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Navarro Valls: i due Papi che mi hanno cambiato la vita

By Rai Vaticano | Maggio 26, 2009

INCONTRO CON JOAQUIN NAVARRO VALLS, GIA’ DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Dalla ribalta internazionale ad una vita fatta di letture, passione per gli studi accademici, fiction televisive e cinematografiche, opinionista di grandi giornali. E poi i ricordi acuminati del pontificato di Giovanni Paolo II. Come si comunicava l’ansia postolica di un papa che ha cambiato persino il mondo della comunicazione ? E fra i progetti un libro per raccontare un’esperienza irripetibile. Infine, la questione della laicita’ e il “Papa day”. Fra privato e pubblico, professionalita’ e fascinazione comunicativa.

 

A volte il peso dei ricordi è tale che risulta difficile da sopportare. Essi si insinuano nelle fibre di una persona, non più sotto i riflettori di un palcoscenico internazionale, fino a svuotare di senso il futuro.
Non è il caso del dottor Joaquin Navarro-Valls, direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1984 al 2006, medico e psichiatra e giornalista, numerario dell’Opus Dei, maestro riconosciuto di comunicazione.

Navarro non soffre di bulimia televisiva. Lasciato il timone dell’incarico più prestigioso, quello di “portavoce” del papa, ha riscoperto dimensioni nuove della vita. Il tempo libero, la lettura, il ritorno alla medicina e all’antropologia, conferenze e dibattiti, consulenze cinematografiche e, nella penna e nel cuore, per ora, un libro per raccontare il “suo” Karol Wojtyla. Un libro atteso come una manna dai grandi mercati editoriali.

Ha fatto un passo indietro rispetto alle luci della ribalta, ma la sua è una conversazione avvolgente. È intatto il fascino sapiente dell’hidalgo spagnolo (a chissà quante donne ha fatto girar la testa…) e poi c’è, intatta, quella capacita’ comunicativa che gli ha permesso di trasformare il ferro vecchio della Sala Stampa Vaticana in una perfetta macchina mediatica. Fra privato e pubblico, professionalità e seduzione, energia intellettuale e diplomazia. La matassa aggrovigliata dei ricordi tenaci, portati con un pizzico di dolce melanconia e di leggerezza.

Dopo la Sala Stampa della Santa Sede è ritornato alle fonti.
Si è così. Sono tornato alla medicina e sono diventato presidente dell’Advisory Board dell’università Campus Bio Medico di Roma.

Un lavoro suggestivo.
Che mi sta impegnando molto. L’integrazione di base fra i risultati delle scienze positive e la riflessione antropologica è l’idea che mi ha trascinato in questa nuova attività professionale. Vede, sappiamo tutto sull’essere umano, sui processi biochimici e la biomeccanica del suo organismo, ma non sappiamo ancora “chi” è l’uomo.

Non mi dica che il Navarro di oggi è solo medico.
No, sono un medico prestato al giornalismo. L’attività pubblicistica mi è rimasta dentro, quasi come una cicatrice dell’anima. Quindi scrivo per qualche giornale italiano e straniero. Ma e’ l’attività accademica che mi attrae e mi assorbe maggiormente.

Si occupa anche di cinema, della “settima musa”.
Sono nel Comitato Strategico della casa cinematografica “Lux Vide” di Ettore Bernabei. E’ un lavoro per sviluppare temi che poi possono essere tradotti in immagini. Seguiamo due criteri: quello della qualità tecnica e quello dell’offerta valoriale ad una cultura contemporanea che sembra aver perso il gusto della ricerca, che non ha passione per la verità.

Torniamo a Giovanni Paolo II. Per lei i ricordi devono essere una lama acuminata.
Lo sono perché non si può rimanere indifferenti di fronte ad una persona come Giovanni Paolo II. Accanto a questo papa sono stato per venti anni.

Come comunicava papa Wojtyla?
Si è insistito molto su quella che è stata considerata la grande capacità gestuale di papa Giovanni Paolo II. Sulla sua fisicità. Io non sono del tutto d’accordo. Il fascino che ha esercitato sull’opinione pubblica mondiale, dentro e fuori dall’ambito cristiano, dipendeva da due cose: quello che diceva e come lo diceva. Ecco la ricchezza straordinaria dei valori umani e cristiani che come papa indicava ai suoi contemporanei ed ecco il modo, altrettanto straordinario, con cui comunicava questi valori, i suoi convincimenti.

Una comunicazione è vera quando…
Quando si ha qualcosa da dire. Se non hai nulla da comunicare il tuo dire diventa una ripetizione di formule. Aggiungerei che occorre elaborare una semantica per comunicare così da essere capiti secondo il mezzo che di volta in volta viene usato. Un conto è il mezzo televisivo, la stampa scritta, un libro o internet. Da una parte, in papa Wojtyla, c’era la stupefacente ricchezza di concetti, idee, di valori che proponeva, dall’altra la genialità nel proporli.

Lei vuole dirmi che il suo compito di comunicatore, con un papa così, è stato tutto in discesa.
Non ho mai dovuto fare l’editing del papa. Semmai il problema del mio ufficio era di non deludere le enormi attese che la parole e la gestualità del papa suscitavano. Questo era già una grande sfida. Era una questione di sintonia.

E lei l’aveva. Il momento più critico o drammatico?
Gli ultimi giorni di vita del pontefice. Oppure il papa a Cuba, a Sarajevo, in Libano. Il momento forse più critico dal punto di vista della comunicazione  quando il papa, di fronte alla pulizia etnica nei Balcani, inviò una lettera umanissima e dolente, ma così carica di pathos, alle donne di quella regione crocifissa, cristiane ortodosse o cattoliche o musulmane, costrette ad abortire dopo essere state violentate. Il messaggio del pontefice fu totalmente frainteso. Come si poteva aggiungere crudeltà a crudeltà e chiedere a donne ferite e calpestate di sottomettersi ancora ad un’altra violenza?

Già, come si poteva…
Lei ricorderà che il papa non voleva questo. Nelle sue parole c’era esattamente il contrario. Giovanni Paolo II chiedeva che attorno a queste donne si potesse creare un clima diverso perché la loro scelta fosse libera e non condizionata dal veleno della divisione. Era un appello alla libertà, un inno doloroso alla vita, un atto di amore verso quelle donne, non una nuova forma di oppressione.

Cosa è cambiato nella sua vita? Anzi: come è cambiato Navarro Valls?
Molto anche se il mio modo di pensare, la mia fede, il relazionarmi agli altri sono rimasti gli stessi. Ora ho riscoperto la dimensione privata della mia esistenza, l’ «otium», come dicevano i classici,  nel senso dinamico di tempo da vivere con cose ricche di senso. Attività accademica, questioni scientifiche, libri di antropologia culturale e filosofica. La questione fondante della verità sull’uomo mi appassiona.

Un papa da vedere, Giovanni Paolo II, e un papa da sentire, Benedetto XVI. Lei si ritrova in queste semplificazioni giornalistiche, in questi clichées?
La pastorale di Benedetto XVI è il prototipo della pastorale dell’intelligenza. Ma papa Ratzinger ha anche compiuto gesti. Quel tremendo silenzio ad Auschwitz è di una eloquenza impressionante. “Un papa tedesco non poteva non venire qui” ha detto. Gesti e immagini. Lei sa bene che il pontificato di Giovanni Paolo II può essere ricomposto interamente in immagini televisive e fotografiche. In entrambi i papi c’è qualcosa di incomprimibile, una sporgenza di assoluto.

Forse si scivola su terreni più infidi. Lei è intervenuto sulla polemica che ha accompagnato la decisione del papa di non andare alla “Sapienza”. Sullo sfondo la contesa fra laici e cattolici, il laicismo e il suo contrario. Il “Papa day”. È un quadro ingarbugliato.
È ingarbugliato perché sono ambigui i concetti dai quali si parte. Lo Stato laico è una grande conquista, un ambito di libertà dove tutti, credenti e non, devono potersi esprimere. Ciò che ci deve interessare è il contenuto di verità di una opinione, non lo schieramento della persona che la esprime. Laico, cattolico per me è uguale. Queste classificazioni sono sterili e rendono sterile il pensiero di chi rivendica un’appartenenza. Voglio dire che bisogna imparare a pensare al di fuori delle ideologie. È un esercizio di onestà intellettuale e di rigore morale.

A quando un libro firmato da Navarro Valls ? La sua esperienza è incandescente.
In effetti, lo considero quasi un obbligo morale mettere per iscritto questi ventidue anni a servizio di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Raccontare i percorsi decisionali, le illuminazioni, le scelte raramente frutto di improvvisazioni, la gestazione di passi che poi hanno lasciato un’impronta nella storia. È una sfida. Il libro l’ho iniziato, poi mi sono fermato. Mi occorreranno due anni per portarlo a termine.

“Navarro racconta Giovanni Paolo II”, potrebbe essere un buon titolo.
Toglierei il nome Navarro. Meglio: “I miei anni con due papi”. Quello che conta non è il testimone, ma quello di cui si è testimoni. I profeti non sono mai di se stessi, bensì di qualcun altro.

Si vive di TV. Oserei dire che tanti vorrebbero vivere “in TV”, magari in uno studio televisivo. È il vero status symbol, lo specchio di ogni brama.  Lontano dalla TV si cade, spesso, in uno stato di prostrazione. Lei ?
Non ho avuto crolli psicologi. Anzi. Il passaggio l’ho vissuto con grande sollievo, quasi come una forma di liberazione. Forse anche perché lo avevo chiesto molte volte. Il problema di ogni comunicatore è di avere qualcosa da dire. Se sei a corto di idee e argomenti è inutile cercare visibilità. Perdi il tuo tempo e lo fai perdere agli altri.

Saggio, specie per chi crede. È la sapienza di chi sa guardare lontano.
Si tratta di vivere tutte le fasi della vita in pienezza. Di non rimanere abbagliati dai dati truccati di una cultura che contrabbanda la visibilità con l’essere. Così non si vive più, si muore senza aver vissuto veramente.

La sua fama e la sua popolarità sono comunque immense. Lei è un’icona, un modello. Difficile eclissarsi.
L’annullamento della vita privata stanca molto. Una volta Giovanni Paolo II, vedendomi stanchissimo, mi consigliò di staccare per qualche giorno. Sono andato in Abruzzo per riprendermi. Ero solo con me stesso a camminare  e quella solitudine era una delizia, una formidabile medicina. Mi perdo con la macchina in una stradina di montagna. Ad un contadino domando: “Guardi, mi può dire se vado bene per il pianoro che sto cercando?”. “Sì, continui per due chilometri, poi a destra, la prima a sinistra, due dossi e sta nel pianoro. Senta, ma il papa come sta ?”. Ho sorriso, nemmeno li si poteva sfuggire a quello che si è, a come si appare.

Giuseppe De Carli

 

Topics: Personaggi | 3 Comments »

3 risposte per “Navarro Valls: i due Papi che mi hanno cambiato la vita”

  1. Giovangualberto Ceri scrive:
    Maggio 6th, 2011 alle 11:35

    GIOVEDÌ 2 GIUGNO 2011

    CON FESTEGGIAMENTI PER I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA?
    MEGLIO SAREBBE DIRE, SE CON DANTE, SCIENTIFICAMENTE. ECCO IL PERCHÉ.
    Dante personaggio ci fa sapere nella DIVINA COMMEDIA di essere nato lo stesso giorno in cui è nata la nostra Patria Repubblicana. Dante nato il Martedì 2 Giugno 1265 e la nostra Repubblica Italiana nata la Domenica 2 Giugno 1946. Egli sarebbe stato un Profeta? Affascinante? Utile? Sembrerebbe di no a giudicare dall’interesse mostrato, cioè nessuno!, dalle Università degli Studi e dagli uomini politici al sopraggiungere di questa notizia. Ma, per tacere, ci saranno dei gravi motivi? Vedremo.
    Recita intanto Dante con molta eloquenza: “… in quant’io (Dante personaggio) vidi ‘l segno / che segue il Tauro (cioè vidi quel segno che segue quello del Toro e che sappiamo essere il segno dei Gemelli) e fui dentro da esso (cioè nell’arco di 30° di questo segno. Dante mette in rilievo che il suo Sole di nascita non si trovava affatto nei Gemelli dello zodiaco delle costellazioni, come purtroppo tutti i commentatori affermano commettendo un gravissimo errore scientifico, ma nei Gemelli dello zodiaco dei segni, che è tutt’altra cosa !!!). / O gloriose stelle, o lume pregno / di gran virtù, dal quale io riconosco / tutto, qual che si sia, il mio ingegno, / con voi nasceva e s’ascondeva vosco / quelli ch’è padre d’ogne mortal vita (cioè il Sole) , quand’io senti’ di prima l’aere tosco;/ (Par., XXII, 110 – 117) Cioè quand’io nacqui.
    Una volta risolto l’enigma posto da questi versi succederebbe però una rivoluzione politico-culturale capace di suscitare, non solo stupore e meraviglia, ma problemi in tutte le maggiori Università del mondo e anche problemi di carattere religioso. Questo enigma si risolve nel seguente modo. Per gentilezza mi facciano sapere, L’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI, o gli esperti della PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ITALIANA, semmai fosse vero!, dov’è che io avrei sbagliato.
    Procedendo nei calcoli inerenti i citati versi, calcoli che Dante implora da sette secoli che siano fatti, il Poeta stesso personaggio risulta infatti essere nato il MARTEDÌ 2 GIUGNO 1265. Questo perché, per logica e scientifica esclusione, quindi oggettivamente, abbiamo che le “gloriose stelle” di cui lui qui riferisce (c.XXII, vv. 110 – 117, del Paradiso) sono tre: la POLARE (alfa Ursae Minoris) a quei tempi a 18°.20’ di longitudine nel segno dei Gemelli; la BETELGEUSE (alfa Orionis) a 18°.30’; e la MENKALINAM (beta Aurigae) a 19°.40’. Dante afferma, sempre in questi versi, che quando lui nacque il SOLE si trovava in congiunzione, ovviamente “montante e nobile”, con queste tre stelle:”con voi nasceva”, appunto, il Sole. In altre parole, unito insieme a voi tre stelle gloriose e di gran virtù nasceva il Sole quand’io nacqui. Se questo Sole si trovava in congiunzione con esse il Sole stesso avrà avuto necessariamente la loro stessa longitudine in Gemelli e perciò questo Sole avrà avuto la longitudine di 18°.01’ circa in Gemelli. E che giorno era quando il Sole, ai tempi di Dante, raggiungeva 18°.01’ in Gemelli? Era, appunto, il 2 GIUGNO 1265, come testimonia anche il dotto Ebreo Profazio, cioè Jacob ben Machir ben Tibbon, la più alta autorità astronomico-astrologica operante in Europa, a Montpellier, fra la fine ‘200 e gli inizi del ‘300 (cfr. Profhacii Judaei Montispessulani Almanach perpetuum – ad annum 1300 inchoatum – Codicis Laurentiani PL. XVIII sin. N. I; cfr. anche J. Boffito e C. Melzi D’Eril). Dunque il Poeta della Patria è nato quando la nostra Patria Repubblicana, esattamente il 2 GIUGNO. Però, TUTTI ZITTI!!! Ma ci sarà un motivo, visto che dal 29 maggio 1993, cioè da quando io parlai del problema ai Dantisti, alla BIBLIOTECA CLASSENSE DI RAVENNA con in prima fila FRANCESCO MAZZONI E PATRICK BOYDE, nessuno mi ha mai smentito, né, purtroppo, mai dato ragione come in effetti ce l’ho.
    Dunque quand’io dimostrai, il 29/5/1993, la ricordata data di nascita di Dante era Presidente di turno CESARE VASOLI che, se pur scettico verso l’Accademia, ha invece trovato sempre la forza e il coraggio, almeno personalmente, di darmi ragione: e credo che non gli sia stato facile. Dall’indicazione del 2 giugno 1265 verrebbe fuori infatti, e necessariamente, che la Commedia è anche un’opera rigorosamente astrologica per cento altre questioni collegate e che dunque il ‘viaggio’ della Commedia avviene sicuramente nell’anno 1301, cioè fuori del giubileo papale di Bonifacio VIII, e non affatto quindi nel 1300. Di conseguenza il Vaticano dovrebbe anche ammettere, oltre al fatto che la Commedia è fuori del giubileo, che per studiare Dante, il medioevo e l’antichità, bisognerà riuscire a padroneggiare l’ASTROLOGIA di Claudio Tolomeo. Però il Vaticano ha ribadito, anche recentemente, che l’Astrologia va RESPINTA: art. 2116 del recente CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (Lib. Ed. Vaticana, 1992). E come respingerla se ce n’è bisogno almeno per studiare Dante? Laici intellettuali e professori di sinistra continuate col vostro silenzio a dare una mano al Vaticano. Speriamo che il fenomeno avvenga inconsapevolmente.
    Io ho riferito della questione liturgica ed astrologico-dantesca in TV a Canale 10, che qui allego: Cfr. YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA. Per gentilezza controllare. Se nel 1993, al momento delle mie scoperte, fosse stato ancora vivo il Professor GIUSEPPE LAZZATI non avrei avuto problemi a venire ascoltato perlomeno all’Università Cattolica di Milano, data la sua amicizia con il mio amico Mons. Enrico Bartoletti. Invece “picche”. Per me la nuova linea culturale, per me con grossi aspetti negativi, già iniziata e portata avanti da papa WOITYLA, cioè da papa GIOVANNI PAOLO II, sta ancora trionfando. Cosa fare? ”La Civiltà Cattolica” riferisce, per esempio, di un commento che sarebbe stato fatto da parte di mons. Ghidelli allora assistente ecclesiastico della sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: ”Le agende di mons. Bartoletti? Non le pubblicheranno mai. Verrebbe fuori il suo ruolo politico …”.
    Di recente si sono aperti i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ma come può fare il nostro SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, ON.LE GIORGIO NAPOLITANO, a dire che Dante è nato il 2 giugno come la Repubblica Italiana se gli studiosi, anche di sinistra, non entrano nel merito con un coraggioso sì? Sarebbe una bella professione anche di concreta ed autentica laicità.
    Il compito di seguirmi per controllare se ho ragione, o torto, potrà apparire faticoso. È vero!!! Però si tratta di una pista nel deserto, o nella fitta giungla, già da me per la prima volta aperta: e dunque la fatica degli altri sarebbe pari ad un centesimo di quella da me sofferta. Pari a quella durata, p.e., da Copernico e Galileo, rispetto a quella dell’Inquisizione e del Cardinale Bellarmino, al fine di arrivare a capirli, se pur, poi, respingendoli.
    Con auguri di Buon Lavoro.
    F.TO GIOVANGUALBERTO CERI

  2. Marcella scrive:
    Febbraio 27th, 2011 alle 10:53

    Ho subito tanti interventi chirurgici il 1 a 13 anni quando è nato il papa santo, e anche se nn lo ho visto subito e nn prego molto mi sono sentita bene e tutto è andato bene,poi tanti altri interventi,il mio pensiero era x lui e sentivo che sarebbe andato bene.
    nel momento in cui stava male mi sono detta stavolta nn andrà bene e da febb a giugno tutti e tre int male io lo pensavo ma….. adesso ho un tumore e non riesco a trovare UNO che mi voglia operare,mi sto rirando l’Italia e mi mandano da nord a sud come niente .lui cresce,io mi stresso e il denaro…. cosa devo fare
    un abbraccio grazie Marcella (non pubblicate grazie)

  3. Palazzo Apostolico – Diario Vaticano di Paolo Rodari » Blog Archive » Navarro ha scritto un libro (ma non “il” libro) scrive:
    Novembre 6th, 2009 alle 19:26

    [...] lunga intervista (che trovi QUI) vi fu spazio per la seguente domanda: “A quando un libro firmato da [...]

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