo più spiritualità.
Grazie
Marzo 23rd, 2010 alle 16:25
Carnevale!
Marzo 23rd, 2010 alle 16:24
Bellissima liturgia….bisognerebbe preparare i fedeli a tutto cio’…far capire il significato.
Alessandro Trudu
Marzo 23rd, 2010 alle 16:22
Non mi pare proprio che stia diventando una regola…nella maggior parte delle diocesi viene osteggiata..
Francesco Gandioli
Marzo 23rd, 2010 alle 16:21
Quella che è e dovrebbe essere un’eccezione sta diventando regola, e la cosa mi preoccupa non poco.
Roberto Immesi
Dicembre 12th, 2009 alle 13:43
In quali chiese di Roma e in che orari si celebra la messa in latino?
Grazie
Luglio 27th, 2009 alle 08:57
Rispondo alla lettrice in merito al verso latino tratto dalla celebre Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, scritta in occasione del primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, nel 1874.
Il testo citato appartiene al VI Communio e VII Responsorio per soprano e coro.
“Libera me, Domine, de morte aeterna,
in die illa tremenda, quando coeli movendi sunt et terra,
dum veneris judicare saeculum per ignem.
Tremens factus sum ego et timeo, dum discussio venerit
atque ventura ira, quando coeli movendi sunt et terra”
La traduzione recita:
“ Liberami, Signore, dalle morte eterna, in quel giorno tremendo:
quando si scuoteranno cieli e terra quando verrai a giudicare
il secolo con il fuoco. Sono preso dal terrore e temo,
mentre viene emessa la sentenza e la futura collera,
quando si scuoteranno cieli e terra”.
Penso di fare cosa gradita, per una maggiore completezza, aggiungendo il resto del verso:
“Dies irae, dies illa, calamitatis et miseriae,
dies magna et amara valde, dum veneris judicare
saeculum per ignem. Requiem aeternam dona eis, Domine,
et lux perpetua luceat eis.Libera me, Domine, de morte aeterna,
in die illa tremenda, quando coeli movendi sunt et terra,
dum veneris judicare saeculum per ignem”
“Giorno d’ira, quel giorno di calamità e di miseria, giorno solenne ed amaro, quando verrai a giudicare il secolo con il fuoco. L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce erpetua. Liberami, Signore, dalle morte eterna, in quel giorno tremendo: quando si scuoteranno cieli e terra. Quando verrai a giudicare il secolo con il fuoco”
Luglio 24th, 2009 alle 09:10
Buongiorno
mi ritrovo spesso al testo latino dell’assoluzione che é presente nache nei canti gregoriani
inizia cosi
liberame domine de morte eterna , in die illa tremenda quando caeli movendi sunt et terra dum veneris judicare saeculum per ignem tremens factus sum ego et timeo dum discussi o venerit at que ven etc
voelvo sapere cosa vuol dire in latino
spero mi possiate aiutare
grazie tante
Giovanna
Luglio 3rd, 2009 alle 13:11
Abbiamo voluto pubblicare, con un po’ di azzardo, il testo della messa tradizonale di San Pio V (con le precisazioni che facciamo nostre di Andrea Carradori) semplicemente per una questione di informazione. Si parla di un testo che non si conosce, di formule che solo pochi e nascosti sacerdoti mandano a memoria, di fedeli (nostalgici?) che cercano di avvicinarsi allla liturgia eucaristica con l’intenzione di rivivere lo splendore del mistero. Lo “splendore” avvolto magari in fomule e in un canone che, ingiustamente, e’ stato messo in secondo piano da papa Paolo VI.
La lettura della “Mia vita” di Joseph Ratzinger mi ha aperto gli occhi. E’ la logica della continuita’ o della discontinuita’. Ci sono pagine di dolorosa sopresa per la decisione montiniana. E non e’ che Papa Bendetto sia un anti-Paolo VI. Tutt’altro. Non per niente in novembre andra’ a Concesio e a Brescia.
Ma quella decisione, troppo precipitosa, fu dettata da ragioni che esulavano dalla ricchezza di un antichissimo rito (seppur con le modifiche apportate da Giovanni XXIII) che richiedeva rispetto, perche’ era il distillato del sentire della Chiesa, di una grande tradizione liturgica sedimentatasi in venti secoli. Fu il tributo pagato alllo “spirito del tempo”. Non da tutti condiviso.
La nuova liturgia si e’ imposta in tutto il mondo e a tutte le latitudini. Ma rimane uno scarto. Si e’ sviluppata in orizzontale e, in alcuni casi, ha perso di verticalita’.
Non ci mette piu’ in contatto con Dio, con l’Eterno, e’ qualcosa di fatto con le “nostre mani”, a nostro uso e consumo. E’ la fede dell’”usa e getta”, del “fai-da-te”.
Si puo’ essere d’accordo o non essere d’accordo. Ma e’ sulla liturgia che si gioca l’identita’ della Chiesa cattolica. E’ quello lo spazio sacro dove incontriamo Gesu’ Cristo. Tutto il resto e’ noia. O quasi.
Giuseppe De Carli
Luglio 3rd, 2009 alle 10:09
La pubblicazione sul blog di Rai Vaticano dell’ordinario della S. Messa tradizionale (tridentina, di San Pio V o gregoriana che dir si voglia) sarà certamente utile a molti per poter costatare le differenze che esistono tra il vecchio ed il nuovo rito (detto di Paolo VI) e spero voglia invogliare ad approfondirne la conoscenza per poter apprezzare la bellezza delle preghiere, specialmente quelle del Canone Romano che in alcune parti, si dice, sia di origine apostolica. Ci pensate, pregare con le stesse parole profferite dagli apostoli!
Ma dalla poesia passiamo alla prosa e cioè voglio sperare che tale iniziativa non sia fine a se stessa ma sia preludio della diffusione domenicale sia alla radio che alla televisione pubblica della S. Messa nella forma extraordinaria. Che ci siano resistenze di interi episcopati e quindi dei parroci a loro sottoposti è cosa ormai notoria si che la “Summorum pontificum” stenta a decollare proprio per l’ostruzionismo inconcepibile di chi dovrebbe più di altri obbedienza al Sommo Pastore. Agli estimatori della antica liturgia un consiglio: non scoraggiatevi dinanzi ai dinieghi, continuate a chedere ed informate la Commissione Ecclesia Dei delle ripulse e delle loro motivazioni. Un grazie grande grande a De Carli.
Luglio 3rd, 2009 alle 09:43
Mi compiaccio per l’ottima iniziativa dal buon profumo ecclesiale.
Bravi !
I nostri giovani e giovanissimi ministranti, che servono con tanto fervore la Santa Messa domenicale e festiva nella forma straordinaria, hanno studiato con tanto impegno queste formule tanto da impararle a memoria.
Una sola precesazione di carattere storico : la cosiddetta Messa tridentina, o di San Pio V, è in realtà la proposizione, con poche varianti, dell’antichissimo messale, in parte risalente dall’epoca dei Padri della Chiesa.
Difatti ora si cerca di evitare il termine messale tridentino a favore di quello ” messale del rito romano antico” oppure ” messale gregoriano” facendo giustizia dell’antichità del rito.
Che il rito sia in latino o in volgare poco importa : in alcune parti d’Europa si celebrava da secoli la Messa nella lingua corrente.
E’ il rito che conta, con le sue gestualità e i suoi simbolismi, non la lingua !
Grazie per questa bella iniziativa !
Andrea Carradori